Olbia e la musica in aeroporto

0
70

Se dovessero chiedermi di indentificare il posto migliore dove rappresentare la musica, non penserei immediatamente a un teatro o a un auditorium. Piuttosto cercherei di immaginare un posto ‘compatibile’ con la musica, con la sua ‘dottrina’, con un’idea legata alla cultura, all’integrazione, alla conoscenza e – soprattutto – al viaggio. Forse il luogo ideale per la musica sarebbe un posto frequentato da viaggiatori, per esempio una stazione ferroviaria. Ma i treni vanno e vengono da zone relativamente vicine: per vivere una miscellanea di culture e tradizioni, la musica necessita di un luogo più cosmopolita, un luogo da dove poter partire verso – o arrivare da – un’altra parte del mondo. Per esempio: un aeroporto. Certo non è facile immaginare un concerto proprio all’interno della zona d’imbarco e arrivo dei passeggeri. È troppo complicato: security, permessi, organizzazione; ed è troppo breve la durata della sosta. Ma forse questo è quello che desidera la musica: il tempo di una canzone, per salutare una terra e portarsi il ricordo per tutto il viaggio; o per regalare un benvenuto a chi in quella terra sta per arrivare.

L’idea sembrava solo semplice frutto di filosofica riflessione. A trasformarla in realtà ci ha pensato l’aeroporto di Olbia-Costa Smeralda che, approfittando della Festa della Musica, ha organizzato il 21 giugno una performance chitarristica all’interno della zona arrivi/partenze dell’aerostazione.

Per inaugurare l’evento sono stati chiamati Mauro Mibelli, Gavino Loche e il sottoscritto. Isolani all’unanimità. Due sardi e un siciliano a rappresentare la musica della ‘nostra terra’. A raccontare origini e possibili evoluzioni. Tre mondi acustici completamente diversi, che si fondano sulle stesse radici, ma divergono in percorsi, tecniche e atmosfere.

Così, i viaggiatori che arrivavano o partivano da Olbia hanno ricevuto questo momento di relax, di riflessione. Soffermandosi, anche se per una sola canzone, hanno regalato alla nostra musica il pubblico più vario ed eterogeneo che un musicista possa desiderare. Certo, non si poteva costruire un vero e proprio spettacolo: il tutto si è sviluppato in due ore di concerto, con cambio palco ogni due canzoni, ed è stato un eccellente esercizio di comunicazione, di racconto. Dover approfittare dei tre minuti di una canzone per raccontare una storia, per creare un’emozione da regalare a chi per vacanza o per lavoro si trovava giusto lì, in quel momento, è stata una grande sfida. Nessuno sapeva chi avrebbe suonato o chi sarebbe stato ad ascoltare: è stata la cabala della musica, la roulette che ci ha reso protagonisti inconsapevoli dei sogni altrui.

L’esperimento è sicuramente riuscito: l’arte che spesso viene denigrata, riesce sempre a stupire, a regalare impensabili suggestioni. Se la musica continua ad avere un suo perché, e continua a esistere grazie all’ostinazione di pochi, è anche grazie a questi eventi, che possono regalare un futuro ai sogni e alle passioni.

Reno Brandoni

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui