Preamplificatori stereo per chitarra acustica: VDL Analogics e ESD Services

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(di Daniele Bazzani) – Oggi mi trovo a scrivere di quelle che sono fra le cose che amo di più e mi rendono maggiormente orgoglioso: mi riferisco al test di prodotti pensati e realizzati interamente nel nostro paese, in questo caso due preamplificatori stereo per chitarra acustica, che ci dimostrano quanto l’eccellenza italiana sia sempre viva, quando non deleghiamo a paesi esteri il lavoro che potremmo e dovremmo fare noi. In questi ultimi anni i sistemi di amplificazione delle chitarre acustiche hanno visto combinazioni di pickup molto diversi fra loro sullo stesso strumento: ne abbiamo scritto recentemente su queste pagine, nel numero di marzo, ma è un argomento molto in voga e conviene tornarci su brevemente per presentare il lavoro.

VDL4

Goldfingers4Le tipologie di pickup più comuni che troviamo montate o facciamo montare sulle acustiche sono: i piezoelettrici, che si installano sotto al ponticello; i magnetici da buca, i microfoni interni, i microfonici a contatto, che si incollano in punti differenti del top dalla parte interna. C’è anche chi usa microfoni esterni, ma non è il nostro caso. Il problema, di solito, è miscelare il suono dei due sistemi separati per ascoltarli insieme e dare una forma al nostro suono sul palco. Molti dispositivi in commercio sono davvero ottimi ma mancano, a mio modo di vedere, sempre di qualcosa…
Poiché ho diverse combinazioni di magneti montati sui miei strumenti, e non ho trovato una macchina che mi soddisfacesse al cento per cento, ho pensato di farmene costruire una. E visto che è venuta bene, ne ho cercata una seconda! Ho avuto la fortuna di incontrare prima Vincenzo Padula e poi Valerio Di Loreto, entrambi tecnici ed entrambi chitarristi e appassionati di musica: a loro ho chiesto se fossero interessati a lavorare su un simile progetto. Avendo ricevuto una risposta positiva, ho raccolto le idee e, con il loro aiuto, ho pensato a quelle che sono le mie – ma in generale le ‘nostre’ – necessità sul palco quando mi trovo in una situazione come quella sopra descritta.
Trattandosi di due preamplificatori profondamente diversi fra loro e di altissimo livello entrambi, vado in ordine meramente cronologico di costruzione, perché non ho una preferenza né sulle macchine né tantomeno sulle persone. Vincenzo e Valerio non sono solo ottimi professionisti, ma due amici disponibili e sempre attenti alle esigenze del cliente, perché di questo si è trattato mentre lavoravamo insieme alla realizzazione.

ESD Services
Vincenzo Padula è laureato in fisica con specializzazione in elettronica e cibernetica. Ha lavorato al CERN e presso l’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana. Collabora da diversi anni con aziende che progettano sistemi audio ad altà fedeltà, esperienza che lo ha formato in maniera evidente: oggi ritroviamo la maniacalità e la precisione di quel mondo in certi accorgimenti tecnici che fanno la differenza rispetto ad altri dispositivi. È anche tecnico personale e responsabile di palco di Alex Britti, che conosciamo per essere molto attento a tutto ciò che riguarda i suoi strumenti; questo la dice lunga sull’affidabilità e la competenza di Vincenzo. Il mio modello di preamplificatore Goldfingers è precedente alla creazione del marchio ESD, quindi non ci si lasci ingannare dalle fotografie che riportano una sigla siperata: si tratta sempre di lui.

Caratteristiche
Goldfingers1La mia richiesta è stata molto semplice: un preamplificatore stereo per chitarra acustica con componenti di alta qualità, due canali del tutto separati con controlli di Bassi, Medi e Alti ed equalizzatore semiparametrico su ciascuno dei canali. Gli ho chiesto anche un Send/Return (che può passare da seriale a parallelo con un semplice switch) e un’uscita Tuner Out per l’accordatore. Il Send/Return è attivabile tramite switch e ha un suo volume Level di mandata segnale; i due canali hanno un proprio Volume con led verde di picco segnale e un Mute con relativo led rosso che ci mostra se il canale è stato ‘azzittito’. I due filtri Notch sono due equalizzatori semiparametrici a due bande con campana strettissima: con il potenziometro relativo alla frequenza possiamo cercare la nota che va in feedback (praticamente solo quella) e con il controllo Level possiamo abbassarla fino a -12 dB, non alzarla! Scelta molto intelligente, perché limita il controllo rendendolo ancora più efficace. Del resto ‘alzare’ una singola frequenza è assolutamente inutile, mentre poterla tagliare è vitale. Il segnale è gestito nel suo complesso da un singolo volume Master che opera su quanto abbiamo costruito a livello sonoro; e anche sotto al volume troviamo uno switch Mute con relativo led rosso: è quello generale del preamplificatore che ci permette ad esempio di accordare in silenzio.
Goldfingers3Per quanto riguarda gli Input e gli Output abbiamo un ingresso stereo e due mono che ci permettono ogni tipo di soluzione, anche quella di attaccare due chitarre con uscita mono e gestirle in maniera del tutto indipendente, vista la quantità di controlli presenti sui singoli canali. Il preamplificatore è costruito come un piccolo mixer, con i controlli sulla parte superiore e gli ingressi e uscite sui bordi anteriore e posteriore: dobbiamo quindi avere la macchina accanto a noi poggiata su un piano per usarla al meglio. Su quello che sarebbe il retro abbiamo, in ordine: Power In con connettore a 5 pin per l’alimentatore che è esterno; Tuner Out, Send, Return, Output generale con jack tradizionale e Output bilanciato con connettore XLR.

Impressioni di costruzione
Il Goldfingers è davvero ben fatto, molto robusto e con i controlli divisi fra loro da uno spazio sufficiente: difficilmente ci potremo sbagliare anche in caso di buio sul palco; le sezioni sono tutte evidenziate e anche gli ingressi e le uscite, posti sui bordi e non in vista, sono riportati dalle serigrafie sul top. Le dimensioni sono di 20×25 cm circa e il peso dimostra la qualità costruttiva; le manopole sono robuste e la qualità complessiva è davvero alta. L’alimentatore è esterno e ha il connettore a 5 pin per alimentare il preamplificatore, ma anche due uscite supplementari a 9 volt, di quelle utilizzate di solito per i pedali da chitarra elettrica: questa caratteristica è utilissima per dare corrente a un eventuale accordatore o qualsiasi altro pedale, senza portarsi anche un alimentatore aggiuntivo. Il pre è progettato per lavorare a 240 volt e 120 volt, e ha un fusibile di protezione. Mi sembra di aver detto tutto, non resta che ascoltare.

Come suona
Devo dire che, a causa o grazie al mio lavoro, non ho soltanto suonato con dispositivi che ho acquistato negli anni, ma ho avuto anche modo di testare numerose macchine simili soprattutto di fabbricazione estera. Nessuna si avvicina neanche lontanamente alla qualità sonora di questa. Solo quella di Valerio, di cui scriverò più avanti. Non so se sia per l’esperienza nel campo dell’alta fedeltà, per la qualità dei componenti o semplicemente per la bravura del progettista, ma questa è una macchina che ha lasciato a bocca aperta la maggior parte dei tecnici del suono che hanno avuto modo di ascoltarla. Il segnale arriva al banco con una qualità e una trasparenza difficilmente eguagliabili. È chiaro, dal prezzo al pubblico, che non stiamo parlando di un giocattolo economico, ma di un dispositivo professionale che non tutti vorranno o potranno acquistare; ma se il vostro obbiettivo è la qualità e la gestibilità del segnale (magari multiplo) sul palco, potete smettere di guardarvi intorno. Più in alto di così è difficile andare. Ho avuto modo di testare il Goldfingers con tutti i tipi di pickup e la resa è sempre eccellente. L’efficacia dei singoli controlli di tono è enormemente rafforzata dall’utilizzo in combinazione con il Notch Filter: si può mantenere lo spettro molto ricco di basse frequenze limando il feedback che dovesse capitare sul registro medio-basso dello strumento; anche se non so perché, ma con questo preamplificatore mi succede molto meno di avere simili problemi sul palco (ancora prima di risolverli, intendo): non so darmi una spiegazione, ma è così. La quantità di segnale che possiamo fornire al banco è praticamente infinita: chitarre dotate di pickup passivi (senza batteria nella chitarra) potranno godere appieno di questa caratteristica; ma ogni tipo di magnete è esaltato dal timbro cristallino del pre. E quello che ho notato è che i controlli di tono, seppure molto efficaci, non li tocco quasi mai. Mi capita di togliere basse frequenze al pickup microfonico, per ovvie ragioni, ma gli alti e i medi non sono quasi mai spostati dalla posizione centrale. Questo mi ha portato, nel tempo, alla curiosità di provare anche qualcosa di diverso (mi sembra evidente, da ciò che ho appena scritto, che non posso ritenermi insoddisfatto del Goldfingers!) e l’occasione è arrivata dopo qualche tempo.

VDL Analogics
Valerio Di Loreto è l’umano che si cela dietro al marchio VDL. È ingegnere aerospaziale e, per nostra fortuna, non lavora sugli aerei ma nel mondo della musica: costruisce outboard analogici come preamplificatori microfonici e compressori per gli studi di registrazione, ha una linea di pedali per chitarra elettrica e molte altre cose. Il mio amico Paolo Giovenchi, da molti anni chitarrista di Francesco De Gregori, mi ha parlato di Valerio perché stava usando alcuni suoi pedali per chitarra elettrica (che ho provato e che sono molto belli), aggiungendo che aveva avuto modo di sentire una D.I. Box costruita da lui e che, se avessi avuto bisogno, ci metteva in contatto. Inserisco tutte queste informazioni nel testo perché, a mio modo di vedere, sono funzionali anche a ciò di cui ci troviamo a parlare fra chitarristi: che tipo di amplificazione usiamo e via dicendo. Così non mi sono lasciato sfuggire l’occasione e, dopo aver constatato la sua disponibilità, ci siamo messi al lavoro su questo preamplificatore, anch’esso a due canali, ma dalla concezione profondamente diversa.
Questo prodotto VDL è di base una Direct Box (si usano di solito sul palco per bilanciare e dare energia e qualità al segnale da mandare al mixer) con alcune piccole richieste che ho fatto a Valerio. Vorrei condividere con voi il perché di simili scelte progettuali: nel tempo mi sono reso conto che difficilmente utilizzo i controlli di tono sulle alte e medie frequenze e, sapendo che un filtro intacca il segnale anche se lo lasciamo in posizione centrale, mi sono detto: «Perché non eliminare del tutto i controlli?»
Ho chiesto però a Valerio se fosse possibile avere il potenziometro dei Bassi su entrambi i canali: se uso una chitarra con due pickup, non so mai su quale dei canali capiterà il microfonico e – su quello – ho sempre necessità di tagliare in maniera decisa le basse frequenze. Come unico altro controllo avevo bisogno di un Notch Filter come quello presente sulla macchina descritta in precedenza. Quindi la dotazione tecnica per ciascun canale è molto semplice e riesco ad avere un suono il più pulito possibile, visto che entra nel preamplificatore e ne esce con pochissimi passaggi: spero di aver chiarito il perché delle pochissime funzioni.

Caratteristiche
VDL1
Inizio con il dire che le dimensioni e il peso sono molto simili alla macchina precedente: 25×15 cm, colore nero satinato e un alimentatore leggermente più piccolo. La scelta estetica di Valerio sarebbe stata il nero assoluto, senza alcuna scritta, visti i pochi controlli. Il mio problema è stato però che sul palco potevo avere difficoltà con le regolazioni: ecco il perché delle scritte aggiunte a mano; la serigrafia avrebbe alzato il prezzo del dispositivo. Si tratta di un prototipo e ne ha tutte le caratteristiche: è giusto che chi lo acquisterà conosca il motivo di certe scelte estetiche.
Sul pannello superiore troviamo (disposti in maniera speculare per i due canali): Bassi, Frequenza e Quantità di taglio di quest’ultima, più un piccolo switch per selezionare il tipo di intervento (all’interno del preampli c’è anche un piccolo trim per allargare o restringere la campana a proprio piacimento), oltre al Volume di ciascun canale. L’interruttore Mute è generale e la luce centrale indica se il pre è già attaccato alla corrente; non c’è On/Off.
Tutto qui? Tutto qui! L’avevo premesso: è essenziale che sia essenziale. Sul bordo di fronte a noi troviamo i tre ingressi: mono a sinistra, centrale stereo e mono a destra. Sul bordo destro è presente la presa XLR per l’alimentatore, due prese più piccole per alimentare eventuali pedali esterni a 9 e 12 volt, e l’uscita per l’accordatore, che funziona se mettiamo il pre in Mute. Sul bordo posteriore è presente un’uscita jack tradizionale sbilanciata, una XLR bilanciata e due piccoli switch: uno è il Ground Lift e l’altro un attenuatore del segnale di uscita di -5 dB, utile se il mixer è molto sensibile e arriva un segnale troppo potente.

VDL2La prova del suono
È incredibile come due macchine così simili nell’idea e altrettanto ben fatte possano suonare così diverse! Il timbro del VDL è diverso pur utilizzando le stesse chitarre: c’è un suono molto caldo e pieno, si sentono le differenze fra i vari tipi di magneti come sul Goldfingers e si riesce a intervenire in modo eccellente su ogni tipo di feedback (ho spinto a manetta per creare problemi e cercare poi di risolverli, come faccio di solito). La campana più stretta permette di intervenire su una singola nota e tagliarla quanto desideriamo, esattamente ciò di cui c’è bisogno su una macchina simile. Il volume di uscita (per scelta progettuale) è molto più contenuto rispetto all’altro modello. Sul palco abbiamo a portata di mano qualsiasi intervento ci possa venire in mente, il suono è splendido e la differenza con la maggior parte dei prodotti in commercio è davvero grande. Non ci si lasci ingannare dai pochi potenziometri: possiamo lavorare sul volume dei canali separatamente, aumentare o diminuire le basse frequenze e tagliare in modo deciso un feedback qualsiasi su uno dei due canali, senza toccare l’altro; è davvero abbastanza per lavorare di fino sul suono. Si consideri che il segnale, nello stadio di preamplificazione, passa attraverso tre componenti solamente!

Conclusioni
Per dare un’idea di come questi due progettisti, a distanza di anni e senza conoscersi, abbiano lavorato, basta dire che entrambi i dispositivi sono dotati di due preamplificatori in classe A e che l’uscita bilanciata utilizza un trasformatore Lundhal fatto a mano in Svezia, di altissima qualità. Inoltre la componentistica elettronica non è generica, ma è specifica per le progettazioni audio. Essendo macchine pensate per la chitarra acustica, hanno anche ingressi adatti ad accogliere i diversi tipi di pickup con le loro impedenze.
È fondamentale capire che non sono due prodotti che vanno ‘comparati’ nel senso tradizionale del termine: sono pensati per avere caratteristiche differenti, pur svolgendo una funzione simile. Potremmo andare su qualsiasi palco con uno dei due, sapendo di avere pieno controllo del nostro suono e una qualità altissima. Ma se usiamo effetti o abbiamo bisogno di intervenire su medie e alte frequenze, è chiaro a cosa dovremo rivolgerci; mentre se cerchiamo una macchina più snella possibile, potremo andare in un’altra direzione. Va detto che entrambi i costruttori/progettisti offrono una completa customizzazione degli apparecchi: quindi, chiunque pensasse che per un qualche motivo il pre in questione non fosse adatto ai propri scopi, farebbe meglio a contattare prima i responsabili e chiedere loro le eventuali modifiche. È la parte più divertente e ci permette di avere una macchina completa ai nostri comandi; con quello che c’è già pronto in commercio, ci si deve invece adattare. Credetemi, ho avuto fra le mani dispositivi piuttosto noti fra gli addetti ai lavori, assolutamente non economici, e non c’è davvero storia.
Non lasciatevi ingannare dal prezzo di entrambe le macchine: i prodotti di qualità si pagano sempre. Magari avete speso qualche migliaio di euro per una chitarra, e affiancarle un preamplificatore da quattro soldi potrebbe non essere la scelta giusta. Per non parlare della possibilità di scegliersi le caratteristiche (questi due modelli sono costruiti su mie specifiche, ma non siamo tutti uguali) e dell’assistenza che è praticamente a vita, visto che entrambi i costruttori ci tengono che il cliente sia sempre soddisfatto.
Senza trascurare il fatto che sono giovani, italiani, competenti e meritano tutta la nostra considerazione per il solo motivo di mettersi in gioco così!

Daniele Bazzani

Goldfingers
Tipo: Preamplificatore stereo per chitarra acustica
Origine: Italia
Prezzo: 700€ IVA inlcusa
Ingressi: 1 stereo, 2 mono
Controlli: Bassi, Medi, Alti, Gain, Mute su ogni canale, Master Volume e Mute generale
Notch Filter: Sì con FReq e Level e inversione di fase sui due canali
Uscite: Tuner Out, Send, Return, Output e Balanced Outpur XLR
Send/Return: Sì con Level e switch seriale/parallelo
Uscita accordatore: Sì
Ground Switch: No
Alimentazione: Esterna con possibilità alimentazione altri pedali a 9 volt
Misure: 20x25x5 cm
Sito web: ESD services è su Facebook

VDL Analogics
Tipo: Preamplificatore stereo per chitarra acustica
Origine: Italia
Prezzo: 550€ IVA inclusa
Ingressi: 1 stereo, 2 mono
Controlli: Bass, Volume su ciascun canale, switch +/-5 dB sul retro
Notch Filter: Q, Frequency (Q a due regolazioni con switch) sui due canali
Uscite: Uscita jack, uscita bilanciata XLR, Tuner Out
Send/Return: No
Uscita accordatore: Sì
Ground Switch: Sì
Alimentazione: Esterna con possibilità alimentazione altri pedali a 9 volt
Misure: 25x15x5 cm
Sito web: www.vdlanalogics.com

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 05/2014, pp.52-56

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