L’ultimo volo del gabbiano Rudy – Il nostro ricordo di Rodolfo Maltese

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(di Giovanni Pelosi, Massimo Alviti, Giovanni Palombo, Stefano Barbati) – In questo nuovo secolo abbiamo avuto il privilegio di ritrovare spesso Rodolfo Maltese accanto a noi, nelle numerose occasioni di incontro del nostro piccolo grande mondo della chitarra acustica, a partire dalla sua generosa partecipazione nel 2004 a 36, il primo sampler dell’etichetta discografica Fingerpicking.net. Per questo serbiamo gelosamente e ci teniamo a condividere, accanto ai ricordi storici del Rodolfo Maltese chitarrista del Banco e non solo, questo ricordo più intimo di lui come ‘uno dei nostri’. (a.c.)

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“Birdland” e altre storie
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Devo preliminarmente confessare una lacuna di conoscenze musicali difficile a spiegarsi: non avevo, se non occasionalmente alla radio, ascoltato molto del Banco del Mutuo Soccorso. Ne avevo, come dire, un’ottima impressione sommaria. Mi colpì tuttavia un articolo di Andrea Carpi, nel quale parlava di Rodolfo Maltese e del suo arrangiamento di “Birdland”, anche perché erano un paio d’anni che ne avevo fatto uno anch’io. Ancora di più, fui incuriosito verso Rodolfo quando Stefan Grossman, ascoltata la mia versione di quel brano, mi disse che ne aveva fatta una anche Rudy Maltese: non sapevo che si conoscessero.
Una quindicina di anni dopo, nel 2002, nell’occasione in cui con Fingerpicking.net stavo organizzando un CD sampler con una quantità di chitarristi italiani, ho conosciuto Massimo Alviti, che mi promise di chiedere a Rodolfo Maltese per una sua eventuale partecipazione all’album: Max suonava da qualche tempo in duo acustico con Rodolfo.
Mi è capitato di conoscere alcuni grandi, e devo dire che la quasi totalità delle volte è stato un piacere conoscerli. Ma con Rodolfo, nello studio di registrazione, avevamo già cominciato a suonare il primo pezzo insieme, senza esserci mai visti prima! Quando si arrivò alla presentazione del disco 36 – The Fingerpicking.net Sampler, che si fece nello storico Big Mama di Roma, Rodolfo intervenne per presentare il suo pezzo nel disco, un bellissimo arrangiamento di “Something” di George Harrison, ma suonò anche un pezzo in duo con Giovanni Palombo, altro amico comune ed altro partecipante al sampler. Suonarono un indiavolato brano jazz, durante il quale notai che Rodolfo ruppe una corda, se non sbaglio il Si. Bene, continuò a suonare e la maggior parte del pubblico non se ne accorse!
Lo incontrai di nuovo in un localetto romano, dove Alex Di Reto stava suonando i suoi blues. Quella sera per poco non venne alle mani con gli occupanti di un tavolo vicino al palco, che parlavano a voce così alta da sovrastare la musica: prima aveva chiesto loro, con tutta la gentilezza possibile, se potevano abbassare il volume della conversazione; ma dopo che quelli avevano cominciato anzi a ridere e gridare più forte, lui si era – cosa che ho visto succedere soltanto quella volta – incazzato di brutto… Beh, per fortuna non accadde niente e quelli se ne andarono.
Poco tempo dopo, lo stesso Alex aveva invitato Massimo Alviti e me a fare una serata al Lettere Caffè, un locale trasteverino. Nel pomeriggio di quel giorno, Rodolfo mi chiamò al telefono e mi chiese se era quella la sera che dovevamo suonare. «Sì» gli dissi. «Quasi quasi vi vengo a sentire»… «Sarebbe bellissimo» gli risposi. «E… se mi portassi la chitarra?» «Se porti la chitarra, suoni!» E così fu, facemmo la serata in quattro e passai una serata a chiacchierare di musica e vita anche e soprattutto con Rudy.
Così abbiamo continuato a vederci occasionalmente, a sentirci per telefono ogni tanto. In realtà il nostro duo si è costituito, senza annunci, nel maggio del 2006 sul palco principale dell’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, dove sia lui che io dovevamo fare due set da soli. Rodolfo non amava suonare di primo pomeriggio e sotto il sole, ma fece il suo, da par suo. Salutò il pubblico e scese dal palco, mentre io venivo chiamato a salirci. Gli strinsi la mano, gli feci i miei compimenti. Lui mi rispose che non era per niente contento di come aveva suonato: «Ti va di fare un pezzo insieme?» «Magari, Rodolfo, ma quale?« »Ho sentito che tu fai “Blue Moon”… OK, la facemmo.
A questo punto gli proposi di venire a Ferentino, alla fine di giugno c’era la quarta edizione di Ferentino Acustica… Insomma, da lì, nel settembre suonammo ad Acoustic Franciacorta e successivamente in parecchie altre manifestazioni.
Fu così che conobbi la casa e pian piano la famiglia di Rodolfo: non facevamo mai prove, salvo un’oretta nel sabato pomeriggio che precedeva, spesso di una settimana, l’impegno insieme. Cresceva il suo interesse per la mia Gottschall Jumbo, e un giorno mi chiese se potevo parlare a Peter Gottschall per fargli avere una chitarra come la mia… e anche uno sconto. Si accordarono con Peter, e dopo alcuni mesi ebbe la sua Gottschall FB 24.
Dai grandi festival ai localetti più improbabili, abbiamo suonato parecchie volte. Siamo diventati quello che, in realtà, eravamo stati subito, e cioè amici veri, con una passione in comune.
Non ho conosciuto una persona altrettanto sobria, né altrettanto sincera, pur mantenendosi sempre gentile. Ho scoperto così un mondo di persone che ruotavano intorno a lui: che fossero musicisti, come Alessandro Papotto o Elizabeth Cutler, per citare i due che ho conosciuto meglio; o fan del Banco, o degli Indaco, o del Rodolfo Maltese Group, soltanto le più note formazioni con cui collaborava o aveva collaborato, o che aveva lui stesso formato.
A Rudy piaceva tutta la musica, perciò potevamo suonare i Beatles o Billy Joel, Armstrong o Bacharach, Bindi o i Weather Report, Mina o Pat Metheny. Mi diceva che era stato suo padre a fargli ascoltare e capire tantissima musica, e quando suonavamo “What a Wondefrul World’ sapevo, perché me lo aveva detto, che era dedicata a lui.
Rodolfo-MalteseUn brutto giorno, nella primavera del 2009, Massimo Alviti mi disse che Rodolfo aveva avuto una specie di crisi per la quale era caduto sul palco, era stato ricoverato e gli avevano trovato un tumore al cervello, per il quale lo avevano già operato. Da quel momento è cominciata un’altra storia, quella della sua fiera ma signorile, com’era il suo stile, battaglia contro la malattia.
Già quando andavo a trovarlo nell’ospedale in cui faceva riabilitazione, dopo pochi giorni, aveva una chitarra vicino al letto. Aveva, oltre ad una difficoltà del linguaggio (‘disfasia motoria’ il termine medico), una leggera paresi del braccio destro, che gli creava un problema nel suonare.
La prima volta che riuscimmo a suonare di nuovo insieme fu per una serata a Roma, al circolo ARCI ‘L’Arcobaleno’, la prima uscita musicale di Rodolfo dopo l’intervento, la testa parzialmente fasciata. E per quella ironia che solo il destino ti può riservare, quella mattina ero stato operato alla testa anche io, sulla superficie, e avevo quindi una vistosa sutura: sembravamo appartenenti a una setta!
Così, ricominciammo. Rudy non era in grande forma chitarristica, un po’ la paresi e un po’ i farmaci lo limitavano, ma esprimeva una tale gioia ogni volta che suonavamo, che mi ripromisi di portarlo in giro a suonare ogni volta che ce ne fosse stata l’opportunità. E così è stato: da Acoustic Franciacorta a Sarzana, da Ferentino fino in Valpolicella, da un pub di Ciampino ad Orta, abbiamo continuato a suonare insieme con lo stesso piacere di sempre.
Non sono sufficientemente addentro alla tecnica chitarristica per giudicare un chitarrista complesso e originale come Rodolfo Maltese, ma posso dire di aver imparato moltissimo da lui, anche a conoscere e prevedere le sue intenzioni senza neanche guardarlo: sapevo quando avrebbe iniziato un solo, quando lo avrebbe finito. Certe cose si sentono, con le persone giuste. Negli ultimi tempi avevo anche imparato le sue esitazioni, il secondo di smarrimento. Non era importante questo. Era importante il suo gusto, il suo suono.
Mi ha telefonato alla fine di luglio, con la sua pronuncia un po’ alterata mi ha detto «Ciao, Ciccio», che sarebbe andato al mare per tutto agosto. Non ci è mai andato. Quando a settembre ho parlato con la sua figlia più piccola, mi ha detto che si era ricoverato proprio in quei giorni in cui l’avevo sentito, per un’aggravamento. Vorrei estendere la mia impressione di assoluta sobrietà a tutta la famiglia. Rodolfo è stato un grande uomo.

Giovanni Pelosi

AlMa

Rodolfo-Maltese-AlMaRodolfo non era un ‘grande chitarrista’, era molto di più, era un un grande Musicista. E con la sua chitarra o la sua tromba faceva una Musica bellissima. Aveva il gusto del bello, dell’eleganza e della forma corretta, nell’Arte, nella Vita, nella Musica.
Viaggiare con lui era guardare le nuvole in cielo e sorprenderci delle forme che assumevano, ora di un animale, ora di un volto umano. E puntualmente significava sbagliare strada! Quando suonavamo in Puglia, impiegavamo delle ore in più per arrivare, tante erano le soste per permettergli di fotografare gli ulivi, meravigliose sculture della natura. Mi rimane un costume da bagno comprato al volo per una sosta imprevista sul lungomare di Cupra Marittima, per un inaspettato tuffo in un mare che ci chiamava come le sirene di Ulisse.
Era bello salire con lui quei pochi gradini che ti fanno trovare su un palcoscenico importante tipo il Meeting di Sarzana o l’Auditorium ‘Parco della Musica’ di Roma e sentirti unito, con complicità, rispetto e stima reciproca.
Un regalo che la vita ha voluto farmi è il meraviglioso CD AlMa che abbiamo realizzato in duo, impreziosito dalla presenza di Alessandro Papotto al clarinetto per una versione memorabile di quello che forse è il brano più conosciuto di Rudy, “Il volo del gabbiano”. Credo sia importante per chiunque ascoltarlo, perché testimonia la fase più importante e finale del percorso artistico di Rodolfo. Ecco, in questo CD c’è tutta la nostra amicizia, la nostra complicità, l’amore per il nostro strumento, l’amata Chitarra, e il rispetto per la Musica.
Con maturità, riesco a non farmi sopraffare dal dolore per la sua assenza di oggi, accettando che l’impermanenza è la realtà di ogni fenomeno umano. Ma sono invece pieno di gioia per averlo conosciuto, per aver vissuto e condiviso con lui tanti bei momenti, e poter dire che in fondo… «Ce la siamo Suonata alla grande!»
Ciao Rudy!

Massimo Alviti

«Sono ritornato gabbiano. Per stare con tutti voi. La morte non è niente, grazie al vostro affetto vivo per sempre»

Con queste semplici parole Rodolfo ci ha salutati, nel suo stile sobrio e generoso, elegante. Da molto tempo aveva scelto il simbolo del gabbiano, come simbolo di libertà e ricerca, citando il romanzo Il gabbiano Jonathan Livingston.
Rodolfo-Maltese-Group_Il-gabbiano-JonathanSebbene conoscessi Rodolfo di fama per il suo vissuto musicale, ebbi modo di conoscerlo di persona nel 2004 attraverso la trascrizione che feci del suo brano “Il volo del gabbiano”, che insieme ad altri suoi pezzi dovevo trascrivere per la rivista Chitarre. Mi ricordo che venne a casa mia e candidamente mi disse «Giovanni aiutami a scrivere questi brani, io purtroppo con la musica scritta non me la cavo troppo bene», rivelando subito una sincerità e un’umiltà di base, che restano tra le sue caratteristiche principali.
Così stabilimmo facilmente una sintonia che ci portò dopo poco a collaborare. Mi invitò a suonare in un concerto come ospite del gruppo Indaco, e successivamente suonammo in duo in diversi concerti, per circa un anno. Scoprivamo di condividere molti gusti musicali, la passione per alcuni grandi musicisti, l’ascolto del jazz e la pratica dell’improvvisazione, il piacere della melodia e dei suoni mediterranei, la ricerca nella propria musica di una sintesi di stili diversi. Da vecchio fan del Banco del Mutuo Soccorso mi sentivo estremamente onorato di questa collaborazione, e pian piano mi rendevo anche conto di avere incontrato un uomo che cercava l’equilibrio e la bellezza nel quotidiano, dimostrandolo nella semplicità di ogni giorno. Come accade spesso nella musica, si procedeva a intermittenza, a volte non ci sentivamo per mesi, ma ogni volta che ci ritrovavamo l’incontro era sincero, con reciproco affetto e considerazione.
Musicalmente Rodolfo era un onnivoro, amava i Beatles e Frank Zappa, Miles Davis e la musica classica, ovviamente il progressive, ma anche Sting, la musica etnica: un lungo elenco che potrebbe contenere veramente tanti nomi e tanti stili. Da persona aperta e curiosa qual era, trovava la bellezza un po’ ovunque, stimoli e cose da imparare in tutto quello che ascoltava. Aveva gusto musicale, un grande orecchio e un ottimo istinto. Gli piaceva suonare con gli altri, lanciarsi in diversi progetti. La sua esperienza musicale, maturata con il Banco, ma anche in anni di molteplici e diverse collaborazioni, lo portava a suonare generi diversi, a incrociare le strade stilistiche con naturalezza, ad apprezzare e condividere le esperienze degli altri.
Tutta questa sua apertura musicale non era che il riflesso della sua carica umana, che ha lasciato un grande regalo a tutti quelli che lo hanno conosciuto.

Giovanni Palombo

«Sto bene»

Come parecchi amici di Fingerpicking.net, ho conosciuto Rodolfo Maltese e ho avuto modo di scambiare con lui impressioni, esperienze, nei luoghi dove si respirano musica e chitarre.
Una persona speciale perché, nonostante la sua storia, trattava tutti al suo pari. Mi sono sempre trovato bene con lui e lui non si è mai tirato indietro quando si è trattato di scambiare note, colori e melodie sullo stesso palco; e stiamo parlando di un pezzo di storia della musica italiana…
Ricordo che dopo l’operazione di qualche anno fa, incontrandoci allo stand di Fingerpicking.net al Meeting di Sarzana, non lo riconobbi (aveva i capelli a zero e non parlava molto bene). E fu lui a farsi avanti e a salutare con affetto: «Ciao Stefano, lo so che non mi riconosci. Sono Rodolfo Maltese del Banco, sto bene, tu come stai?». Un grande.
So long Rodolfo!

Stefano Barbati

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