Diritto d’autore – 17: Il pubblico dominio

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(di Andrea Petretto) – Negli articoli precedenti ci siamo soffermati ad analizzare le licenze d’uso di un’opera, volgendo la nostra attenzione alle licenze Creative Commons quale alternativa al diritto d’autore classico, segnando il passaggio dal modello tradizionale (‘tutti i diritti riservati’) a un modello più flessibile (‘alcuni diritti riservati’). Attraverso queste licenze d’uso, l’autore può decidere se consentire, limitare o meno alcuni usi della propria produzione creativa e intellettuale, stabilendo condizioni e modalità di esercizio della libertà d’uso da parte di chi poi fruirà l’opera stessa. All’interno della ricostruzione in materia di diritto d’autore e di nuovi modelli dello stesso, merita indubbiamente un cenno il ‘pubblico dominio’, cioè il caso in cui un’opera non sia coperta da diritto d’autore, nel senso più tradizionale del termine, ma anche secondo quegli aspetti sopra richiamati.

public-domain-logoChi, dunque, associa un’opera al pubblico dominio rinuncia alla tutela di tutti i suoi diritti in tutto il mondo, inclusi tutti i diritti connessi e vicini, permettendo di copiare, modificare, distribuire e utilizzare l’opera, anche per fini commerciali, senza chiedere alcun permesso.
Ciò può verificarsi, ad esempio, quando siano decorsi i termini previsti dalla legge: trascorsi settant’anni dalla morte dell’autore, quanto prodotto non risulta più coperto da alcun diritto d’autore e l’opera è perciò liberamente riproducibile e fruibile. A tal fine, ogni anno viene pubblicato un elenco delle opere che diventano di pubblico dominio.
Diverso è il caso in cui l’autore stesso scelga di non tutelare la sua opera secondo il diritto d’autore classico, né mediante le licenze d’uso, ma decida di renderla di pubblico dominio. L’opera divenuta così di pubblico dominio – purché si tratti dell’opera originale e non di una sua elaborazione protetta – è liberamente utilizzabile senza alcuna autorizzazione e senza dover corrispondere compensi per diritto d’autore.
In questo senso, le CC e le altre licenze di questo tipo si inseriscono nel fenomeno del copyleft, in italiano tradotto con l’espressione ‘permesso d’autore’, sembrando questa la traduzione più efficace, dal momento che è difficile rendere in italiano il gioco di parole sotteso a copyleft: left è il participio del verbo to leave, che significa ‘permettere’, ‘lasciare’, ma è anche il contrario di right, termine che significa ‘destro’, ma anche ‘diritto’.
La scelta di rilasciare un’opera secondo il pubblico dominio, risulta senz’altro radicale: bisogna ricordare, infatti, come ciò significhi rinunciare a disporre di quanto è stato prodotto dal proprio ingegno e dal proprio talento e lasciare che chiunque ne goda e se ne possa appropriare in modo totalmente libero e gratuito.

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