Il tempo ‘sprecato’

0
41

(di Mario Giovannini) – Non ho bei ricordi degli anni della scuola. Soprattutto delle superiori. Non ho perso anni, ma alla fine i risultati sono stati abbastanza mediocri. Oltre ad essere preda delle tempeste ormonali tipiche di quel periodo, avevo i capelli lunghi a metà schiena, ero in lite con l’universo, e costantemente incazzato come una bestia perché tutto quello che volevo fare nella vita era suonare, e non perdere tempo in aula. Ovviamente, con il senno di poi, mi sono reso conto di aver ricevuto molto, moltissimo. Ma all’epoca la sensazione era quella: tempo sprecato.

Qualche settimana fa un amico comune mi ha avvisato che Paolo Bonfanti avrebbe tenuto un seminario e un concerto vicino a dove vivo. Per la serata avevo già altri impegni, ma non volendo perdere l’occasione per un saluto a Paolo – è sempre un piacere incontrarlo – sono passato nel pomeriggio, durante il workshop. L’appuntamento era nel liceo musicale della mia città a pochi passi da casa mia. Non che ne ignorassi l’esistenza, ma… quasi. All’ingresso mi hanno detto che avrei trovato i miei amici in Aula Magna, per cui mi sono fatto una bella passeggiata, per raggiungerli, per i corridoi della scuola. Non so se avete presente Fame, il film di Alan Parker degli anni ’80 che racconta della celebre scuola di arti performative di New York City… ecco, con le debite proporzioni, mi ci sono trovato dentro!

Dal piano superiore mi arrivavano le note di un Notturno di Chopin al pianoforte, ad ogni angolo che giravo ‘sbattevo’ contro ragazzi con strumenti in mano, mi si aprivano scorci su aule al cui interno si provava, riprovava, si suonava, si studiava. Il corridoio di ingresso all’Aula Magna, poi, è ‘abbellito’ da una rastrelliera di chitarre lunga almeno dieci metri con la regia posizionata a fianco della porta, una cosa davvero notevole.

All’interno ho trovato Paolo che stava provando alcuni brani per la serata con la band della scuola. La band della scuola! Sezione di fiati, basso (una ragazzina che suonava da paura), batteria, e un numero imprecisato di chitarre.

Mi sono seduto verso il fondo, per non disturbare e mi sono goduto il momento. Anche perché, in tutta onestà, non erano niente male. E mi è tornato in mente un ragazzino 14enne, con i capelli a metà schiena, che forse in questa scuola non sarebbe stato poi così perennemente arrabbiato. Chissà…

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui