La percezione della realtà

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effedot

La rete fornisce a volte spunti interessanti, soprattutto se si discute in maniera costruttiva e civile. Sul gruppo di Chitarra Acustica di Facebook – qualche settimana fa – partendo dalla proposta di un confronto tra Eko ed Effedot, il thread ha preso in maniera abbastanza imprevedibile tutt’altra piega. Solitamente evito di farmi coinvolgere, anche perché in nessun caso potrei avere la pretesa di essere obbiettivo su queste tematiche. Ma per una volta ho ceduto, confesso. I temi sollevati erano interessanti e i toni corretti. Vorrei quindi coinvolgere i nostri lettori, anche quelli che solitamente non bazzicano i social.

Qui la discussione, se volete farvi un’idea

Il tema centrale della discussione, nel giro di pochi post, si è spostato sulla eccessiva – secondo alcuni – esposizione mediatica delle Effedot, grazie all’uso che molti professionisti ne stanno facendo, soprattutto live. In buona sostanza: è lecito per un professionista di livello usare una chitarra da pochi Euro dal vivo? E quanto questo influenza la qualità della sua performance? A questo ovviamente hanno risposto musicisti ben più capaci del sottoscritto. Che, come amo ricordare spesso, sono un giornalista che suona, non un musicista che scrive. Posso aggiungere giusto i miei due centesimi perché anch’io ho cominciato ad usare la mia A1 dal vivo appena presa, apprezzandone la comodità e la ‘sincera’ spensieratezza con cui posso portarmela appresso senza tanti patemi d’animo.

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La cosa che più mi ha colpito, sinceramente, è stata una sorta di ‘distorsione’ nella percezione della realtà delle cose. Effedot è un progetto essenzialmente ‘sociale’, con il dichiarato intento di fare degli strumenti di buon livello, adatti a chi comincia a suonare, a un prezzo equo. La chitarra che tutti noi avremmo voluto trovare 20/30 anni quando abbiamo iniziato a suonare e non esisteva.
Molti amici/musicisti, anche di profilo alto, hanno apprezzato la cosa, supportandola il più possibile. Sentir parlare di marketing aggressivo, uso di influencer e compagnia bella da un lato mi ha fatto abbastanza sorridere, dall’altro riflettere.

Non è che a forza di vivere connessi e in balia della rete stiamo cominciando ad appiccicare etichette che nella vita reale hanno poco senso? Un influencer ha centinaia di migliaia (se non milioni) di follower e guadagna cifre a 5 zeri per ogni post… niente di più lontano da quello che era l’oggetto della discussione.

Ma voi cosa ne pensate? Fatemelo sapere…

Mario Giovannini
mario.giovannini@chitarra-acustica.net

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