Quando una biblioteca brucia: dedicato a Ernesto De Pascale

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Dedicated to Ernesto De Pascale, music journalist, musician, producer.

«When a man dies, a library burns».

This touching African saying came to my mind when I understood that Ernesto’s conditions were bad, too bad for any hope of recovering. The saying simply says, better than a thousand words, that in our head and history there’s thousands of imaginary books, stored in a lifetime: they’re only ours and they leave this world the moment we do.

As it comes to Ernesto, not only a library burns, a record store does, as a radio station, a music club, a life devoted to music ends in smoke. The tie that kept together the pieces suddenly breaks: his vinyl collection, without him, is meaningless, the concerts he attended, the musicians he interviewed, all gone.

The connection that everyone of us represents with his own world appears clear when we leave, looking for something better, I like to think. Even if what Ernesto had here wasn’t just a bit. The love of the loved ones, the many friends and acquaintances who respected him, silent strangers who have listened to his voice on the radio over the years. He was always looking for something new, he was always on some blues and soul festival stage introducing musicians more or less known. He knew everyone.

«Ernesto, do you remember Rockpile? I just discovered their only record, fantastic».

«I saw them live in New York in 1979».

This was the tenor of our conversations.

(photo by Carlo Chiavacci)

He always had something to teach you, not let you weigh. A tip, a suggestion if you were a young musician, a hand if he esteemed you and believed in your project. He never talked about money, only love and passion for what he did.

He wasn’t my best friend, neither was I, but the loss of someone not too close to me was never so painful. Maybe because we met in the early 90’s, maybe because we heard from each other through years with the same pleasure and lightness, maybe because in recent times he was producing Gina Trio – of which I’m part – and he was pushing like crazy for these three musicians that will hardly be ‘commercial’. Who cares in the end? Music comes first.

Maybe because I realized that Ernesto was pure ‘culture’, that culture I’m trying to fill my life with, life that, with him, was a little fuller than it is now. But his teaching must be an example for all of us, to make better and always more, to fight hard times, because we make our boundaries, like he told me in our last chat. I was taking him back to the station, he came to Rome from Florence to attend our concert-interview on the italian national radio.

It will be weird going to Florence and not being able to give him a phone call.

Many of his friends are celebrating him on the Web and on magazines and many thought the same thing, which is the way I like to remember him: somewhere, talking to Robert Johnson, Sam Cooke, Jimi Hendrix. The only ones still missing in his list.

Long life to The Blues.

Long life to Ernesto De Pascale.Dedicato a Ernesto De Pascale, giornalista, musicista, produttore.

«Quando muore un uomo, una biblioteca brucia».

Questo struggente proverbio africano mi è venuto subito in mente quando ho appreso che le condizioni di Ernesto erano molto gravi, troppo perché ci fosse una speranza di ripresa. Il proverbio nella sua semplicità ci dice, meglio di quanto mille parole non possano fare, che nella testa e nella storia di ognuno di noi ci sono migliaia di volumi immaginari, immagazzinati nel corso di una vita: sono solo nostri, e lasciano questo mondo non appena lo facciamo noi.
Nel caso di Ernesto non brucia solo una biblioteca, brucia una discoteca, una stazione radio, un locale da concerto, va in fumo una vita dedicata alla musica. 
Si spezza quel collegamento che teneva insieme tutti i pezzi: la collezione dei suoi dischi, senza di lui, non ha più senso, i concerti che ha visto, i musicisti che ha intervistato, tutto andato.

Il legame che ognuno di noi rappresenta con il proprio mondo appare chiaro quando uno di noi se ne va, in cerca di qualcosa di meglio, mi viene da pensare.
 Anche se quello che Ernesto aveva qui non era poco. Gli affetti delle persone care, i molti amici e i conoscenti che lo stimavano, gli sconosciuti silenziosi che lo hanno ascoltato per radio nel corso degli anni. Era sempre in cerca di qualcosa di nuovo, era sempre sul palco di qualche manifestazione blues e soul a presentare musicisti più o meno noti. Conosceva tutti.

«Ernesto, ti ricordi dei Rockpile? Ho appena scoperto il loro unico disco, fantastico».
«Li ho visti dal vivo nel 1979 a New York».
Questo era il tenore delle nostre conversazioni.

(foto di Carlo Chiavacci)

Aveva sempre qualcosa da insegnarti, senza fartelo pesare. Un suggerimento, un consiglio se eri un giovane musicista, una mano se ti stimava e credeva nel tuo progetto. Mai parlato di soldi, solo amore e passione per ciò che faceva.
Non era il mio migliore amico, né io il suo, ma difficilmente la scomparsa di qualcuno a me non intimo mi ha toccato di più. Forse perché lo conoscevo dai primi anni ’90, forse perché ci siamo sentiti a distanza di anni con lo stesso piacere e la stessa leggerezza, forse perché negli ultimi tempi era il produttore del Gina Trio di cui faccio parte e stava spingendo come un matto per questi tre musicisti che difficilmente risulteranno ‘commerciali’. Ma in fondo, a chi importa? La musica prima di tutto.
Forse solo perché ho realizzato che Ernesto era ‘cultura’ allo stato puro, quella cultura con cui sto cercando di riempire la mia vita, vita che con lui era un po’ più piena di quanto non sia ora.
 Ma il suo insegnamento ci deve spronare, a far sempre meglio e sempre di più, a non fermarsi di fronte alle difficoltà, perché il nostro confine lo decidiamo soltanto noi, come mi ha detto nella nostra ultima chiacchierata, mentre lo accompagnavo alla stazione Termini, dopo che era venuto a Roma da Firenze per assistere al nostro concerto-intervista su Isoradio.

Sarà strano andare a Firenze e pensare di non potergli fare un colpo di telefono.

Molti suoi amici lo stanno celebrando sul web e non solo, e molti hanno pensato la stessa cosa, il modo in cui anche a me piace ricordarlo: da qualche parte, a parlare con Robert Johnson, Sam Cooke, Jimi Hendrix. Gli unici che ancora mancavano al suo appello.

Lunga vita al Blues.
Lunga vita a Ernesto De Pascale.

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