Mirko Borghino Archtop

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Mirko Borghino
Mirko Borghino

‘Liutai sul Lago’ è la rassegna che curo personalmente all’interno del Festival chitarristico ‘Un Paese a Sei Corde’ e quest’anno è stata l’occasione per ritrovare un caro amico, nonché bravissimo liutaio: Mirko Borghino. Durante la giornata a lui dedicata, e in particolare durante l’incontro pomeridiano, Mirko ha avuto modo di presentare due chitarre archtop di recente costruzione, strumenti che tutti gli intervenuti hanno avuto modo di ascoltare nelle mani dei rispettivi proprietari, Maurizio Brunod e Francesco Buzzurro; chitarristi che non hanno bisogno certo di presentazione e che utilizzano proprio queste chitarre come principali strumenti di lavoro. Le chitarre sono un progetto originale e come Mirko stesso ci ha abituato, sono costruite magistralmente bene: disegno, finiture e suonabilità rappresentano quanto di meglio un chitarrista possa desiderare. Ho chiesto allora direttamente a Mirko di descriverci queste chitarre e come è nato questo progetto; nella tranquilla e bellissima location di Villa Brioschi è nata questa intervista.

Guitar001Ciao Mirko, oggi sei qui a presentare queste tue recenti bellissime realizzazioni che, immagino, con grande soddisfazione, vedi utilizzare da due importanti chitarristi, Francesco Buzzurro e Maurizio Brunod! Ci vuoi spiegare come è nato questo progetto?
I due strumenti in questione sono evoluzioni differenti di un medesimo vecchio progetto, rimasto a decantare per qualche anno in attesa di chi ne potesse apprezzare le caratteristiche.
Parte tutto dalla cassa, una 16,2” la cui caratteristica più evidente è l’incastro con il manico inclinato di 14 gradi rispetto all’asse, creando così un’asimmetria delle spalle dello strumento a favore di una migliore ergonomia durante l’accesso ai tasti alti.
Questa modifica rende anche la linea della chitarra più slanciata e moderna. Due caratteristiche che ho trovato anche nella persona e nella musica di Francesco e Maurizio.

Il disegno è frutto di qualche suggerimento o è nato da una tua idea personale? Ci sono dei modelli ai quali ti ispiri nella realizzazione dei tuoi strumenti?
Il mio approccio alla progettazione di qualsiasi strumento è, prima di tutto, stilistica.
Le caratteristiche acustiche e di settaggio dello strumento sono molto spesso estremamente soggettive e possono differire in maniera radicale a seconda del committente, in base al genere di musica eseguito e allo stile esecutivo. Il lavoro di un bravo liutaio è quello di capire, interpretare e concretizzare le necessita del chitarrista.
Ciò su cui la quasi totalità degli amanti della chitarra trova un punto di incontro sono le qualità e scelte estetiche. Lo strumento deve essere bello, elegante e, concedetemi il termine, sexy. Il disegno della cassa di questi due strumenti (unica parte che li accomuna), così come la maggior parte delle mie creazioni, nasce in maniera istintiva da uno schizzo su un foglio A4 e successivamente adeguato e riproporzionato per rispondere a determinati requisiti fisici. L’unica parte dello strumento che non ha ancora una mia linea personale è la cordiera, per la quale adotto solitamente un restyling di quella di Bob Benedetto.

Vuoi spiegarci nel dettaglio che tipo di chitarre hai realizzato, costruzione, misure e materiali?
Entrambi gli strumenti sono frutto di un profondo scambio di opinioni, richieste e necessità specifiche del musicista. I due punti sui quali ci siamo maggiormente soffermati, ritenendoli fondamentali per la buona riuscita dello strumento, sono stati la sezione del manico e la sonorità, sia in acustico che amplificato. Per quanto riguarda il manico: nel caso di Francesco, che arriva da una tradizione classica, abbiamo applicato le misure e sezioni tradizionali di una chitarra classica da concerto; la richiesta di Maurizio, invece, è stata quella di avere lo stesso identico manico di un’altra mia chitarra già in suo possesso, allo scopo di fluidificare al massimo l’impatto nel cambio di strumento tra un brano e l’altro nelle performance live. L’ottenimento della sonorità richiesta è stata certamente una sfida più ambiziosa.
Proprio nel periodo di progettazione della chitarra di Brunod èvenuto a mancare uno dei più rappresentativi chitarristi del panorama jazz mondiale: Jimm Hall. Ricordo che Maurizio mi ha chiamato subito dopo la divulgazione della notizia e con tono scioccato mi ha detto: voglio che il nuovo strumento sia creato in suo onore sia a livello estetico che sonoro.
Da lì la ricerca, in collaborazione con Luca Villani di I-spira, per quanto riguarda l’elettronica, per ottenere il giusto rapporto tra sonorità intrinseca del pick up e acusticità dello strumento.
Francesco invece mi ha chiesto di avere uno strumento con un attacco, suonabilità ed estetica da chitarra jazz ma con il suono pastoso e profondo della chitarra classica abbinato ad una buona resa acustica. Caratteristiche che non trovava nella silent guitar utilizzata fino ad allora. Da questa richiesta è nata anche la scelta dell’utilizzo per manico, fondo e fasce di un bellissimo noce europeo.

Guitar032Permettimi una domanda un po’ banale, ma quante ore occorrono per realizzare una chitarra del genere? Esiste in Italia un mercato per questi strumenti tale da giustificare un simile impegno, sia in termini di studio che di lavoro, senza contare l’esperienza e la capacità necessarie per riuscire a portare a termine un simile progetto?
Se dovessi realmente calcolare le ore di lavoro impiegato a realizzare chitarre come queste, probabilmente arriverei alla conclusione che non conviene economicamente. Per fortuna il fattore emotivo ha un impatto decisamente maggiore di quello economico nella scelta di questo lavoro. Ma, dato che non mi posso astenere dal risponderti… Saranno circa 400 ore per ogni strumento. Un atteggiamento che allunga decisamente i tempi è quello di affrontare ogni strumento come pezzo unico, senza standardizzare alcuna fase di lavorazione, estetica o rifinitura. Dal momento che considero ogni singola ora spesa nella costruzione di un nuovo progetto alla stregua di un’ora di studio ed approfondimento sull’argomento, non credo che cercherò sistemi biechi per ridurre i tempi di produzione ma piuttosto nella riduzione dei tempi morti. A proposito del mercato italiano, quello che posso dire, cercando di essere il meno polemico possibile, è che in Italia esiste una quantomeno singolare e diffusa scala delle priorità  rispetto ad altri stati. Tuttavia ho notato, negli ultimi anni, un leggero cambio di tendenza e sono quindi ottimista sia nell’ambito nazionale che nel commercio con l’estero. Quando poi si ha occasione di sentir suonare le proprie creazioni da musicisti del calibro di Francesco e Maurizio, qualsiasi impegno è giustificato.

chitarreQuesto tuo nuovo progetto è la base di partenza per possibili evoluzioni? Hai già in previsione la realizzazione di altre versioni o richieste particolari da parte di qualche nuovo cliente?
Avendo da poco terminato questi due strumenti, mi riserverò del tempo per poterne studiare i comportamenti nelle differenti formazioni sia live che in studio, cercando di capire dove poter trovare un eventuale spiraglio di miglioramento o possibili variazioni sul tema prima di gettarmici a capofitto.

Quanto pensi ci sia ancora da esplorare nell’ambito della chitarra archtop?
Credo che il grosso sia stato fatto, ma, come in qualsiasi settore, quando arrivi a certi livelli sono i piccoli particolari e le velate sfumature a fare la grossa differenza.
In Formula 1 si è campioni grazie a pochi centesimi di secondo.

Guitar027Oggi pomeriggio Maurizio Brunod presenterà il suo nuovo libro edito da fingerpicking.net e questa sera Francesco Buzzurro suonerà in concerto; vuoi aggiungere qualcosa su di loro, come artisti e come… clienti?
Credo che come artisti non si possa dire assolutamente nulla, se non restare incantati ad ascoltare. La medesima serietà che adottano nell’affrontare la professione di musicista l’ho riscontrata anche nella ricerca del “loro” strumento. Dal mio punto di vista hanno ricoperto il ruolo di cliente ideale, non capriccioso ma esigente, rendendo così il mio lavoro ricco di continui stimoli ed obbiettivi. Lo strumento musicale non deve essere visto solamente come un oggetto atto all’esecuzione formale di un brano, ma fonte di ispirazione del brano stesso.
Vorrei evitare che un bravo musicista si debba adeguare a quello che trova sul mercato, quindi quello che cerco di fare è di plasmare uno strumento sulle sue necessità  e, perché no, sui suoi sogni. Solo così si ridurranno gli attriti fra chitarra e chitarrista, rendendo più fluida la nascita di buona musica. Ho ancora molto da imparare, ma grazie a clienti come loro il mio percorso di crescita professionale sta trovando una marcia in più.

Inevitabile domanda: quali sono i tuoi prossimi progetti, hai in costruzione qualche nuovo strumento? Stai sviluppando qualche altra nuova collaborazione?
Ho in essere una nuova collaborazione che sono certo mi darà grandi soddisfazioni, ma preferisco lasciare un po’ di suspance. Avrete presto mie notizie.

Ho avuto modo di provare queste chitarre e non senza un certo senso di inadeguatezza visto il genere per il quale sono state concepite. Posso solo confermare l’altissimo livello qualitativo del lavoro confermato da quell’imbarazzo che assale un po’ tutti i chitarristi quando si trovano per le mani strumenti così preziosi, e la splendida resa che i rispettivi proprietari hanno saputo meglio di chiunque altro mettere in luce durante l’incontro pomeridiano ed il concerto serale. Strumenti da sogno in grado di tenere testa ai migliori presenti sul mercato, spesso ben più costosi (anche se qui entrano in gioco le logiche d’investimento legate più alla firma riportata sulla paletta, che poco o nulla hanno a che fare con la musica e che a noi francamente poco interessano), grandi chitarre per grandi chitarristi, complimenti ad entrambi.

Dario Fornara

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 07/2014, pp. 52-55

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