Diario di viaggio ad Acoustic Franciacorta

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Max Gabanizza, Francesco Baccini e Fabio Schimmenti

(di Sara Gaudiosi e Giorgio Cordini / foto di Mario Bonotto ed Elio Berardelli)
(s.g.) – Archiviata con ottime soddisfazioni anche la dodicesima edizione di Acoustic Franciacorta, eccoci a pensare a come trasmettere ai lettori di Chitarra Acustica il racconto di tutto ciò che quest’anno è successo dal 26 al 30 agosto nella bella terra di Franciacorta. Come lo sono interviste e recensioni, anche questa narrazione sarà soggettiva e riporterà due differenti punti di vista: quello della sottoscritta Sara Gaudiosi, semplici appunti di un’appassionata di musica che per mestiere organizza eventi e opera affinché questi vengano a conoscenza del maggior numero di persone; e quello di Giorgio Cordini, chitarrista affermato e inventore e direttore artistico di Acoustic Franciacorta. Quest’anno vi proponiamo questa duplice lettura anche per dar testimonianza del (e onore al) nostro pubblico che, fin dalla prima edizione, si compone di queste due differenti anime: gli spettatori curiosi, innamorati della musica e disposti a rischiare una serata per un ascolto di un musicista sconosciuto; e i professionisti del settore, gli esperti di nozioni tecniche e conoscitori di tutta la terminologia specifica, che al festival vengono per arricchire le proprie competenze e conoscere da vicino i loro miti.
Questo scritto è il nostro diario di viaggio e Giorgio ed io apriamo volentieri le sue pagine per condividerne la lettura con voi. È un diario aperto, con ancora molte pagine bianche da scrivere, e ci piacerebbe foste voi a farlo. Se avete partecipato al festival come pubblico, come musicisti o semplicemente come fruitori di notizie attraverso i nostri canali di comunicazione, raccontateci il vostro punto di vista scrivendo a info@franciacortalaif.it.

La macchina organizzativa di Acoustic Franciacorta si compone di una ventina circa di volontari, alcuni colonne storiche che supportano il festival con esperienza e competenza da anni, altri giovani entusiasti e volenterosi con tanta voglia di imparare e darsi da fare, per comprendere i meccanismi dell’organizzazione di una manifestazione che quest’anno ha mosso 5 comuni (Corte Franca, Erbusco, Iseo, Ome, Provaglio d’Iseo), 18 concerti, 31 musicisti dall’Italia e dall’estero, 2 seminari, 1 jam session ‘sotto le stelle’, 21 liutai, 1 convegno sui diritti degli autori e degli esecutori, 1 concorso e… visite guidate, degustazioni di vini, mostre fotografiche, incontri con i musicisti.
Io faccio parte della ‘squadra acustica’ dal 2011 e già nel 2013 avevo avuto l’onore di raccontare ‘il mio festival’ su queste pagine (Chitarra Acustica, ottobre 2013) dal particolare punto di vista privilegiato di operatrice video. Quest’anno mi muovo sempre da dietro la telecamera, ma scelgo di condividere con voi la playlist “Acoustic Franciacorta 2015” (che trovate sul canale YouTube Libera Accademia in Franciacorta): l’insieme dei brani che ogni sera, post concerti, ho selezionato e inserito nella pagina YouTube del festival come fotografia della serata. Un brano per ciascuno dei diciotto concerti, uno tra i pezzi eseguiti durante i set musicali che sentivo emozionare e coinvolgere particolarmente il pubblico che mi circondava, oltre che me stessa.

Apriamo con voi le pagine del nostro diario…
Mercoledì 26 agosto, Ome, Chiesa di S. Michele
(s.g.) – È nello spazio all’aperto della chiesetta di S. Michele, gestita dal generoso Gruppo Alpini di Ome, che quest’anno si è inaugurata la dodicesima edizione di Acoustic Franciacorta. Insieme al folto pubblico, la luna a un passo dalla sua totale bellezza incorniciava, col frinire dei grilli, il palco pronto per accogliere i tre set musicali della prima serata.
Accendiamo la playlist con “Mordere i sassi”, quarta traccia dell’ultimo lavoro discografico di Giorgio CordiniPiccole storie – uscito il 15 aprile e pubblicato da Fingerpicking.net.

Giorgio Cordini e Enrico Mantovani
Giorgio Cordini e Enrico Mantovani

Il brano racconta di Resistenza, coraggio e sogni, e la ritmica della chitarra di Giorgio è sostenuta da quella di Enrico Mantovani, che la accompagna e rafforza sottolineando la sintonia tra i due musicisti e la determinazione nel portare sul palco un progetto impegnato, dedicato al ricordo di episodi della Prima e Seconda Guerra Mondiale avvenuti in terra bresciana. Le percussioni di Alberto Venturini accendono l’entusiasmo del pubblico e il suo clarinetto porta la musica nello spazio del sogno, del desiderio e della possibilità di non ripetere la Storia, ma di provare a immaginare un futuro diverso: «Prendersi tempo e spazio / rinascere ribelli / con gli occhi contro il cielo / per conquistarsi un senso nuovo».
L’attesa” (da L’occhio della luna, 2010) di Roberta Di Lorenzo emoziona e porta in scena una giovane donna, una compositrice e musicista che grazie alla musica trova con coraggio il modo per esprimere se stessa, le sue consapevolezze, il suo modo di guardare al mondo.

Roberta Di Lorenzo
Roberta Di Lorenzo

Con semplice sincerità racconta al pubblico tra un brano e l’altro il valore del viaggio – «per fortuna c’è un viaggio da fare e viaggiare è importante / prendere coraggio e andare» – e dell’attesa che diventa parte del quotidiano equilibrio. Un coraggio che serve anche per scegliere e non farsi scegliere, un coraggio indispensabile per affrontare la paura più grande che è quella di avere paura, il coraggio infine per affidarsi all’istinto – soprattutto quello più naturale – che è quello di vivere e non di pensare. Roberta chiude il suo set chiamando sul palco Giorgio Cordini con cui esegue, accompagnata dal bouzouki del direttore artistico del festival, una emozionata interpretazione di “Crêuza de mä”. Sinergie acustiche. Il pubblico rende omaggio al grande artista genovese con un lunghissimo applauso.

Sonohra
Sonohra

“Let go”, i Sonohra che non ti aspetti. Luca e Diego Fainello e il loro divertimento e passione dimostrati nel riarrangiamento di questo brano scritto molti anni fa, ma rivisto alla luce delle esperienze folk e blues degli ultimi anni. I due fratelli veronesi sono stati energia trascinante, sorprendendo il pubblico di Acoustic Franciacorta che, probabilmente come è successo a me, si aspettava di trovarsi di fronte i due ragazzi vincitori della sezione giovani del Festival di Sanremo 2008. E invece ci siamo trovati di fronte due giovani ma maturi musicisti, che hanno dimostrato con i fatti e con le chitarre il loro talento e la loro anima blues e rock, due estimatori di Eric Clapton che ci hanno riproposto durante il loro set alcune delle pietre miliari del repertorio del loro idolo. Il festival è anche questo: vai a un concerto non aspettandoti nulla perché non conosci i musicisti, e torni a casa con album nuovi da ascoltare a cui ti sei appassionato; oppure vai ad ascoltare artisti di cui hai già sentito parlare e li scopri in una veste inedita: grazie al suono acustico indagano la loro essenza e ce la propongono riscoprendola insieme al pubblico stesso.

(g.c.) – Come per l’edizione precedente, anche quest’anno il dodicesimo festival della chitarra acustica che si svolge a fine estate in Franciacorta si è sviluppato nell’arco di cinque giornate consecutive, sfidando la resistenza dei numerosi appassionati che non hanno saputo rinunciare a nessuno dei concerti. Sostenuti da un clima favorevole, con totale assenza di pioggia e temperature che consentivano di restare a maniche corte fino a tarda notte sui sagrati delle chiese o in mezzo ai prati, tra le distese dei vigneti e degli ulivi, gli eventi si sono succeduti a ritmo serrato facendo risuonare musica di altissimo livello nei meravigliosi spazi riservati alla manifestazione dai Comuni del territorio.
L’esordio è avvenuto a Ome il 26 agosto nella distesa di verde adiacente alla chiesa di S. Michele alla presenza di circa cinquecento persone. Mi ha sempre portato fortuna dare il via personalmente ad Acoustic Franciacorta, così ho pensato anche questa volta di aprire con le Piccole storie del mio nuovo CD, accompagnato dalla mia chitarra e da quella di Enrico Mantovani, e dal percussionista-clarinettista Alberto Venturini. Dopo questo trio cantautorale, accolto con favore nonostante i temi impegnativi di canzoni che raccontano episodi di guerra, è stata la volta di Roberta di Lorenzo, voce solida e profonda, con le sue canzoni delicate ed eleganti, eseguite in solitario, ad eccezione di una versione di “Crêuza de mä” in cui l’ho accompagnata io stesso con il mio bouzouki. Successivamente si sono esibiti i Sonohra: sono trascorsi otto anni da quando il duo veronese è uscito vittorioso dal Festival di Sanremo nella categoria giovani, e forse per loro è arrivato il momento di dimostrare talento e professionalità a un pubblico adulto, attento ed esigente come quello di Acoustic Franciacorta, che li ha apprezzati sia come cantanti che come eccellenti strumentisti. Gli assoli rock-blues di Diego Fainello, sostenuti dalla ritmica del fratello Luca, hanno evocato Knopfler, Clapton e il più classico blues, sostenuti da una destrezza e da una maturità inaspettate.

Giovedì 27 agosto, Corte Franca, Borgo S. Giulia
(s.g.) – Tra i filari dove è in corso la vendemmia ha sede Borgo S. Giulia, prestigiosa location per eventi e azienda vitivinicola che ospita la seconda serata.
I motori del festival si sono già accesi nel tardo pomeriggio quando Luca Falomi, insieme al liutaio Fabio Bonardi, ha incontrato il pubblico e provato alcuni tra i capolavori artigianali del maestro liutaio. L’artista genovese ha poi dato il via alla serata con un suono naturale che sembrava uscire dalle sue dita senza passare dalla chitarra.

Luca Falomi
Luca Falomi

Leggiamo nel brano strumentale in playlist un gusto raffinato, unito a compostezza e umiltà, che sul palco hanno donato alla sua esibizione ancor più valore e richiamato l’applauso spontaneo e sentito della platea numerosissima, che lo ascoltava attenta e silenziosa. Luca ha poi introdotto un suo brano di recente composizione, “Dreaming a New World”, con l’aneddoto di speranza che lo ha portato a comporlo. È la storia di una chitarra acustica che ha girato il mondo: costruita in America, è arrivata in Europa ed è stata messa tra le mani di musicisti e cantautori differenti, ognuno dei quali è stato chiamato a comporre con essa. Emozionante il pezzo dedicato al padre e l’esecuzione di un brano che gli ha donato Armando Corsi. Chiude con un pezzo di Egberto Gismondi che conferma lo spirito di contaminazione, lirismo ed espressività attorno a cui Falomi si muove con grande maturità.
Il secondo ospite della serata l’avevamo definito nella brochure del festival: «per i semplici curiosi può diventare un incontro fortunato, lampante e necessario». Personalmente è stato così, e scegliere di inserire “Libeccio” nella playlist è stato arduo: scegliere solo un brano tra quelli eseguiti nel modo unico e poetico di Max Manfredi è stato davvero difficile.

Max Manfredi
Max Manfredi

Da appassionata di parola prima e musica poi, ho trovato molto stimolante la ricchezza di senso e originalità dei testi di Manfredi, a cui spetta di diritto un posto nell’Olimpo dei cantautori genovesi. Particolarmente toccante è stata l’esecuzione di “Castagne matte”, testo tratto dall’omonimo racconto dell’amico scomparso Mario Mantovani. Luca Falomi ha accompagnato con la chitarra lo strumento principale di Max Manfredi, la voce, che a suo dire è «il mio strumento di cui non sono un virtuoso ma un attento utilizzatore».

Ha chiuso la serata il travolgente quartetto di Musica da Ripostiglio, di cui ho scelto il brano, anzi la performance, “L’orchestrina”, che sul finale ha racchiuso tutta la bravura di questi artisti manouche a metà tra i musicisti e gli attori teatrali.

Musica Da Ripostiglio
Musica Da Ripostiglio

Luca Pirozzi e Luca Giacomelli, insieme da vent’anni (affiatamento musicale e complementarietà nei movimenti lo testimoniano), salgono sul palco insieme a Raffaele Toninelli al contrabbasso ed Emanuele Pellegrini alla batteria e percussioni, e conducono il pubblico acustico in un’ora di risate, battiti di mani, accenni (timidi) al ballo e urla di gradimento. Uno scenario non consueto per il nostro festival, ma segno di un grande interplay tra pubblico e artisti, ogni sera diverso e mai scontato. Il quartetto, che ci propone rielaborazioni di pezzi famosi con profumi tangheggianti, valzer e boleri, rivela anche un accurato lavoro sui testi originali, assolutamente ironico e a volte irriverente come in “I capelli” o nel bis “Anticostituzionale”.

(g.c.) – Il giorno seguente il primo appuntamento era nel tardo pomeriggio al Borgo S. Giulia di Corte Franca, con le chitarre del maestro liutaio Fabio Bonardi: bresciano, diplomato alla Civica Scuola di Liuteria di Milano, Fabio metteva in mostra i gioielli della sua produzione, che avremmo poi rivisto nella giornata conclusiva del festival, domenica, al Monastero di S. Pietro in Lamosa di Provaglio d’Iseo. Qui i suoi strumenti, dal suono corposo ed equilibrato, con finiture raffinate, sono stati messi alla prova da Luca Falomi, che ne ha decretato la grande qualità, eseguendo brani del suo repertorio. La sera Falomi è stato il primo a salire sul palco: il giovane strumentista, cultore di una sorta di originale world music, sa fondere insieme jazz, mondo classico, sonorità etniche, in una miscellanea di ambientazioni ritmiche raffinate, gradite anche all’ascoltatore più esigente. Dopo aver raccolto applausi calorosi al termine del suo concerto, è tornato sul palco per accompagnare Max Manfredi, il cantautore genovese di cui Fabrizio De André non aveva esitato a dire «è il più bravo di tutti»! Max ha presentato alcune delle canzoni del suo ultimo album Dremong e altri suoi pezzi forti, tra cui “La fiera della Maddalena”, lasciando stupiti i presenti per la sua abilità nell’avvicendare musica e parole, maestro di stile e di linguaggio, padrone di tecnica e di classe nel raccontare storie e capace di coinvolgere tra dettagli e preziose sfumature.
Artisti, teatranti, musicanti manouche, i quattro di Musica da Ripostiglio si sono poi letteralmente impadroniti del palcoscenico per avvolgere, in frastornanti gag musicali e non, un pubblico sbalordito e piacevolmente disorientato tra i virtuosismi chitarristici (straordinari i due Luca, Pirozzi e Giacomelli) e le incursioni nella musica del passato, che hanno evocato Buscaglione, Carosone e perfino il quartetto Cetra, in raffinatissimi coretti tipo “Ba ba baciami piccina”, e rivisitato grandi temi della musica classica. Quando si riesce a mettere insieme con tanta professionalità virtuosismo tecnico e simpatia, l’approvazione della platea è assicurata!

Venerdì 28 agosto, Iseo, Sagrato Pieve S. Andrea
(s.g.) – Ci sono delle serate che si aspettano. Tradizionalmente ad Acoustic Franciacorta l’intenzione è quella di proporre sempre nuovi artisti, in un’ottica di cercare di far conoscere a un numero maggiore di persone alcuni talenti che proprio per il genere di appartenenza rimangono di nicchia, e il cui ascolto è privilegio solo degli addetti al settore o di coloro che hanno conoscenza e competenza per andarli a scovare.
La terza serata acustica esce da questi schemi perché vede due grandi ritorni, due mostri sacri della chitarra acustica che per ragioni di stima e d’affetto, ma soprattutto per la grande richiesta del pubblico, il festival ha richiamato per un’altra volta a distanza di due anni dall’ultima loro partecipazione, che aveva decretato la serata di maggior successo dell’edizione 2013. Michael Fix e Andrea Valeri hanno riempito con la maestria e la potenza del suono delle loro chitarre lo scenario incantevole della piazzetta su cui si affaccia la Pieve di S. Andrea, una delle location storiche di Acoustic Franciacorta.

Michael Fix, Andrea Valeri e Adrian Fix
Michael Fix, Andrea Valeri e Adrian Fix

Ma andiamo con ordine: l’onore di aprire questa grande serata è stato di Francesco Loccisano, che con la sua chitarra battente ha stupito ed emozionato il pubblico franciacortino, che per la prima volta si è trovato ad ascoltare questo strumento della tradizione e ha risposto con una grande ovazione.

Francesco Loccisano
Francesco Loccisano

Con “La tarantella di zio Nicola” è ben rappresentato il viaggio musicale in cui questo strumento a cinque corde doppie ci conduce: c’è la tradizione in cui affonda le radici Francesco con tutti i suoi studi e le sue ricerche, ma c’è anche la contaminazione, frutto dei tour mondiali dell’artista cosentino.
Poi il palco è tutto per Andrea Valeri, che subito travolge con l’energia dei suoi ventiquattro anni e con l’esperienza e maturità di un artista che gira il mondo e suona a fianco dei suoi idoli da quando non era ancora maggiorenne. Andrea è considerato talento puro e, oltre che dotato di una naturalezza istintiva nell’imbracciare lo strumento, ha un’innata capacità di stare sul palco di fronte a centinaia di persone, diventando tsunami travolgente. Scelgo di inserire in playlist “La lettera” per accendere le luci anche sull’anima compositiva più intima dell’artista, che immagina uno scritto mai recapitato tra madre e figlio sui campi di battaglia. Andrea testimonia il profondo affetto che lo lega al nostro festival e allo staff organizzativo dedicandoci “Imagine” e facendo cantare tutta la platea. Magia acustica.

Prima che cominci l’esibizione in duo e in trio con l’intervento al cajón di suo figlio Adrian, Michael Fix ci delizia con una decina di brani, puro piacere per le orecchie di appassionati e intenditori che seguono divertiti la sua chitarra fischiettando la melodia. Anche i due brani eseguiti con la 12 corde lasciano il pubblico a bocca aperta: spazio solo per il fiume di applausi che ne segue. In chiusura Andrea e Adrian lo raggiungono sul palco e continuano, al ritmo degli applausi, a riempire di note la terza serata di Acoustic Franciacorta.

(g.c.) – La terza serata, a Iseo, era completamente dedicata a chitarristi solisti. Ha aperto il calabrese Francesco Loccisano, con la sua chitarra battente, stregando gli oltre seicento presenti con un repertorio basato su una rinnovata modalità di utilizzo di questo strumento: non più il frenetico battere martellante e ininterrotto sulle corde della chitarra, da cui deriva appunto il suo nome, ma un arpeggiare moderato e ricercato che ridona eleganza a uno stile musicale pur sempre popolare, fortemente legato alle radici della sua terra. La tecnica fingerstyle di Loccisano, assorbita dalla sua cultura classica e applicata alla chitarra battente, diventa così un mondo sonoro originale e innovativo.
Il secondo dei tre concerti serali era quello di Andrea Valeri. Il giovane musicista toscano, già molto conosciuto e apprezzato dal pubblico della provincia bresciana, sicuro di sé e padrone di una tecnica chitarristica ormai consolidata da tempo, ha inanellato quelli che ormai si possono considerare i classici del suo repertorio, da “These Boots Are Made for Walkin’” a “Classical Gas” fino ai brani del suo ultimo album Race Around the World. Andrea è ormai padrone di un’incredibile capacità di attrazione e di un trasporto che fanno di lui un personaggio all’altezza di calcare le scene di ogni tipo di palcoscenico, in Franciacorta come in ogni angolo del mondo.

Sabato 29 agosto, Erbusco, Cortile della Pieve di S. Maria
(s.g.) – Ad Acoustic Franciacorta succede anche questo: l’anno prima vinci un concorso chitarristico e l’anno dopo ti ritrovi sul palco di una delle serate del festival, ad aprire il concerto di Francesco Baccini. Questa è la favola di Tonino Tomeo, vincitore del concorso Arrangiatevi! 2014 e di diritto sul palco serale dell’edizione in corso.

Tonino Tomeo
Tonino Tomeo

Scelgo “Superstition” perché mette in risalto la bravura nell’arrangiamento di Tomeo, qualità che lo aveva fatto notare anche durante il concorso. Inoltre questa interpretazione unisce alla tecnica chitarristica anche la voce, strumento che dimostra di saper utilizzare sapientemente e che completa un’esibizione all’altezza dei personaggi che si succederanno a lui durante la serata.

Un altro attesissimo ritorno ad Acoustic Franciacorta è quello di François Sciortino. Anche all’interno del nostro staff c’era tanta voglia di rivedere il grande chitarrista francese, che ci avrebbe fatto rivivere una serata in perfetto stile fingerpicking condita da risate, aneddoti e tanta simpatia.

François Sciortino
François Sciortino

Con “Canicule Blues” il pubblico viene coinvolto battendo, con uno schiocco di dita, il tempo della canzone. Non contento, Sciortino sale in cattedra per un’originale lezione di fingerpicking, spiegando come si diventa maestri di questa tecnica e scatenando molte risate e applausi. Il set continua con una passeggiata nelle eleganti strade di Parigi, poi nel caos del traffico delle megalopoli orientali e infine con un momento di relax, a goderci un tempo romantico nella casa vicino a un lago sconosciuto. Chiude con un richiestissimo bis, “Stand by me”, a sigillare un’altra serata che ha appagato i suoi fan e sorpreso coloro che lo hanno ascoltato per la prima volta.
Preceduto dai due musicisti d’eccezione che lo accompagnano in questa serata, il bassista Max Gabanizza e il chitarrista Fabio Schimmenti, fa il suo ingresso Francesco Baccini.

Max Gabanizza, Francesco Baccini e Fabio Schimmenti
Max Gabanizza, Francesco Baccini e Fabio Schimmenti

Arriva subito dritto al cuore con “Ho voglia di innamorami”, brano con il quale apre il concerto quasi come a presentarsi, a precisare il marchio della sua esibizione, a illustrare il suo stile e la visceralità delle sue interpretazioni. Si aggira per il palco passando dal pianoforte al microfono, senza mai scordare di inchinarsi di fronte al pubblico per ogni applauso che gli viene tributato. Nelle prime file molti cantano ogni parola dei suoi testi: scritti fatti di quotidianità e cose della vita, marchiati con un linguaggio che vuole dare l’impronta da cantautore che ha la propria opinione, che non si conforma, che trova il suo spazio senza accettare compromessi. “La notte non dormo mai” è inserita in playlist perché, mentre lo ascolto cantarla, non dubito un secondo sia stata scritta da lui, artista originale che decide la scaletta del concerto brano dopo brano, dialogando con i musicisti che lo affiancano come se stessero discutendo sulla seconda portata di una cena: «Di cosa abbiamo voglia?», questa la domanda che immagino Francesco si ponga quando pensa al brano successivo. Poi parte il racconto, così scopriamo la storia di “Margherita Baldacci”, delle “Donne di Modena”, di cosa succederebbe oggi «se tornasse dio in terra»… ascoltiamo storie che rimangono impresse sottopelle per la passione con cui ci vengono raccontate.

(g.c.) – Sabato 29 agosto il festival si è trasferito a Erbusco, nel cortile della splendida Pieve di S. Maria, che per l’occasione era rimasta aperta e illuminata anche al suo interno, per permettere ai presenti di apprezzarne gli incantevoli affreschi. Qui si è esibito dapprima Tonino Tomeo, vincitore del concorso chitarristico dello scorso anno, che ha proposto con eleganza i suoi ricercati arrangiamenti di brani famosi, tra cui l’esemplare “Superstition” di Stevie Wonder, basato su sapienti mix di ritmiche percussive e riff chitarristici di non facile esecuzione.
È stata poi la volta di un ammiccante François Sciortino, strumentista parigino spesso presente e sempre apprezzato nei festival chitarristici in Italia. Padrone di una tecnica fingerpicking consolidata ed efficace, si è sbizzarrito tra il suo sterminato repertorio di cover e di pezzi propri, spaziando tra mondi sonori diversi, attento a caratterizzare ogni brano con soluzioni sofisticate e insolite.
Ma a Erbusco l’artista più atteso era Francesco Baccini: assente da alcuni anni dai palchi bresciani, ha riproposto i classici del suo repertorio, da “Ho voglia di innamorarmi” a “Genova Blues”, da “Le donne di Modena” fino a “Sotto questo sole”. Il cantautore genovese, accompagnato dal suo pianoforte e da Max Gabanizza al basso e Fabio Schimmenti alla chitarra, due fantastici musicisti che a loro volta si sono esibiti in brevi assoli, si è fatto apprezzare per la simpatia e per le sue grandi qualità interpretative. Dopo un lungo tour che aveva portato in giro per l’Italia negli ultimi anni, dedicato a Luigi Tenco, di cui ha proposto in serata una toccante versione di “Mi sono innamorato di te”, Francesco ha in preparazione un nuovo album di inediti che dovrebbe presentare tra breve tempo.
La serata si è conclusa a tarda notte con l’attesissima Jam sotto le stelle al ristorante S. Michele di Ome, cui hanno partecipato molti dei musicisti del festival producendo, con inattese formazioni in duo, trio e quartetto, esibizioni uniche basate su creative improvvisazioni. Nemmeno Francesco Baccini si è sottratto allo spirito dell’incontro, cantando due brani di Fabrizio De André.

Domenica 30 agosto, Provaglio d’Iseo, Monastero di S. Pietro in Lamosa
(s.g.) – La domenica di Acoustic Franciacorta è un’esperienza che va vissuta per essere compresa a fondo. Il vortice di musica, incontri, seminari, esposizioni che ti travolge dalla mattina fino all’ultimo concerto serale che segna la chiusura, è qualcosa che va sperimentato in prima persona. Durante la lunga giornata si è sottoposti a talmente tanti stimoli che il cervello non riesce a rielaborarli istantaneamente e solo un pensiero successivo consente di mettere a fuoco quello che è successo. Mi viene in aiuto il taccuino con cui mi accompagno e sul quale appunto sensazioni, emozioni provate e pensieri e racconti degli artisti che mi hanno particolarmente colpita.

Nella sezione pomeridiana, l’apertura è affidata a Reno Brandoni e i miei appunti sono pieni di sue citazioni. Ho il privilegio di conoscere Reno e ascoltare la sua musica da qualche anno e gli sarò sempre riconoscente per avermi fatto scoprire i meravigliosi suoni della chitarra baritono.

Reno Brandoni
Reno Brandoni

Reno arricchisce sempre le sue esibizioni con racconti e parole, e ho scelto di riportarne alcune perché mi piacerebbe arrivassero ai ragazzi e alle ragazze che si avvicinano alla musica: «Ricordo il DO maggiore. La prima volta che riesci a farlo capisci che con l’impegno puoi fare tutto… e poi ti insegna la disciplina!» Musica e vita, per Reno le due cose sono inscindibilmente collegate e, quando suona, lo si sente fortemente.
Dopo qualche anno in Acoustic Franciacorta, una cosa l’ho imparata: con la chitarra acustica si può fare qualsiasi cosa!

Luca Allevi
Luca Allevi

È il turno di Luca Allievi, che nel suo ultimo album Guitar Opera utilizza la tecnica tradizionale del fingerstyle in accordatura standard per ‘modernizzare’ delle arie prese dall’opera classica, modificandone le armonie e dando dei groove talvolta blues e country. Il risultato esalta il pubblico che gli tributa un lunghissimo applauso, che lo richiama sul palco al termine della sua esibizione.
Ormai provvisti della cittadinanza onoraria in Franciacorta, Valeri-Fix-Sciortino in trio ci regalano un incontro con il pubblico che scivola ben presto in un nuovo concerto, tra assoli ed ensemble che ci raccontano del grande affiatamento artistico e personale che esiste tra i tre grandi mostri della chitarra acustica.

Valeri, Fix, Sciortino
Valeri, Fix, Sciortino

Chiude i concerti del pomeriggio la formazione dei Born in the Sixty (Celestino Carbone, Germano Dantone, Andrea Biasimi), band folk-rock con i Beatles nel sangue. I tre fanno cantare il pubblico acustico, che si commuove un po’ pensando a quegli anni di grande splendore e vivacità per la musica.

Born In The Sixty
Born In The Sixty

Con il duo composto da Val Bonetti alla chitarra e Cristiano Da Ros al contrabbasso comincia l’ultimo concerto serale della dodicesima edizione, e l’atmosfera è proprio quella dell’ultima sera: frizzante entusiasmo, perché tutto è andato per il meglio e ci aspettano tre grandi momenti musicali; staff rilassato, perché siamo in dirittura d’arrivo: la luna splende, il pubblico è numeroso e caloroso e anche quest’anno è stato un grande festival; un po’ di malinconia, perché l’ultima serata è l’ultima serata e domani non ce ne sarà un’altra!

Val Bonetti e Cristian D Ros
Val Bonetti e Cristian D Ros

Il duo fa presto dimenticare ogni pensiero perché cattura con la velocità d’esecuzione, l’imprevedibilità di alcuni passaggi e il grande affiatamento tra i due musicisti, che duettano e sembrano far dialogare tra loro chitarra e contrabbasso come una coppia di sposi, che dopo anni di matrimonio si conosce intimamente ma lascia ancora spazio allo stupore e alla sorpresa che si trova nell’altro. “Old Saxophone Blues”: da ascoltare.

“At Last” esalta le qualità interpretative della giovane Esther Oluloro, quest’anno al fianco del veterano Giovanni Pelosi, a cui si dovrebbe attribuire una laurea ad honorem, per non aver mancato a nessuna delle dodici edizioni del festival e per aver trovato ogni volta differenti modi per far dialogare la sua chitarra con voci, strumenti, parole nuove.

Giovanni Pelosi e Esther Oluloro
Giovanni Pelosi e Esther Oluloro

Chiude Acoustic Franciacorta 2015 l’irlandese Darragh O’Neill, segno che il festival – anno dopo anno – è palcoscenico per talenti a livello internazionale che difficilmente si avrebbe occasione di ascoltare dal vivo altrove. Il privilegio di poter essere ‘casa’ accogliente e ‘giardino’ nutriente per questi artisti stranieri ci riempie d’orgoglio; poter essere vetrina per loro e cassa di risonanza per il loro talento è gratificante e appagante.

Darragh O’Neill
Darragh O’Neill

Darragh coinvolge il pubblico introducendo ogni sua esecuzione con la genesi della creazione e ispirazione dell’opera, ed elogia ripetutamente i grandi compositori italiani, in particolare Domenico Scarlatti a cui dedica due brani. Sentire giovani stranieri parlare dell’Italia, dei suoi geni e delle sue meraviglie con così tanta passione, reverenza e sana invidia, fa riflettere sul grande patrimonio che abbiamo il dovere di difendere, conservare e valorizzare. La musica è parte della cultura di un Paese ed è grande veicolo di diffusione della stessa, proprio per la sua capacità di propagarsi rapidamente e superare le barriere. Penso questo mentre applaudo per l’ultima volta Darragh dalla prima fila, e penso ai miei amici rimasti fuori dalle mura del giardino del concerto a causa della grandissima affluenza di pubblico, ma che – sdraiati nell’erba sotto la luna – hanno ascoltato le mie stesse note che viaggiando nell’aria di fine agosto sono arrivate anche a loro.

(g.c.) – Poche ore di sonno e domenica 30 agosto, a Provaglio d’Iseo, l’ultima giornata del festival è arrivata all’improvviso, quasi inaspettata. Le attività previste dall’intenso programma si sono succedute senza sosta dal primo mattino fino alla mezzanotte. Verso le ore 10 è stata aperta la mostra di liuteria, dedicata soprattutto alla chitarra acustica, con rare incursioni negli strumenti elettrici e in quelli classici. Quest’anno tra i liutai c’è stata qualche defezione, per motivi di natura diversa, ma in generale la suggestiva ambientazione del Monastero di S. Pietro in Lamosa, che ospitava mostre, laboratori, seminari, concorsi e concerti ha destato grande interesse tra i visitatori.
lle 10.30 nell’Auditorium del Monastero si è tenuto un interessante convegno intitolato Autori ed esecutori: SIAE e Nuovo IMAIE li tutelano davvero?, organizzato dalla cooperativa di musicisti Fasolmusic.coop e condotto da Reno Brandoni e Franco Pagnoni. L’avvocato Andrea Ricci, presidente di Note Legali, ha percorso alcuni tra gli argomenti più cari ai musicisti e ai compositori, chiarendo con semplicità e precisione i dubbi dei presenti.
Nel primo pomeriggio si è svolta la finale dell’attesissimo concorso Arrangiatevi!. Molta emozione per i tre finalisti Enrico Negro, Paola Selva ed Enrico Maria Milanesi, che si sono esibiti ognuno in due brani, un arrangiamento di un brano famoso e uno di propria composizione, come previsto dal regolamento. Primo classificato è risultato Enrico Maria Milanesi, che ha suonato “Jurandvor” (originale) e “Forever Man” di Eric Clapton, vincendo, oltre ad un amplificatore Giulia messo a disposizione dalla Schertler e a un abbonamento alla rivista Chitarra Acustica, il diritto a partecipare come concertista alla prossima edizione di Acoustic Franciacorta. Foto di rito per il vincitore e la giuria, composta da Reno Brandoni, Giovanni Pelosi, Andrea Carpi, Lorenzo Della Valle e me stesso.

Enrico Maria Milanesi
Enrico Maria Milanesi

E intorno alle 16.30, sempre nell’Auditorium del Monastero, Reno Brandoni ha dato il via ai concerti pomeridiani, con un’esibizione raccolta e intimista, inframmezzata da interventi nel corso dei quali ha raccontato aneddoti ed episodi della sua lunga carriera. Poi, data l’impossibilità di ospitare il pubblico che già era numerosissimo, le esibizioni pomeridiane si sono spostate all’esterno, sul palco dove si sarebbero svolti i concerti serali. È stata la volta di Luca Allievi, che ha ammaliato i presenti con i suoi originali arrangiamenti di brani d’opera e di musica colta. E subito dopo si è presentato un trio di indomiti eroi della sei corde acustica: Andrea Valeri, Michael Fix e François Sciortino. Previsto come un semplice incontro con il pubblico, il loro è diventato un vero e proprio concerto, che ha deliziato centinaia di appassionati scatenando enorme entusiasmo. Consensi e applausi a non finire, a validare una tecnica esuberante e un grande affiatamento. Il pomeriggio si è concluso con l’appassionata esibizione dei Born in the Sixty, un trio acustico che ci ha fatto sognare e ci ha commosso con brani di Crosby, Stills & Nash, dei Beatles, degli Eagles.
Il concerto serale è stato aperto dal duo di Val Bonetti e Cristiano Da Ros, un ensemble raffinato a metà strada tra il jazz e il blues, che si sostiene su un perenne dialogo virtuosistico tra chitarra acustica e contrabbasso, puntando su estro e improvvisazione. Dopo di loro abbiamo ascoltato il singolare duo di Giovanni Pelosi ed Esther Oluloro: il chitarrista dalla consolidata tecnica fingerpicking, che mai è mancato in nessuna delle dodici edizioni del festival, ha accompagnato la giovanissima anima soul, nigeriana ma residente nella nostra provincia, dal timbro vocale caldo, pastoso, profondo e avvolgente.

Impeccabile l’esibizione di Darragh O’Neill, chitarrista irlandese di una compostezza strepitosa, simpatico e intraprendente, che già si era fatto apprezzare in mattinata dagli allievi di un interessante workshop, dedicato ai piccoli segreti che portano a perfezionare il suono della chitarra. Con il suo concerto ha dato una dimostrazione pratica di quanto aveva in teoria esposto, permettendosi di spaziare tra palpitanti versioni di brani di Domenico Scarlatti e sue composizioni raffinate e toccanti: una miscellanea di classico e jazz, sostenuta da echi di richiami tradizionali della sua Dublino. Gli applausi scroscianti e la richiesta di ripetuti bis hanno confermato il consenso di un folto pubblico, che sarebbe stato addirittura molto più numeroso se lo spazio, previsto per circa quattrocento persone, fosse stato più capiente.

Non poteva terminare in modo migliore l’edizione di Acoustic Franciacorta 2015, punto d’incontro di chitarristi che rappresentano quanto di meglio può esprimere il panorama internazionale della sei corde. Qui ogni anno si esprime una qualità musicale che sa unire novità e conferme, tradizioni e originalità, creando in Franciacorta un fecondo crocevia di esperienze artistiche.

Sara Gaudiosi e Giorgio Cordini

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