Epiphone Olympic 1940

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(di Dario Fornara) – Il numero di serie 16266 stampato sul cartiglio verde originale ‘Epiphone INC. New York USA’ che si trova all’interno della cassa, colloca la costruzione di questa chitarra intorno alla metà del 1940! La Epiphone Olympic fu introdotta dalla storica casa americana nel 1931 e rimase in catalogo fino al 1949, apportando alcune modifiche soprattutto dimensionali al progetto originale, che prevedeva agli inizi una larghezza della cassa di soli 13”, aumentata fino alla misura della chitarra che ho tra le mani, che risulta essere di 15” 1/2.

La chitarra si presenta davvero bene, il colore è un caldissimo sunburst che mostra tutte le tipiche screpolature della vernice nitrocellulosa vissuta. Lo strato di vernice è sottilissimo e lascia non solo intravedere, ma letteralmente tastare e sentire con le dita, le venature del legno che ricopre. Il top è in abete Adirondack massello, intagliato a mano, mentre fondo e fasce sono realizzate in mogano laminato. Il ponte in palissandro brasiliano è regolabile in altezza tramite le due viti laterali, e il contatto diretto tra corda e legno influenza decisamente la timbrica ‘legnosa’ di questa chitarra, peraltro tipica delle archtop di questo genere. Il manico è in mogano e presenta una sezione piuttosto consistente e leggermente a V. La tastiera – che è realizzata in palissandro brasiliano e, a differenza delle cugine Gibson di quel periodo, corre per un tratto sospesa sulla tavola armonica – monta dei tastini di dimensioni medie che penso siano originali; il truss rod, particolarmente sporgente e diverso da quello visibile su foto di strumenti simili, mi genera invece qualche perplessità.

Il diapason misura 25” 1/2, i segnatasti sono dei semplici dot, il capotasto è largo 1” 11/16 ed è realizzato in osso. La paletta riporta il marchio Epiphone in madreperla, le meccaniche aperte con palettina ovale – originali – andrebbero lubrificate, mostrando decisamente i segni del tempo e i limiti del progetto, per cui risultano piuttosto durette e imprecise nel funzionamento. La chitarra ha subìto in passato alcuni interventi di riparazione poco felici, come la sostituzione di parte del binding della cassa utilizzandone uno di dimensioni differenti – peccato! – e la sostituzione della cordiera a trapezio, anche questa non originale e fissata un po’ malamente direttamente sopra la precedente piastra di attacco, spezzata e rimasta fissata alla fascia dello strumento. Purtroppo manca l’ampio battipenna, fatto abbastanza comune sulle chitarre che ci arrivano da quel periodo… chissà che fine ha fatto! Io me ne procurerei uno perché è parte del fascino di questo tipo di strumenti.

Il suono della Epiphone Olympic, che monta delle phosphor bronze .012 per acustica, è definito, potente e – come dicevo precedentemente – un po’ legnoso e virato sulle frequenze medie. Non è una chitarra da fingerstyle, non lo è assolutamente: per suonarla serve energia, serve una plettrata vigorosa e decisa, in grado di metterla in vibrazione e rendere giustizia a un suono apparentemente un po’ crudo, ma sicuramente di grande proiezione e in grado di emergere nel sound globale di una piccola orchestra, motivo per cui era stata progettata e concepita.

Swing e manouche sono il suo pane, l’attacco è micidiale con una ‘botta’ che ti perfora! Non è uno strumento per tutti, la versatilità non è sicuramente il suo forte, ma la timbrica è quella originale ed è irrinunciabile per un certo tipo di musica: un suono poco elegante e un po’ sfrontato, ma affascinante e senza tempo. Una chitarra dal fascino irresistibile, per musicisti e chitarristi veri, una regina dello swing!

Dario Fornara

dariofornara1@alice.it

www.dariofornara.it

Scheda tecnica

Epiphone Olympic 1940

Tipo: archtop

Anno di costruzione: 1940 (n. di serie 16266)

Top: abete Adirondack massello

Fondo e fasce: mogano

Manico: mogano

Tastiera: palissandro brasiliano

Larghezza cassa: 15” 1/2

Diapason: 25” 1/2

Nut: 1” 11/16 in osso

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