Maledetto YouTube

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Ce l’ho fatta.
Ho capito, solo oggi ma ho capito. Avevo capito anche prima ma faticavo a trovare l’analogia.
Amo le analogie.
Qualcuno dei miei studenti sa che è tanto che voglio scrivere questo articolo, proprio con questo titolo, “Maledetto YouTube”. Che tu sia stramaledetto, con tutta la musica che mi hai regalato, i link infiniti e le scoperte continue, sensazionali, a volte. Da condividere subito con gli amici e i conoscenti, per regalare una canzone a chi non la conosce e tirar fuori un’emozione a chi invece con quella canzone ci è cresciuto.
Non sono contrario alla tecnologia, se mi dispiace che un giorno morirò è solo perché non vedrò i motorini volanti e chissà cosa altro, mi piacciono la fantascienza e i pensatori audaci, ma la musica che amo è troppo spesso maltrattata, massacrata, fatta a pezzi da questa grande strada piena di passanti che è YouTube. Vorrei sottolineare in apertura che ho un mio canale su YouTube e lo utilizzo abbastanza regolarmente, tutto quello che scrivo è solo un modo per mettere in evidenza aspetti del moderno fruire della musica.
Cercherò di non sembrare un vecchio rimbambito a cui hanno fregato il giradischi ma di argomentare quanto penso, critiche aperte, dite la vostra.
Ho capito che il gigantesco fornitore di video musicali che risponde al nome di YouTube si comporta come una di quelle grandi strade delle capitali mondiali, percorse da migliaia di passanti e spesso piene di artisti di strada (che hanno tutto il mio rispetto, sia chiaro, lunga vita ai Buskers), lavoratori instancabili ma ai quali non si può delegare il compito di portare avanti la musica e l’arte tutta. Artisti di strada si, ma quello è un lavoro ben preciso.
Il loro compito è quello di attirare l,attenzione dei passanti per qualche secondo, forse minuti, quanto basta a far si che siano abbastanza incuriositi e divertiti da lasciare una moneta nel cappello; per farlo si concedono, anima e corpo, in un modo che ricorda molto certi video virali del web, schifezze immonde (non parlo dei Buskers!) spesso senza alcun valore ma che hanno la capacità di attirare un pubblico enorme, che in quel momento viene distratto e sottratto ad altro. Perché la nostra vita è fatta di un numero limitato di anni e di click, e non possiamo cliccare all’infinito, un giorno ce ne andremo, convinti di aver visto tutto e saremo invece stati sviati da milioni di cose inutili, che non avrebbero mai raggiunto nessuno, se non fosse per il Maledetto (da ora in avanti mi riferirò a lui in questo modo). Ma se gli artisti di strada li paragonassimo ai Beatles, a Mozart, a Louis Armstrong o Nick Drake, chiunque di noi penserebbe: “Dai, poveracci, perché fare un confronto così impietoso? Non è il loro ruolo”. Giusto.
E invece sul Maledetto succede proprio questo, lo spazio è virtualmente quasi tutto già occupato.
Non fate i moralisti parlando di libertà, questa non lo è. È spazzatura. Si lo so, c’è anche roba buona. Ok, il vecchio discorso che anche un assassino avrà fatto un gesto carino verso qualcuno. ‘Sti cazzi (a Roma significa “chi se ne frega”).
Non solo ci siamo dovuti sorbire il “Gangnam Style” di Psy, adesso anche le decine di milioni di visualizzazioni delle due ragazzine asiatiche carine che ne fanno una cover acustica, è davvero troppo. Datemi un fucile virtuale e mi trasformo in Michael Douglas.
Vi prego di andare oltre ciò che dico, la musica è altro.
Ma ci sono ulteriori aspetti devastanti in tutta la faccenda. Ascoltare musica sul Maledetto è come guardare un film dal buco della serratura. Qualità audio scadente (ad essere buoni) e conseguente abbrutimento delle capacità uditive dei ragazzi, che nella maggior parte dei casi hanno come massimo punto di riferimento sonoro l’impianto in 5.1 del padre quando guardano un film.
Tutto passa da casse attaccate al Pc di casa o al massimo da una cuffietta che, siccome è costata 300 euro, pensano che suoni bene. Se anche suona bene, sta riproducendo un file scadente, sentirete meglio un file di merda. E a pagarne le conseguenze è ancora la musica.
Perché non si parla solo della qualità audio, è la performance nel suo complesso che è penalizzata. Andate a vedere un concerto qualsiasi, riprendetene qualche minuto, mettetelo sul Maledetto e riguardate. E capirete cosa voglio dire.
Di una meravigliosa pietanza mangiata la sera prima restano gli avanzi incrostati nel piatto, anche vagamente maleodoranti.
E se al concerto non siamo stati cosa penseremo? “Che cacata, se viene a suonare qui non ci vado mica”.
La musica non può vivere di questo, l’arte non è fatta per stare al chiasso e alla disattenzione di una strada, dobbiamo averne cura, preservarla, valorizzarla, i film si guardano al cinema, non in pizzeria.
Ve lo immaginate Nick Drake per strada? Quanti penserebbero “Ma chi è questo sfigato?” tirando avanti velocemente e fermandosi ad ascoltare le cover famose suonate da qualche ragazzetto.
“In conclusione, cosa ci vuoi dire? Di chiudere il web?”. Sento già la domanda.
Affatto. Spero però di avervi messo un pizzico di curiosità, suscitato qualche reazione e stimolato un minimo di pensiero sull’argomento che, ve lo assicuro, è molto più complesso di quanto non possa sembrare. Per esempio siamo portati a pensare che la musica gratis sia un diritto. Sbagliato! Quanto ci arrabbiamo se non troviamo la canzone che cerchiamo? Basta comprarla, un tempo si faceva così, perché la musica costa. Fatica, tempo, soldi, e ci vuole rispetto per chi ha scelto di lavorarci.
La musica va ascoltata, alcuni dischi che ci segnano per sempre non ci piacciono al primo ascolto, anzi, a volte la novità è percepita come diversità e quindi rigettata, se saltiamo quel passaggio facendoci intrigare e sedurre dalla velocità del web rischiamo di affondare con tutta la nave.
E allora che tu sia maledetto, maledetto YouTube.

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 9/2013, pp. 10-11

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