Spotify non mi avrai

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Immaginate due supermercati, l’uno accanto all’altro: uno vende la merce e l’altro la regala. Stessi identici prodotti. Dove andreste? Non ho molti dubbi, inutile mentire. Pian piano, quello che vende inizia a licenziare personale, abbassa i prezzi. Tutti i clienti vanno comunque di là, la roba è gratis. La qualità della merce si abbassa, si cerca in tutti i modi di far fronte alle difficoltà, ma la concorrenza sleale di chi regala la roba è troppo forte…

Spotify-logo-lightNessuno dice niente, sono tutti contenti, perché finalmente fanno la spesa gratis e possono spendere i loro soldi in modo migliore. Si scopre che il supermercato che regala i prodotti li ruba all’altro, nessuno comunque dice niente: che siamo matti? Troppo conveniente lo stesso! E poi, diciamoci la verità, un supermercato in più o in meno, vale davvero la pena sbattersi tanto? ’Sti maledetti affaristi, a fare i soldi sulla pelle degli altri! Il cibo è un bene prezioso, come l’acqua, va regalato. Questa sì che è una società civile!
Alla lunga il ‘venditore’ chiude, la sua merce alla fine faceva schifo e nessuno l’avrebbe più comprata. Comunque l’altro era gratis.
Alla ‘ancora più lunga’, però, anche la merce del ‘benefattore’ inizia a fare schifo. Lui non sa più dove rubare e la fonte sicura da cui si riforniva ha chiuso. Si guarda intorno per rubare ad altri, ma ormai nessuno ci si impegna più: sono tutti convinti che il cibo non si debba pagare. Anche se veniva dal lavoro di qualcuno. Quel qualcuno intanto ha cambiato mestiere: non ci viveva più e i figli dovevano pur mangiare qualcosa.

Questa è la situazione del nostro mondo, il mondo della musica, che ve ne rendiate conto o no. Dai primi servizi di peer to peer a Emule e a YouTube, per arrivare alla meravigliosa nuova invenzione che ci scarica le coscienze, oltre che i dischi: Spotify.
La difesa: «Ma come, adesso che pago anche 10 euro al mese, ancora mi rompete le scatole? Allora siete proprio dei maledetti musicisti infami, che pretendete vi si paghi per fare musica… in fondo vi divertite!» Momento di silenzio, meglio pensare prima di rispondere.
Io mi chiedo solo una cosa: vorrei sapere chi, come, perché e quando ha deciso che 10 fottutissimi euro fossero non più il prezzo di un CD, ma di un mese di musica gratis, tutta la musica possibile 24 ore su 24. «CHIIIIIII???!!!» Il maiuscolo rappresenta un urlo a squarciagola…
Come diavolo è possibile? Ma è mai esistita nell’intera storia dell’umanità una svalutazione simile del lavoro di qualcuno?
Perché questo, figlioli cari che vivete nel mondo dei sogni, è uno stramaledetto lavoro. E se non vi piace come lo facciamo, fatevelo da soli. E regalatelo, pure.

Vi vorrei vedere, svegliarvi la mattina, accendere la radio, niente. Silenzio. Il nulla. Dal computer neanche la musichetta di avvio. Su YouTube video di immagini senza ‘sottofondo’ (perché quello è il valore che gli avete dato). Le vostre raccolte musicali sono solo dei file di testo, un titolo e nulla più. La TV… lì deve per forza esserci ancora qualcosa: deserto; balle che rotolano e il vento che fischia. Ma non fischia una nota, fischia e basta. Film senza colonna sonora. In macchina nel traffico, solo voci che parlano. Un bel concerto la sera? Macché. I bambini senza ninna nanna. Sotto la doccia… vi tocca ruttare! Le serenate alla vostra amata? Ditele una bella poesia. Alle porte tocca bussare e i cellulari… solo in modalità ‘vibrazione’. Niente strumenti, neanche ve la potete fare da soli: le avete dato talmente poco valore, che la musica – da qui – se n’è andata. Per non tornare.

Dice: «Ma la musica è di tutti, il copyright non esiste». Luuunga pausa di riflessione…
No. La musica è di chi la fa. Se poi chi la fa decide di condividerla e a quanto, questo è un altro problema. Vorrei vedere voi: lavorare tutto il mese, poi arrivo io e dico: «Grazie, questo è di tutti, lo metto in rete. Ciao ciao!» Seeeeee… diventano tutti dei piccoli Che Guevara!
La volete regalare? Fatevela da soli. La volete a meno? Fatevela da soli. Anch’io vorrei una bella macchina a 10 euro invece che 100.000, o gratis. Ma si chiama furto, e ci si fa la galera. Non per la musica: non ne vale la pena!

I simpatici Radiohead all’inizio fecero gli smargiassi: i loro dischi potevano essere gratis per il popolo del Web, tanto coi miliardi in tasca ci facevano pure bella figura. Adesso andate a vedere la battaglia legale che hanno messo in piedi contro Spotify. Dylan ha fatto togliere ogni traccia di sé da YouTube. Io lo dicevo anche anni fa, ma conta poco. Non che ci volesse un genio a capire a cosa questa situazione avrebbe portato…
È un problema culturale: Quando non si dà più valore al lavoro degli altri, non può che andare sempre peggio. E sta accadendo con il cinema, i fumetti, tra un po’ anche i libri. E cosa cambierà? Si abbasserà in maniera consistente la qualità della produzione dei cosiddetti ‘artisti’: quando non possono mantenersi con il loro lavoro, devono farne un altro. E l’arte ‘nei ritagli di tempo’… non è cosa.

Internet ha cambiato tutto. Non è il demonio, è una cosa straordinariamente potente, ma sta a noi decidere cosa farci. Se vi dicessi che non ho mai scaricato una canzone, un film o usato YouTube, non dovreste crederci. Ma toglietemi tutto, tornerò a fare come avevo sempre fatto, comprando ciò che mi piaceva: ci ho costruito una professione facendo così. E ancora acquisto vagonate di CD.
Il punto è la difesa a oltranza di un’idea sbagliata: è questo che non mi sta bene. È disonesto. Se ci danno un coltello, possiamo decidere se andare a cercare del cibo cacciandolo, o accoltellare qualcuno che ha già cacciato per sé. È un problema di coscienza. Ne avete? O darete la colpa al coltello?

 Daniele Bazzani

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 06/2014, p. 12