Chitarre, accordature, corde, capotasti

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(di Daniele Bazzani) – Salve a tutti, vorrei provare ad affrontare – in modo molto generico – diversi temi, non entrando quindi nello specifico di uno soltanto, ma provando a capire quali possano essere le differenze fra i vari strumenti in oggetto e come usarle a nostro vantaggio.

reell_g7th_performance_guitar_capo_2_zps58f577cbQuello che sa bene ogni appassionato di chitarre – soprattutto acustiche – e chiunque abbia posseduto più di uno strumento, anche di qualità modesta, è che tutte (e sottolineo tutte) hanno un carattere, una personalità, una propria voce; e a volte proprio per questo le scegliamo. Potranno cambiare i legni, le forme, la scalatura delle corde, ma ognuna ha qualcosa di originale, potrei dire di ‘inimitabile’. Faccio questa premessa perché molti di noi la chitarra, soprattutto in una prima fase, non hanno davvero modo di scegliersela: i ragazzi ricevono un regalo dai genitori e per qualche anno si trovano fra le mani uno strumento che non possono cambiare; altri vorrebbero una bella sei corde di liuteria, ma il lavoro altrui va giustamente pagato e la vita non è fatta di sole chitarre, si deve anche mangiare. Quindi ci si accontenta di ciò che si può acquistare. Questo è sicuramente uno sprone a far meglio – Jimi Hendrix con una chitarra scadente era sempre Jimi – ma può esserlo anche nell’approccio al proprio strumento, vediamo come.

Quando affronto questi argomenti, mi viene sempre in mente una cosa che Leo Kottke disse anni fa e che lessi in un’intervista; non ricordo le parole esatte ma descriveva il suo approccio agli strumenti: secondo lui ogni chitarra è diversa dalle altre e per questo ne cerca ‘la voce’; accorda cioè da mezzo tono a un tono e mezzo sotto l’accordatura standard (anche due toni, a volte) ‘cercando’ letteralmente il punto in cui secondo lui quella particolare chitarra rende al meglio. È una semplice operazione – chiunque può provare nel giro di pochi minuti, basta avere una chitarra – e mi ha davvero aperto un mondo. Sarò stupido ma non ci avevo mai pensato, non l’avevo mai guardata così. E ho pensato.

In effetti chi decide che l’accordatura ‘standard’ sia quella giusta? Sono passati secoli e lo strumento originario è oggi cambiato, le chitarre non sono più solo quelle classiche con corde in budello, ma oggi di molte forme e con corde del tutto differenti da quelle che si usavano cento o duecento anni fa. È vero che i costruttori ne tengono conto e realizzano prodotti che tengano bene e rispondano al meglio a quelle tensioni e sollecitazioni, ma ciò non toglie che il discorso del grande Leo non faccia una piega. E in realtà basta ‘scordare’ la propria chitarra anche solo di mezzo tono, suonarci un po’ e poi tornare alla standard per capire l’effetto che è possibile ottenere.

Il nostro strumento è meraviglioso: la combinazione fra action (l’altezza delle corde), corde, accordatura e capotasto ci fornisce una paletta di colori praticamente infinita, sconosciuta agli altri strumenti; e sarebbe davvero sciocco non sfruttarla.
Come utilizzare queste possibilità senza cambiare le corde con altre più sottili?
Andando per tentativi, anche a seconda degli strumenti che abbiamo.

Facciamo qualche esempio: in caso avessimo una sola chitarra, con un’action un po’ alta senza avere qualcuno a regolarla, possiamo provare a scendere un po’ e vedere quanto si ‘ammorbidisce’ la tensione complessiva (lo so, la chitarra resta di legno, ma la sensazione è quella). Se dobbiamo suonare da soli, non c’è problema: anche se in tonalità più bassa dell’originale il brano suonerà comunque. Se suoniamo con altri, il problema può nascere, ma in questo momento trattiamo di cose relative al fingerstyle, quindi possiamo muoverci con una discreta libertà. Il capotasto ci viene comunque in soccorso: se suoniamo con altri, basterà piazzarlo al primo o secondo tasto e stare attenti agli accordi oltre la prima posizione; problema quasi risolto.

Dicevamo dell’accordatura: sembra strano ma una chitarra di qualità non elevata, accordata più bassa, tira fuori una voce che può ‘far sembrare’ meno importanti strumenti che invece lo sono di più. È solo una sensazione, ma le note sono reali, quindi attenzione a giudicare troppo in fretta.

C’è una disputa riguardo l’accordatura a 432 Hz (invece che ai cosiddetti 440) usata da molti ottimi musicisti: non entro nel merito, perché la ‘spiritualità’ di un’accordatura mi tocca poco; già sono ateo, figuratevi se posso ‘connettermi al mondo’ grazie a un diapason. È un po’ come quelli che abbracciano gli alberi, non dico di non farlo, preferisco le persone! Ripeto, non sto sminuendo un approccio, è che non ho la possibilità di ‘misurare’ certi parametri e dovrei inventarli; non mi va. Ma con i miei colleghi condivido la sensazione: la chitarra accordata più bassa suona bene! Mi piace però scendere anche oltre ai 432 Hz (perché togliere un vincolo per metterne un altro?) e quindi Mr. Kottke mi guida nella discesa agli inferi, che potrebbe invece essere un’ascesa alle verdi praterie delle note celestiali…

I benefici potrà notarli chi ha una sola chitarra (magari ci provate e non siete soddisfatti, non sono Re Mida, sto solo suggerendo), ma anche chi ne ha un paio, magari di livello diverso: quella meno sonora potremo accordarla aperta, o più bassa, e appiattire un po’ le differenze fra una e l’altra, godendo quindi di entrambe e non dovendo continuamente stressare le corde.

spidercapoIl capotasto: che strumento meraviglioso! È incredibile come un pezzetto di metallo gommato possa cambiare in maniera così decisa un suono… Faccio sempre il solito esempio: prendete una chitarra acustica, mettete un capotasto al settimo tasto, e provate a suonare l’introduzione di “Here Comes the Sun” dei Beatles, che utilizza le forme di Re maggiore ma grazie al capo è in La; poi spostatelo un paio di tasti indietro e suonate la stessa cosa, ascoltando come tutto sia cambiato! Questo vuol dire ovviamente che ‘l’altezza’ musicale di ciò che suoniamo è fondamentale (c’è chi paragona le note ai colori), ma anche che il ‘timbro’ risulta essere diverso e quindi stimolarci a provare cose differenti. Io trovo molto di ispirazione il capo piuttosto alto e la caratteristica di brillantezza che lo strumento assume: scrivere o arrangiare così a volte fornisce spunti nuovi.

Uno studente recentemente mi chiedeva cosa sarebbe successo accordando un tono sotto e mettendo il capotasto al secondo; domanda molto interessante, alla quale non c’è una vera risposta: non si ‘torna’ allo strumento originario, ma potrebbe anche nascere qualcosa di nuovo dal punto di vista sonoro. Fra l’altro, su una chitarra troppo alta, quindi scomoda, il capotasto può aiutarci a faticare meno e far finta di avere una regolazione migliore… che, però, è sempre consigliata!

Altro elemento fondamentale che va a inserirsi e relazionarsi con gli altri è lo spessore (la cosiddetta ‘scalatura’) delle corde. Qui entrano in gioco equilibri importanti, per i quali è sempre bene rivolgersi a un liutaio, ma proviamo a considerare i diversi elementi. Intanto sappiamo che la ‘durezza’ di una chitarra è in massima parte dovuta al setup, alla regolazione. La liuteria è un mestiere complicato, non improvvisatevi: una chitarra che monta corde .009 regolata da schifo sarà più ‘dura’ di una con corde .012 regolata bene, questo è poco ma è sicuro; non faremo dei bending alla Albert King, ma non ci importa. Quindi, intanto, si pensi a mettere a punto capotasto, ponticello, altezza delle corde e curvatura del manico. Dovremo però anche effettuare una scelta: negli anni mi sono capitate fra le mani chitarre di musicisti molto noti, e ho potuto constatare di persona come l’action a volte sia piuttosto alta (rendendo la chitarra molto sonora), o molto bassa ma con corde grosse; questa particolare scelta fa sì che le corde siano spesse e diano un suono ‘grosso’, ma allo stesso tempo non troppo alte e quindi molto suonabili: si perde una parte del sustain e del suono complessivo, ma il timbro può beneficiarne.

In conclusione: la scelta va fatta a monte, decidendo quali corde vorremo utilizzare e quanto dovranno essere alte; in base a questo faremo settare lo strumento da un bravo liutaio, che metterà a punto il tutto. Dovremo però considerare, nella scelta iniziale, il tipo di utilizzo che faremo della chitarra: se suoniamo in uno stile piuttosto che in un altro, se abbiamo solo quella per fare tutto, se la possiamo dedicare alle accordature aperte o altro; ogni elemento deve essere valutato e soppesato, pena una scelta sbagliata che potrebbe penalizzarci a lungo.

Prendete quindi la vostra chitarra, meglio se non ha le corde troppo basse, accordatela due toni sotto e provate a suonare… Resterete sorpresi da quante nuove sfumature saranno miracolosamente comparse (ovviamente ne saranno scomparse altre) e da quanto piacevole sia suonare in questo nuovo modo.
Attenti, perché potreste non voler più tornare indietro!

Daniele Bazzani

PUBBLICATO

Chitarra Acustica, n.03/2015, pp. 10-11

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