I cavi – Riflessioni tecniche e regole di sopravvivenza

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(di Dario Fornara) – Se siete soliti buttare per terra il cavo dello strumento quando avete finito di suonare, magari non danneggerete il cavo, ma lo spinotto sì, e si romperà. È solo questione di tempo…

I cavi costosi durano di più, anche perché essendo costosi di solito vengono trattati con maggiore cura e attenzione.

La probabilità che almeno una gamba della sedia utilizzata da un chitarrista sul palco appoggi direttamente su un cavo, danneggiandolo irreparabilmente, è altissima, inspiegabilmente altissima: controllate sempre su cosa vi state sedendo.

Come sopra, le rotelle della poltroncina del vostro studio sono in grado di intercettare inesorabilmente qualsiasi tipo di cavo sul pavimento, danneggiandolo senza pietà.

Usate cavi della lunghezza adeguata: sei metri di cavo sono troppi su un palco che ne misura di solito meno della metà; naturalmente anche per la vostra stanza sei metri sono troppi.

Assicuratevi di avere sempre almeno due cavi di scorta: uno per voi e uno per chi suona con voi.

Le cantanti, come regola, utilizzano un cavo di pessima qualità, raggomitolato, annodato, con molti, moltissimi nodi: portate con voi sempre almeno un cavo di scorta di tipo cannon anche per il microfono della vostra cantante.

Lo scotch non ripara nessun tipo di rottura: la copre, mascherandola, spesso ignobilmente, punto.

Un cavo non avvisa mai quando si sta per rompere: si rompe e basta. Inoltre, non essendo dotato di orecchie, non è in grado di recepire le imprecazioni che ingiustamente gli rivolgiamo.

I cavi non sono cravatte: qualsiasi sistema di avvolgimento adottiate per sistemare i vostri cavi prima di riporli, non deve prevedere nessun tipo di nodo, mai. Esistono dei laccetti di velcro, economici, funzionali, da oltre vent’anni…

Se il cavo che state adoperando pesa più del vostro strumento, c’è qualcosa che non va, quasi sicuramente.

Cavi a spirale, di tipo ‘a molla’: c’è un limite oltre il quale la loro dimensione può alterare l’effetto della gravità terrestre e creare disturbi solitamente associati a patologie quali la labirintite.

Gli spinotti di tipo silent sono generalmente più delicati degli altri, ma non per questo sconsigliati: però… sceglieteli solo se li utilizzate veramente, e se è vostra cattiva abitudine collegare e scollegare lo strumento con l’amplificazione accesa, come faccio io, che sono un deficiente.

Se è vero che un cavo nero è assolutamente normale, è altrettanto vero che un cavo rosa vi farà suonare peggio.

Se usate un cavo con un rivestimento in filo trecciato bianco e nero, quasi sicuramente qualcuno vi chiederà se lo avete recuperato da un vecchio ferro da stiro: ora… a essere vecchia è la battuta, vecchissima, e non fa ridere, ma la cosa non danneggia né il cavo né la vostra creatività.

Se usate una chitarra acustica amplificata e il vostro amplificatore ha le prese jack di ingresso montate sul pannello superiore, allora avete probabilmente bisogno di un cavo con due terminali ad angolo, valutatelo.

A fine serata si è stanchi e generalmente poco propensi a qualsiasi tipo di attività che comporti anche la benché minima fatica fisica/mentale, ma pulire con uno straccetto i cavi prima di riporli è cosa buona, serve anche a verificarne l’integrità, in anticipo, rispetto alla data del prossimo concerto.

Il primo cavo, quello tra chitarra e accordatore, è di solito solo il primo di una lunga serie che ci permette di arrivare all’amplificatore; cerchiamo di utilizzare cavi di qualità anche nelle nostre pedaliere: non serve a nulla investire tutto il nostro budget solo su quello, sul primo, perché è quello ‘che si vede’!

Scegliamo un buon cavo e facciamocelo regalare dalla nostra consorte: è una buona regola, non si sbaglia mai e alla fine siamo tutti contenti! La sciarpa l’anno prossimo…

Se il nostro cavo preferito ha sempre funzionato perfettamente, se durante gli ultimi quindici anni non ci ha mai dato problemi, è il momento di procurarsene uno nuovo.

Sempre parlando di cavi… un chitarrista con un saldatore in mano generalmente fa dei danni, ai cavi e a se stesso: lasciate saldare chi è capace di farlo, non c’è nulla di cui vergognarsi…

Dario Fornara
dariofornara1@alice.it
www.dariofornara.it

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