Kalabriacustica – La loro e la nostra ‘prima’

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Maestri e allievi

(di Daniele Bazzani / foto di Giuseppe Gerbasi) – Partecipare a una ‘prima’ è sempre emozionante. Se poi la prima in questione è parte integrante di ciò che fai per lavoro e passione, lo è ancora di più. Se a questo si aggiunge la partecipazione non solo come concertista, ma come didatta, la cosa può assumere risvolti davvero importanti.
Questa è stata la mia, la ‘nostra’ prima esperienza alla ‘loro’ prima esperienza: i ragazzi di Kalabriacustica hanno pensato di portare dalle loro parti ciò che amano; non ci sono manifestazioni di questo genere nella splendida regione del nostro Sud, e va detto che l’impegno che hanno messo nell’organizzare il tutto è stato straordinario.

I ragazzi di Kalabriacustica
I ragazzi di Kalabriacustica

Agosto è un mese di mare, le persone hanno altro per la testa, e la Calabria, sebbene fossimo in provincia di Cosenza, è lontana per molti. Nonostante tutto, la presenza ai concerti e ai seminari è stata ottima e la risposta del pubblico (e di amministratori locali anche di altre zone, meravigliati dallo spettacolo così diverso dalle solite feste di piazza estive) davvero sorprendente. La partecipazione con cui i concerti sono stati seguiti ha sorpreso un po’ tutti, merito forse dell’assortimento: non starò a dilungarmi sulla qualità dei concerti, visto che ne sono stato parte, ma quello che so per certo è che i tre – quattro in realtà – musicisti intervenuti (insieme a me c’erano Reno Brandoni e Gavino Loche, oltre al ‘Caos’, come lui stesso, Nazzareno Zacconi, ama definirsi) hanno caratteristiche così differenti da riuscire a coinvolgere appassionati e non. La formula scelta è stata quella della partecipazione degli altri due al concerto del ‘protagonista’ della serata: dal 19 al 21 agosto, i tre concerti vedevano un musicista a cui facevano da apripista i due che avrebbero suonato nelle altre serate, con un gran finale l’ultima sera tutti insieme sul palco.

A lezione con Gavino Loche
A lezione con Gavino Loche

La cosa che però ci ha fatto davvero sentire parte di questa bellissima esperienza è stata la parte didattica, che si è svolta nell’arco delle tre giornate che si concludevano con i concerti: dalla mattina al tardo pomeriggio abbiamo parlato, suonato, spiegato, raccontato, risposto a domande, ascoltato e condiviso quanto più potevamo con tutti i partecipanti ai seminari, tutti interessati e mai banali nelle curiosità che ci sottoponevano. Anche sotto questo aspetto è stata importante la partecipazione totale di noi musicisti, sempre ad ascoltarci e a intervenire in caso ci fosse stato qualcosa di significativo da dire, cercando di portare un contributo senza però invadere il campo in quel momento occupato da qualcun altro.
Le giornate sono passate in fretta: si pranzava tutti insieme abbastanza velocemente per non perdere troppo tempo, sapendo che quei momenti sarebbero trascorsi e ci sarebbe voluto del tempo prima di incontrarsi ancora, visto che ognuno vive in un posto diverso e la distanza è spesso incolmabile. Sì, perché ci siamo anche raccontati storie, di cosa facciamo e dove lo facciamo, della lontananza da quella splendida regione che caratterizza tutti gli organizzatori, originari del posto ma cresciuti in città lontane; dagli occhi, ma mai dal cuore. E la vicinanza alla loro terra si è fatta sentire, per noi come per loro, perché quella passione è una cosa che fa la differenza quando si lavora per amore come facciamo noi.

I seminari
I seminari

Non si è quindi parlato solo di arpeggi, legature, scale, accordature, corde e setup, amplificazione, interpretazione, manutenzione dello strumento, lettura delle parti o quant’altro, si è affrontato ogni argomento cercando di sviscerarlo ma rendendolo il più tangibile possibile, fondendo le nostre conoscenze e personalità con quelle dei nostri nuovi amici, cercando di non far sembrare che noi fossimo da una parte e loro dall’altra, perché così non volevamo che fosse.
E la risposta è quello che ci ha piacevolmente sorpresi, perché sentire i nostri amici, il giorno dopo il concerto, sottolineare questo o quell’aspetto che avevano apprezzato grazie anche alle chiacchierate pomeridiane, è una cosa tutt’altro che banale. Perché ti fa capire che puoi parlare quanto vuoi, ma è la musica a fare la differenza, anche se poi cercare di far intravedere quanto lavoro ci sia dietro una semplice esecuzione non è mai facile. Di certo la stima e l’amicizia che lega noi tre si è fatta sentire, magari nascosta, ma era lì.
E quindi il contributo di tutti, nessuno escluso, è stato fondamentale per rendere questi incontri qualcosa che ricorderemo: le profonde differenze che ci caratterizzano musicalmente e umanamente si sono fuse in un qualcosa che ha arricchito noi, prima ancora che gli altri. Ha arricchito tutti… tranne Gavino, che ha avuto problemi con la macchina e – per fare il viaggio di ritorno verso Bologna – ci ha messo un giorno intero, aggiungendo acqua al radiatore visto che si svuotava nel giro di pochi chilometri, e olio allo sterzo la cui pompa si era danneggiata! Ma anche questo fa parte del nostro lavoro (lo dico serenamente perché si è rotta la sua… scherzo Gavino!) e dobbiamo saperlo accettare.

Proprio Gavino, ribattezzato ‘Eta Beta’ grazie alla sua valigetta magica, ha creato alcuni fra i momenti più interessanti per i ragazzi: si porta sempre dietro tutto quello che può servire per sistemare uno strumento che dovesse avere problemi, dai pin bloccacorde di riserva ad attrezzi di ogni genere, e ha spiegato con semplicità e accuratezza come sistemare dei piccoli problemi che possono intralciare ciò che suoniamo; le soluzioni a volte sono abbastanza semplici, basta conoscerle.
Non ha parlato solo di quello, così come Reno non ha solo raccontato le sue storie di quando da ragazzo girava il mondo suonando con Stefan Grossman e John Renbourn. Ognuno ha cercato, in quei tre lunghi, brevissimi giorni, di trasmettere quanti più concetti possibili, sapendo che il tempo è poco e va dosato con cura.

Maestri e allievi
Maestri e allievi

Potrei entrare molto più nel dettaglio, ma non lo farò: non credo sia interessante per chi legge. La cosa che mi preme di più è far sapere quanto sia stato piacevole e gratificante partecipare a questa ‘prima’, con la speranza che molti si aggiungeranno a quelli che già hanno fatto sapere di voler tornare, per essere parte di questa splendida avventura appena iniziata e speriamo duratura, che si chiama Kalabriacustica. Quindi grazie di aver pensato a noi per partire, e chissà che non ci si possa incontrare ancora.

Daniele Bazzani

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