(Elettro)Acustico – Alessandro ‘Finaz’ Finazzo

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Finaz

(di Mario Giovannini) – Personaggio esplosivo, una vera ‘macchina da guerra’ sul palco e in studio, Ale ‘Finaz’ Finazzo, oltre a essere una delle anime della Bandabardò, è un chitarrista completo, dotato di una tecnica solidissima, grande creatività e un approccio allo strumento a dir poco fuori dagli schemi. Dopo aver pubblicato due libri con Fingerpicking.net (L’uso degli effetti per la chitarra acustica e Best of Finaz), l’uscita del suo nuovo disco GuitaRevolution è l’occasione giusta per fare quattro chiacchiere e il punto della situazione.

FinazAnzitutto: grazie Ale per la disponibilità. Anche se sei in tour in Canada in questo momento, ti sei ‘sottoposto’ con pazienza alle nostre domande. Come sta andando il giro in Nord America?
Grazie a voi. Qui in America va tutto alla grande. Il pubblico è attento e ricettivo. Sono molto incuriositi e divertiti dalla mia proposta di GuitaRevolution. Un po’ me lo aspettavo, vista la risposta entusiasta che il mio management americano ha avuto nell’organizzare il tour e l’uscita del disco. I concerti in programma sono infatti tanti e ben assortiti. Poi non è la prima volta che suono oltreoceano. Già con Banda siamo venuti quattro volte e la risposta è sempre stata più che positiva. Chiaro che presentarsi con un progetto di sola chitarra, e per di più molto particolare come in questo tour, è una bella sfida. Direi che sono veramente soddisfatto

Immagino si tratti solo di una una piccola ‘pausa’ dall’attività di Bandabardò…
Gli impegni con la Banda sono sempre presenti, ma ormai da tre anni riesco a gestire questa doppia vita artistica, che in realtà sento che rivitalizza la mia musica: suonare e sviluppare un discorso solista mi ispira per la musica della Banda e viceversa. Da novembre alla metà di febbraio sarò in giro da solo. Poi riprendo in primavera con la band; quindi due mesi da solo in un tour europeo e ancora estate con Banda. Il prossimo ottobre tornerò di nuovo in America… non posso dire che mi annoio!

FinazPossiamo dire senza tema di smentita che sei uno dei chitarristi acustici più ‘elettrici’ in circolazione: come sei arrivato a questo approccio alla chitarra?
È un percorso che è partito anni fa. Ho iniziato a distorcere l’acustica per dare un piglio più rock al sound della Bandabardò. Poi durante un tour in cui suonavo con Gazzè, nel 2002, ho dovuto iniziare a impiegare delay, riverberi ecc., perché Max mi chiedeva di sostituire anche il chitarrista elettrico e io non volevo lasciare l’acustica per imbracciare l’elettrica. Con il tempo e lo studio questo è diventato il mio marchio di fabbrica, al punto che insieme ad EgoSonoro ho progettato il mio distorsore per chitarra acustica. Curare i suoni è diventato uno scopo primario. Quando sono approdato all’idea del nuovo CD è stato poi fondamentale Reno Brandoni, quando mi ha detto che in realtà nessuno impiega la chitarra acustica come me e che sarebbe stato utile sviluppare ancora di più questo aspetto particolare. Quindi, prima è venuto il metodo sull’uso degli effetti e poi questo disco dove la chitarra si veste di suoni impensabili e imprevedibili. Non sono tastiere: faccio tutto con la chitarra, le dita e i pedali. Fa piacere quando, anche qui in America, inizio il soundcheck e vedo i fonici che spalancano la bocca… e leggo sulle loro labbra: «Ma come c…o fa a fare questo!» (tradotto dall’inglese ovviamente…)

Forse il musicista con uno stile che si avvicina abbastanza al tuo è Fausto Mesolella, e so che siete amici e spesso vi scambiate consigli sul materiale e relativo utilizzo…
Fausto è un grande chitarrista. Un grande amico. Una grande anima. Da anni abbiamo un meraviglioso rapporto di reciproco scambio artistico. Questo fa sempre bene alla musica, ma anche alle persone. Stimolarsi a vicenda produce sempre risultati positivi. Ci sentiamo spesso e ci aggiorniamo su effetti, corde, plettri, brani da suonare, posti dove suonare. Ho un bellissimo rapporto anche con tanti altri colleghi – tra cui Alex Britti, Stefano Barone, Gareth Pearson, tutte persone favolose – ma con Fausto ho un legame speciale. Abbiamo lo stesso approccio alla musica e alla vita.

Finaz-effetti-copertinaNel giro di due anni hai pubblicato ‘a solo’ due libri e un disco… di sicuro, appunto, non ti sei annoiato. Di cosa si tratta?
Come dicevo prima mi sento un po’ una ‘macchina da guerra’. Non riesco a stare fermo. Ogni cosa che concretizzo o raggiungo non la vedo mai come un punto di arrivo, ma come un nuovo punto di partenza. Grazie alla collaborazione con Fingerpicking.net sono riuscito a pubblicare il metodo L’uso degli effetti per la chitarra acustica, dove cerco di spiegare il mio approccio alla chitarra acustica a partire dai legni, la forma, le corde, i plettri, fino a spiegare come funzionano gli effetti e come usarli creativamente. Oltre al fatto di aver ottenuto ottimi dati di vendita, mi inorgoglisce che mi scrivono tanti musicisti ringraziandomi per i suggerimenti che offro nel libro. Inoltre noto che ultimamente molti colleghi hanno iniziato a usare sempre di più pedali e affini… Molti di loro, nelle interviste, dichiarano di aver preso le mosse da video o concerti del sottoscritto; mi fa molto piacere ovviamente. Il nuovo libro Best of Finaz invece è dedicato alle trascrizioni dei brani che più mi richiedono dal vivo. Ho messo brani dal primo CD Guitar Solo e da quello nuovo GuitaRevolution. Ogni singolo istante del brano è commentato, fin nei minimi particolari, dalle diteggiature alle varie tecniche fino alla regolazione degli effetti. Anche in questo caso spero di essere da stimolo a qualcuno. Qui in America sta interessando molto; spero accada lo stesso in Italia quando lo presenterò a partire dai primi di novembre.

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Hai altri progetti in ballo?
Ovviamente: scrivere nuovi brani per la Banda; un paio di colonne sonore per cinema e TV e la produzione artistica di due artisti, uno italiano e l’altra una folksinger del North Carolina. In più sono in contatto con Michael Manring con cui ho fatto un tour l’anno scorso – artista eccezionale e persona incredibile – e, grazie allo stimolo di Alessio Ambrosi, manager italiano di Michael, patron dell’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana e grande amico, cercheremo di fare un disco insieme per il prossimo anno.

Piccola curiosità: ci racconti un po’ delle chitarre e ammennicoli vari che usi in questo periodo? Cosa ti porti in giro quando sei in tour e cosa usi quando sei in studio?
Uso Martin e Cordoba. Di entrambe sono felice endorser. Penso che siano un ottimo connubio di sound: solida, potente e steel-stringed la prima, una J-40; scattante e brillante la seconda con corde di nylon: ho il modello Fusion 14. Come ampli uso il nuovo Markacoustic DV AC101 che è meraviglioso, stupendo, con una botta rock’n’roll di altri tempi (anche qui ringrazio il brand per avermi concesso l’onore di essere testimonial del prodotto). In pedaliera uso il mio EgoSonoro FAD per i distorti, il nuovo BOSS SY-300, il BOSS OC-3 Super Octave, il BOSS GE-7 Equalizer, lo Strymon TimeLine e il Freeze della Electro-Harmonix. Non sono tanti, ma usati bene sembrano un’orchestra. Il tutto passa poi nella D.I. Radial J48. In studio uso molte più cose, compresi plugin. Soprattutto cerco di lavorare molto con i microfoni e la loro posizione. Una buona fonte sonora è il miglior punto di partenza. Avere poi un ottimo gear (preamplificatori, microfoni, una sala che suona bene) non guasta di certo. Comunque, per capire meglio, consiglio vivamente l’acquisto dei due libri, che sono molto esaustivi sull’argomento.

Mario Giovannini

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