K. Yairi RYW-1000

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(di Dario Fornara) – Dal 1935 la famiglia Yairi costruisce chitarre acustiche e classiche di pregio. Sadao Yairi e il figlio Hiroshi, negli anni ’60, consolidano il successo di un brand che incomincia ad avere sempre più importanza a livello internazionale, mentre il nipote Kazuo Yairi incomincia a produrre e a firmare la propria linea di strumenti, forse la più conosciuta e apprezzata. Ricordiamo che, nel corso della propria storia, Yairi ha prodotto per altri importanti marchi: negli anni ’80 ad esempio per George Lowden, che trasferì per un certo periodo la propria produzione in Oriente, ma anche per Kohno e Bozo (la mitica 12 corde di Riccardo Zappa); e questo solo per citare alcuni tra i marchi più conosciuti!

La K. Yairi RYW-1000 del 2003 è una ‘copia’ rigorosamente made in Japan della mitica Martin D-42, con una sostanziale differenza: il fondo in tre parti, realizzato in legni laminati. La scelta costruttiva di adottare legni laminati per la realizzazione di fondo e fasce – ancora oggi adottata da Yairi per gran parte della propria produzione – non trova unicamente una motivazione economica, ma è dettata soprattutto dalla volontà di garantire un elevato standard qualitativo, costante, in modo che ogni strumento prodotto soddisfi appieno i requisiti timbrici voluti dal costruttore.

La tavola della chitarra è realizzata in abete massello di altissima qualità. Il lavoro di assemblaggio delle catene è perfetto, così come quello di tutte le parti dello strumento, binding in madreperla compresi, secodo una meticolosità tutta giapponese. La cassa, come accennato, è realizzata in legni multistrato: in particolare è stato scelto un set di jacaranda davvero molto figurato, le cui venature non passano di certo inosservate. Le tre parti che compongono il fondo sono unite da un originale back purfling, mentre per la decorazione della tastiera e del bridge è stato utilizzato il classico snowflake pattern in perfetto stile 42, che fa sempre il suo effetto e rimane un ineguagliabile esempio di raffinata eleganza liuteristica. All’interno dello strumento troviamo una originale label “K.Yairi”, che orgogliosamente dichiara come la chitarra sia «Guaranteed against defects in Materials and Craftsmanship». Sempre sulla stessa troviamo inoltre indicato il modello, l’anno di costruzione (2003) e il numero di serie. La paletta riporta intarsiato il nome del costruttore in madreperla, con una grafica che in parte ricalca quella del modello originale ispiratore. Le meccaniche sono delle copie Kluzon, dorate a ingranaggio coperto e palettina butterbean: funzionano bene, ma hanno un rapporto di riduzione non troppo elevato, che causa una necessaria maggiore attenzione in fase di accordatura. La tastiera parte con un capotasto particolarmente stretto, 43 mm scarsi, misurati con un calibro: avrei pensato anche meno, tanto questa misura mi risulta particolarmente ostica, abituato ai 46 mm delle mie chitarre di liuteria. Il diapason misura 650 mm.

Montato un set di nuove Savarez Phosphor Bronze .012-.053, il suono di questa chitarra è potente e compresso, meno aperto sui cantini e meno riverberante in generale rispetto a una D-42 originale: il fondo in laminato si fa sentire, ma questo non deve essere assolutamente visto come un difetto. Chi ha provato a registrare una dreadnougth Martin originale ‘di razza’ sa di cosa sto parlando, ovvero di quanto possa diventare difficile gestire un suono tanto esuberante; ancora di più chi si è trovato su un palco con davanti un semplice microfono! Il suono della RYW-1000 è insomma perfetto, bilanciato, controllato, e per questo assai più versatile di quanto si possa pensare, sia utilizzata in fingerstyle che con un plettro, con il quale sprigionare tutto il volume di cui è capace; perché qui c’è una certa massa da far vibrare e delle dita troppo esili potrebbero trovarsi un po’ a disagio.

Queste Yairi, costruite una quindicina di anni fa, sono chitarre eccellenti: erano e rimangono strumenti di qualità e, nel mercato dell’usato, mantengono infatti un discreto valore economico. Se vi capitasse di trovarne una in vendita, fateci un pensierino: non sono certo migliori degli originali, ma sapranno sorprendervi senza riserve. Io difetti da segnalarvi non ne ho trovati e, considerato il segmento di mercato nel quale si colloca, reputo l’esemplare in prova tra le migliori chitarre mai provate.

Se solo avesse un nut più largo…

Dario Fornara

dariofornara1@alice.it

www.dariofornara.it

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