La scrittura per chitarra e la composizione

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Pubblichiamo volentieri questa interessante riflessione – peraltro lusinghiera per noi appassionati della chitarra – inviataci dal compositore Francesco Di Giovanni e ispirata all’importanza della conoscenza della scrittura musicale per chitarra nella composizione intesa in senso generale. Di Giovanni nasce come chitarrista autodidatta, per poi ricevere una formazione accademica in chitarra classica e in arrangiamento per orchestra jazz. Le idee di questa sua breve riflessione sono ben espresse nel suo ultimo raffinato album Il viaggio – Musiche di Francesco Di Giovanni – Al Pianoforte Gabriella De Nardo, che contiene sue composizioni per il pianoforte a cavallo tra musica colta e jazz, comprese un paio di versioni pianistiche di sue composizioni originali per chitarra e un concerto per chitarra e pianoforte, con Fabio Fasano alla chitarra. (a.c.)

(di Francesco Di Giovanni) – Quando si parla di comporre musica, il pianoforte sta alla chitarra come un’automobile sta ad una motocicletta. Con questo voglio dire che se sai portare una moto, quando inizi a guidare una macchina sei avvantaggiato, mentre non è altrettanto vero il contrario.

La moto, così come la chitarra, richiede grandi doti di equilibrio e concretezza, che non possono essere ignorate, altrimenti è facile che si finisca… per terra! La chitarra, con le sue limitate possibilità, rispetto al pianoforte, è una grande scuola per un compositore: ti insegna a distinguere l’essenziale dal superfluo e a fare a meno di quest’ultimo. Non si dispone di un baule da riempire a piacimento, ma tutt’al più di due borse appese ai lati della ruota posteriore.

L’intento di far suonare un pianoforte come una chitarra può sembrare, agli occhi dei pianisti compositori, una ridicola provocazione. Ma al di là di questa apparente autolimitazione, c’è la consapevolezza di quanto possa impreziosirsi un’idea musicale se offerta nella sua essenzialità, senza orpelli che ne offuschino la sostanza.

Certo, anche un chitarrista, se nel comporre si limita a sfruttare le risorse naturali dello strumento e non espone una qualche idea degna di rilievo, cade nella stessa trappola.

Scrivere per chitarra, forse anche più di quanto accada in altri casi, richiede sicuramente una profonda conoscenza dello strumento. Ma al di là di questo dato di fatto, l’aspetto interessante della questione è che le risorse, rispetto alla composizione orchestrale o pianistica, sono indubbiamente limitate e dunque, se non si ha una chiara idea di ciò che è il dipinto e di ciò che è la cornice, si rischia di produrre puri esercizi di stile e non vere opere efficaci e meritevoli di essere ricordate.

Inserire dissonanze in accordi mossi agilmente, comporta necessariamente l’esclusione di note facenti parte dell’accordo. Questa prassi è d’obbligo nella chitarra. E se non ci si vuole rassegnare a scrivere accordi elementari, occorre sapere con estrema chiarezza di quali parti dell’accordo si può fare a meno. Situazioni estreme, quali rappresentare accordi anche molto complessi avendo a disposizione solo un bicordo, non sono rare nella chitarra, così come anche concepire contrappunti e forme di accompagnamento ritmico tanto essenziali quanto efficaci.

Questi limiti dello strumento comportano nella composizione per chitarra una sfida perenne per chi ci si avventura. E confrontarsi con queste difficoltà è sicuramente una grande fonte di arricchimento per un compositore.

Francesco Di Giovanni

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