effedot – Corde per chitarra acustica e plettri

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(di Mario Giovannini) – Della ‘genesi’ delle chitarre effedot vi abbiamo parlato diffusamente nei numeri scorsi, a partire dal mese di maggio. Ma il faticoso ‘parto’ del progetto ha avuto un curioso effetto collaterale. Perché naturalmente, una volta che abbiamo avuto per le mani i primi prototipi, è sorta spontanea una questione fondamentale, una domanda esiziale e punto cardine per ogni chitarrista che si rispetti: «E mó… che corde ci mettiamo?»
In questo caso, invece di perderci come al solito in discussioni fiume – va beh, in effetti un po’ ci siamo persi, ma fa parte del gioco – abbiamo preferito metterci nelle mani di un professionista del settore, uno dei pochi interlocutori seri e affidabili che abbiamo in Italia. Complice l’interessamento di Aramini, nel giro di poco tempo ci siamo ritrovati per le mani un simpatico pacchettino, con dentro tante belle bustine colorate e, soprattutto, le corde effedot.

effedot-cordeScherzi a parte, la necessità di avere delle corde in grado di esprimere al meglio il potenziale delle nostre chitarre è parso da subito un nodo importante, e la scelta non è caduta a caso su una delle nostre eccellenze nazionali: il risultato è stato decisamente all’altezza delle aspettative. A partire dal packaging, simpatico e colorato, ma anche estremamente funzionale nell’individuare di primo acchito la corda corretta, con un colore diverso assegnato a ogni corda. Può sembrare un dettaglio da poco, ma chi ha cambiato spesso le corde della chitarra in un angolo poco illuminato di un locale o di un teatro potrebbe avere qualcosa da dire in merito. Si tratta di corde fosforo bronzo coated, ovvero con rivestimento anticorrosione a lunga durata, al momento disponibili in scalatura light e medium; ma a breve la gamma è destinata ad ampliarsi.

effedot-stringsAi più attenti e ‘maniaci’ dei dettagli – quindi la quasi totalità dei nostri lettori – sicuramente non sfuggirà la peculiarità principale del set light; la ‘classica’ scalatura .012, che è quasi uno standard per il fingerstyle, tanto classica non è: il Mi basso è .054, quindi leggermente sovradimensionato rispetto allo standard. Non è difficile immaginare il perché, ovviamente. Una piccola spinta in più sulle basse, soprattutto per chi usa chitarre con cassa piccola, spesso è una mano santa. Che spinge molti a crearsi set di corde custom, con relativo aumento di spesa.

Ma veniamo alla prova pratica, finalmente. Il montaggio, ovviamente, va effettuato in maniera tradizionale, senza nessuna accortezza particolare. Se non quella di farlo bene. Una volta montate e accordate, le corde effedot risultano immediatamente intonate e in grado di restarlo a lungo. A distanza di 24 ore ho registrato solo un piccolo calo, nell’ordine di qualche cent, ma comunque con rapporti invariati tra le corde. Non capita spesso… diciamo pure quasi mai, di non essere costretti a continui piccoli interventi sull’intonazione, nelle prime ore di ‘vita’ di una muta di corde. Una gran comodità all’atto pratico, e una bella sicurezza per chi ha in programma di salire su un palco poco dopo aver terminato la sostituzione.
Al tatto sono morbide senza scadere nell’‘elastico molle’; offrono la giusta resistenza sotto le dita, senza affaticarle. Il tono, ovviamente in funzione della chitarra utilizzata (nel mio caso si tratta di una effedot Jumbo strappata con fatica dalle amorevoli mani di Reno), risulta pieno, rotondo e corposo. L’aiutino sui bassi si fa sentire eccome, anche se si tratta di un apporto in termini di diametro davvero infinitesimale. L’effetto ‘campanella’ che spesso accompagna le corde fosforo bronzo – che personalmente detesto e che perciò è stato una discrimimanete fondamentale nella valutazione finale del prodotto – è ridotto al minimo e destinato a sparire nel breve.

Nel complesso un ottimo prodotto, quindi, proposto anche a un prezzo estremamente interessante: 12,99 euro di listino, con la possibilità magari di un piccolo sconto dal rivenditore finale.

Con i plettri effedot forse ci siamo lasciati un po’ prendere la mano, ma in fondo perché no? Anzitutto si tratta di una deliziosa contraddizione in termini: plettri vs fingerpicking. Poi una volta l’anno, magari due, li utiliziamo tutti. Anche se saremmo pronti a negarlo pure sotto tortura. E allora perché non farli bene. Sfruttando la scala colore utilizzata per le corde, i pletti effedot, che hanno la classica forma a goccia che più tradizionale non si può, coprono un’ampia gamma di spessori in cui è difficile non trovare quello che si sta cercando. Dal più duro al più morbido, sono realizzati tutti con finitura satinata per aumentare la presa delle dita e facilitarne l’utilizzo. Del resto, usandolo poco, è facile che scappi… Fa eccezione il bianco, che è dello stesso spessore dell’arancione (quindi abbastanza sottile) ed è in finitura lucida tradizionale.
L’attacco sulla corda, quindi, è leggermente diverso da quello tradizionale (o abituale, come forse è meglio definirlo), con risposta più veloce e un tono leggermente più chiuso. Inutile dire che con le corde effedot si sposano a meraviglia, e qui l’investimento è puramente simbolico.

Mario Giovannini
mario.giovannini@chitarra-acustica.net

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