Dalla A al Travis picking

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(di Mario Giovannini) Pubblicato a gennaio da Fingerpicking.net, Dalla A al Travis picking di Giuseppe Tropeano è un’opera corposa e molto articolata, interamente dedicata allo stile del maestro americano. Quanto sia stato ‘seminale’ il modo di suonare di Merle Travis è lampante in molta della musica contemporanea. E l’opera di Giuseppe, che ha il pregio di riempire un vuoto didattico notevole, almeno nel nostro paese, è realizzata in maniera esemplare. Ne abbiamo parlato direttamente con l’autore, per approfondire l’argomento come si deve.

Nell’intervista che abbiamo realizzato l’anno scorso, parlando dei tuoi riferimenti musicali, Merle Travis compariva tra gli ultimi citati. È cambiato qualcosa nel frattempo o ti stavi solo ‘nascondendo’?

No, no, nessun cambiamento. Travis era tra gli ultimi in maniera del tutto casuale. Da sempre ho ascoltato e adorato la musica country strumentale, il blues e il ragtime pianistico, e da sempre ho avuto l’obiettivo di riuscire a suonare questi stili con la chitarra. Così, quando ho iniziato a suonare l’acustica dopo il diploma al conservatorio, la naturale propensione è stata quella di andare a ricercare i chitarristi che suonavano questo genere. E ho avuto quindi modo di ascoltare per la prima volta Merle Travis.

Lo stile di Merle Travis ‘compare’ in molti chitarristi contemporanei, non è vero?

Verissimo. Chet Atkins, Jerry Reed, Tommy Emmanuel, Richard Smith, Buster B. Jones, Guy Van Duser, Duck Baker, Marcel Dadi, François Sciortino, Pietro Nobile – tanto per citare i ‘mostri sacri’ – sono solo alcuni dei nomi che utilizzano questo stile, o l’hanno utilizzato, per poter suonare una melodia e accompagnarla con il ‘basso alternato’. Personalmente questa tecnica l’ho assimilata ascoltando tantissimo chiunque la utilizzasse, cercando di rubare ogni singola sfumatura e, ovviamente, seguendo le preziosissime indicazioni di Pietro Nobile nel periodo in cui studiavo con lui.

Come sei arrivato all’idea del libro? È stato un percorso graduale o un obiettivo prefissato da raggiungere?

L’idea è arrivata proprio dal percorso che ho affrontato e, da quel momento, è diventato un obiettivo. Durante i miei studi non sono mai riuscito a trovare un manuale, escluse le lezioni e dispense fornite da Pietro, che mi permettesse di essere indipendente nel progredire in questo stile. Mi spiego meglio: non esisteva un testo in italiano (al tempo non ero ferratissimo con l’inglese) specifico per questa tecnica; tutto quello che si trovava in giro parlava sempre di molti argomenti e quindi, per forza di cose, non era possibile andare veramente a fondo. Così, un bel giorno, ho deciso di scrivere io quello di cui avevo sentito la mancanza e la necessità. Ho proposto la mia idea a Reno Brandoni, che l’ha accolta con grande entusiasmo. Da quel momento sono passati due anni prima che il libro vedesse la luce.

Quindi, quali sono secondo te i tratti caratteristici del Travis picking?

La cosa più importante di tutte è senza dubbio l’alternanza dei bassi, da suonare liberi sul primo e sul terzo tempo della battuta, e quelli da suonare stoppati sul secondo e quarto tempo. Tutto questo mentre i tre cantini rimangono completamente liberi di suonare. Detta così sembra molto più facile di quanto in realtà non sia.

A prima vista la struttura del libro è semplice, cinque capitoli che approfondiscono argomenti specifici; ma, andando a fondo nell’opera, la complessità della materia trattata è notevole.

Il percorso è molto graduale. Si parte da semplici esercizi a corde vuote fino ad arrivare a legature complesse e anche faticose da effettuare, slide e quant’altro. Quello che ho cercato di fare è prevedere tutte le possibili combinazioni tra il pollice e le altre dita della mano destra, per arrivare alla totale indipendenza; una volta raggiunto questo scopo, ho aggiunto le difficoltà derivanti dall’uso della mano sinistra. Svelando anche qualche ‘trucco del mestiere’ per ottenere i risultati migliori. E infine ho realizzato i video per ogni esercizio e brano che si trova nel libro, dove le mie mani vengono riprese da tre angolazioni diverse, per rendere il tutto più fruibile da chi decide di affrontare il percorso.

A parte i due brani conclusivi, la struttura degli esercizi proposti è minimale e molto focalizzata, al massimo due righi per volta; immagino sia stata una scelta ben precisa.

In realtà la struttura è ancora più semplice, nel senso che gli esercizi in sé sono di un rigo soltanto di quattro misure, ma vengono proposti in due versioni: nella prima il basso sarà impegnato solo su due corde, e nella seconda su tre. Poi, verso la fine del libro, unisco le due versioni per far sì che ci si possa abituare a eseguire questo cambio, che nei brani è molto frequente, in maniera naturale. Poi sì, è proprio come dici tu: è stata una scelta dettata dal fatto che ci si deve concentrare maggiormente sui movimenti della mano destra; secondo me non serve fare esercizi lunghi intere pagine per ottenere questo scopo, è sufficiente ripetere molte volte le quattro misure.

Che riscontro hai avuto alla pubblicazione dell’opera? Come è stato accolto il libro?

Il riscontro più interessante e divertente l’ho avuto da una mia allieva molto brava, che oltre al percorso fingerstyle sta affrontando il decimo anno di conservatorio. Era da quattro anni che cercavo di farle suonare il Travis picking con il giusto feeling, ottenendo sempre dei risultati che però erano ‘modesti’. Dopo aver iniziato a studiare seguendo gli esercizi del libro e i video, nel giro di venti giorni è tornata a lezione dicendo: «Interessante il libro!» Si è messa a suonare un brano che stavamo affrontando e, come per magia, il sound era quello giusto… Ovviamente gli insulti si sono sprecati! Il libro poi è stato elogiato anche da François Sciortino, il quale, dopo averlo letto, ha apprezzato la gradualità del percorso e il livello di approfondimento. Poi ha scritto un bel post sui social e, subito dopo, abbiamo ricevuto degli ordini dalla Francia!

Un aneddoto legato alla lavorazione del libro?

Ad un certo punto ero arrivato a una fase di stallo, perché più andavo avanti e più mi venivano delle idee. Però, allo stesso tempo, avevo capito che così non avrei mai concluso il lavoro. Allora ho chiesto aiuto a Reno, che non finirò mai di ringraziare. Così, dopo un paio di settimane, ero a casa sua per portare a termine il tutto. Devi sapere che tra me e lui c’è una lunga disputa legata alle nostre città di origine, Messina lui, Reggio Calabria io, ‘nemiche’ da sempre. Quindi, ogni occasione è buona per insultarci a vicenda. Puoi immaginare cosa ne viene fuori nel trascorrere un intero weekend insieme? E se i weekend fossero due? Ogni nostra conversazione è ‘condita’ da una serie di epiteti che è decisamente meglio non raccontare. In realtà è un modo un po’ particolare per dimostrarci affetto e tanta, tantissima stima reciproca. Se il libro ha visto la luce è anche merito suo e della sua capacità di concretizzare velocemente le idee, sia sue che di altri.

mario.giovannini@chitarra-acustica.net

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