È online “Chitarra Acustica” n. 12/2018

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È online il numero 12/2018 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.

Sono un nostalgico

Sono un nostalgico. Nonostante video, musica, film e informazioni viaggino, spesso inattesi, sul mio smartphone o sul mio tablet, mi concedo una pausa sul divano dividendomi tra qualche vecchio vinile, la TV o – nei momenti creativi – la chitarra.

Che bella invenzione il divano del salotto! Peccato che stia perdendo la sua funzione sociale. Una volta era ricercato, ambìto, desiderato per le sue varie mansioni. Tralascio quelle alle quali i maliziosi avranno subito pensato. Di solito era a tre posti, e non ce n’era uno preferito: dipendeva dalla conformazione della stanza e dalla posizione del televisore. Diciamo che la tendenza, nel tempo, ha subìto una metamorfosi: prima tutti gradivano il posto centrale, poi con l’arrivo del telecomando la preferenza si è spostata sui posti laterali, comodi se affiancati da un tavolinetto portaoggetti; il luogo giusto dove custodire e controllare lo ‘scettro’, pardon il telecomando, che sempre di più indicava in famiglia il reale detentore del potere.

Rispolverati i vinili e ceduto uno dei miei accessi Netflix sul computer a mio figlio, che si è trasferito in un’altra città, ecco che il divano – con nessun contendente, visto che la moglie è sempre affaccendata – è tornato a essere il mio ritrovo preferito. Da qui posso abbandonarmi alla mia musica, suonare la chitarra, ascoltare i lamenti della consorte – che mi ricorda, elencandole analiticamente in ordine ascendente e discendente, tutte le faccende domestiche che a suo dire io ignoro e a cui lei è giornalmente preposta –, ma soprattutto posso pilotare, in assoluta autonomia, il telecomando e accendere il ‘tanti’ pollici al plasma posizionato di fronte alla seduta giudicata migliore.

Solitamente ciò avviene prima di cena. Nonostante io viva, grazie alla tecnologia, costantemente aggiornato sui fatti del giorno, le notizie del telegiornale rappresentano ancora oggi il sunto della giornata a cui difficilmente rinuncerei. Lo stesso avviene per il quotidiano del mattino la cui lettura, che per comodità eseguo sul tablet, rimane la mia prima attività della giornata.

Questa nostalgia analogica per le vecchie abitudini continua a piacermi sempre di più. Sarà l’età che avanza o la stanchezza fisica e mentale che incombe, ma sento il conforto di una piacevole consuetudine.

L’apertura del TG da un po’ di tempo presenta sempre uno scorcio di mare, frammenti di barche, persone disperate, scene di un tempo che andrebbe dimenticato. Leggo il labiale distrattamente… Dimenticavo di dirvi che l’audio è regolato al minimo e le immagini scorrono mentre ascolto un long playing di Billie Holiday. So già cosa succede. E non voglio sentire i commenti di chi ora si mette la medaglia al petto per aver salvato migliaia di vite e, il giorno dopo, utilizza la stessa medaglia vantandosi di averne respinte altrettante. Nessuno parla mai di quante anime sono sprofondate nel mezzo del mare, perché per questo argomento non ci sono medaglie.

Guardo distratto, ascolto musica, oppure suono la chitarra e osservo le immagini scorrere, attendendo alla fine l’apparizione del titolo a effetto che indichi il numero delle vittime e dei dispersi.

Qualche giorno fa però è accaduta una cosa strana: la scena era la stessa, mare agitato, barche affondate, facce disperate e concitate; c’era però qualcosa di diverso: tutto sembrava più ‘eclatante’, non il solito barcone di disperati senza patria né sorte. Ho alzato allora il volume per conoscere i fatti, cercando di scoprire il perché di questa anomalia. Le scene non provenivano dal profondo Sud ma da Portofino e Rapallo, dove un’elegante signora raccontava del disastro. Il mare in tempesta aveva affondato e inghiottito più di cento yacht.

Nonostante sia facile fare ironia sull’evento, ho sofferto anche per questa vicenda: il dolore e la disperazione sono sentimenti che non hanno prezzo, colore o ceto sociale. Esistono e vanno rispettati sempre e comunque. La natura fa la sua parte e chi la governa, qualche volta, la subisce.

Il mare la pensa allo stesso modo: prende e dà senza guardare in faccia nessuno. Attenzione a sfidarlo, la battaglia è persa in partenza. Meglio farselo amico ed evitare che certi fatti accadano, al Sud come al Nord. La legge del mare insegna che tutti debbano essere soccorsi e salvati. Il mare non perdona e non risparmia nessuno, perché si sa: il mare è democratico.

Buon fingerpicking e buon Natale!

Reno Brandoni

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