È online “Chitarra Acustica” n. 07/2019

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È online il numero 07/2019 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.

 

Elogio della fuffa

I tempi stanno cambiando e quest’estate probabilmente delineerà uno spartiacque tra passato e futuro, facendo emergere un presente molto diverso da quello che avremmo immaginato.

Questa volta non sarò ‘vago’, non userò giri di parole per fare in modo che all’interno di un ragionamento la chitarra affiori in primo piano. Nella mia riflessione di questo mese la chitarra è subito protagonista con i suoi meeting, le sue fiere, i suoi eventi, oggi diversamente partecipati e acclamati.

La grande sfida è sempre stata tra ‘dilettantismo e passione’ e ‘qualità e professionismo’. Personalmente ho iniziato nel 2000 con Fingerpicking.net l’attività editoriale e organizzativa lavorando sul coinvolgimento degli appassionati chitarristi, virando poi verso la ricerca di una diversa e più selettiva accurata professionalità. Tutto questo nel tempo ha pagato, permettendo sicuramente l’evoluzione di un programma che ha reso possibile la realizzazione di progetti importanti, fossero essi semplici open mic, libri, pubblicazioni o eventi sempre più curati e diffusi, grazie ai vari canali distributivi, in tutto il mondo. Questo non è valso solo per me, ma per molti addetti ai lavori. Probabilmente, nel periodo trascorso, la ricerca da parte dei chitarristi di riferimenti professionali è stata alla base della crescita, e per tale ragione tutto ha funzionato.

Ma i segnali vanno interpretati e compresi. L’esperienza serve pure a questo. L’eccessiva difesa del rigore e della professione ha nel tempo creato forse un distacco con la platea degli interessati che, non dimentichiamolo, continuano a essere i principali ‘consumatori’. Questo allontanamento non è stato sempre compreso: la fornitura di servizi sempre più professionali si è trasformata per così dire in qualcosa di ‘elitario’, che ha in parte disaffezionato il pubblico.

Devo questa riflessione e questo mio ‘pentimento’ soprattutto a un movimento, che all’inizio mi aveva in qualche modo sorpreso negativamente. E pur avendo accordato il mio totale supporto, dovuto all’amicizia con il suo ideatore (forse in questo caso dovrei dire ‘leader carismatico’), ne criticavo modalità e finalità. Per carità, niente di occulto: le mie considerazioni venivano sempre esternate con franchezza e onestà, oggetto di lunghe e sincere conversazioni.

Il tempo mi ha presto indotto a ricredermi, così che adesso il senso del dovere e il rispetto per l’amicizia mi impongono un mea culpa pubblico. Purtroppo, presunzione ed esperienza mi hanno fatto sottovalutare un fenomeno, una tendenza che invece il mio amico Giovanni Pelosi da tempo aveva intuito. Parlo dell’idea della F.U.F.F.A., la Free University for Fake Artists, il cui nome già mi imponeva distanza e distacco. Oggi la definirei un’assemblea naturale di appassionati di chitarra, ma anche di musica in generale, che ha fatto della passione, senza alcuna speculazione, il motivo dei propri incontri: lezioni, laboratori, seminari messi a disposizione dei partecipanti, tutto assolutamente gratuito, per il puro piacere dello stare insieme e parlare degli argomenti che animano la loro passione.

D’altra parte, sembrava quasi di voler violare quella regola per cui l’insegnante insegna e lo studente impara pagando un giusto corrispettivo. La musica per alcuni è un lavoro, e come tale va retribuito. Giustissimo. Il movimento della F.U.F.F.A. probabilmente veniva visto da molti, me compreso, come una negazione di questo diritto, mettendo insieme appassionati di musica che – avendo un altro lavoro – ‘giocavano’ insieme a fare i professionisti, eludendo il principio base del professionismo che prevede la remunerazione della prestazione.

Niente di più sbagliato. Lo sguardo si è soffermato su uno degli aspetti meno rilevanti della faccenda, trascurando invece l’importanza dello spirito collettivo, del piacere della condivisione, che ha innescato un meccanismo inaspettato – forse per me e per gli altri, ma immagino ben chiaro da subito per Giovanni – in cui la musica tornava a essere il centro dell’attenzione, il motivo principale per cui appassionati, curiosi e musicisti avevano il piacere di stare insieme.

Questo ritorno alle passioni mi sembra attualissimo, molto di più dell’ostinata ricerca di un professionismo che ormai interessa pochi. L’idea è molto più rivoluzionaria, è come una app gratuita che si mantiene grazie al numero degli utilizzatori: è la massa che crea ricchezza, che permette di raggiungere valori e numeri impensabili, legati alla quantità e qualità di partecipanti.

Ecco, un altro punto di forza è proprio questo: la qualità dei partecipanti. Mi sono reso disponibile per un laboratorio e ho avuto così modo di incontrare gli aderenti alla F.U.F.F.A.: persone meravigliose animate da un effervescente spirito collettivo. Giovanni ha sempre predicato a chi lo contestava che il suo era più che altro un tentativo di educazione all’ascolto, lungi dal voler opporre la benché minima concorrenza a chi di mestiere fa proprio l’educatore. Anzi, nell’idea dello stesso Giovanni c’era la convinzione che tutti i partecipanti che avessero desiderato approfondire lo studio, avrebbero sicuramente cercato successivamente un maestro o una scuola dedicati.

«Ma la passione spesso conduce a soddisfare le proprie voglie»… e così il Pelosi-pensiero si è materializzato nella sua completezza in occasione dell’ultimo Ferentino Acustica: l’educazione degli adepti della F.U.F.F.A. ha fatto sì che tutte le serate, compresa la prima del giovedì, risultassero sold out. E nulla potrebbe essere paragonabile all’entusiasmo degli stessi musicisti, che sono stati presenti non solo il giorno del loro concerto, ma hanno deciso di fermarsi più giorni per godere dell’atmosfera.

È la sconfitta del professionismo? La purezza dell’arte vince sempre? Non lo so. Certamente tutti gli artisti sono stati considerati per prima cosa amici e poi musicisti: sono stati ospitati e regolarmente pagati, riconoscendo al loro mestiere la propria dignità. Certamente poi non ho mai visto persone così felici e soddisfatte di poter condividere quattro giornate così intense di musica, dalle undici di mattina fino alle tre di notte.

Chapeau Giovanni e complimenti a tutti i ‘fuffanti’!

Reno Brandoni

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