ScuolacusticA prende vita

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ScuolacusticA a Fermo

(di Daniele Bazzani) – Sperando di non ‘suonare’ troppo autoreferenziali (e comunque se suoniamo va bene tutto) proviamo a fare il punto sulla nuova avventura intrapresa: a inizio dicembre c’è stato il primo incontro del corpo insegnanti praticamente al completo. ‘Casa Brandoni’ (sembra una fiction, e in effetti a volte la rendiamo tale!) si è prestata ad essere territorio neutrale per il nostro meeting, la gentilissima padrona di casa ci ha sfamati mentre arrancavamo sulle ripide pendici del Monte Didattica e i due giorni passati insieme sono davvero volati in maniera piacevole. Il tutto supervisionato dall’esperienza del nostro direttore Andrea Carpi, sempre attento a ogni movimento che i legni a forma di dreadnought fanno sull’italico suolo.

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La “riunione”

Eravamo: io, Fidel, Sotomayor, Mario e Pippo Santonastaso… ok, basta scherzare (Barbati, questa era per te), l’abbiamo fatto fin troppo! Ma è importante sottolinearlo, perché l’incontro aveva per tutti noi un tono di ufficialità ed era avvolto in una nebbia di solennità che abbiamo fatto presto a diradare, accorgendoci subito che il lavoro, per quanto importante e strutturato, se accompagnato da una sana dose di cazzeggio è sempre più piacevole.
Al momento, oltre al sottoscritto, fanno parte del progetto Nazzareno Zacconi, Giorgio Verderosa, Stefano Barbati, Gavino Loche, Michele Lideo, Giuseppe Tropeano, Gianfilippo Fancello, Lorenzo Cominoli e Maurizio Brunod, unico assente – ma giustificato, ci mancherebbe – all’appuntamento. La lista completa degli insegnanti presenti sul territorio con le relative sedi la potete trovare su Fingerpicking.net alla pagina ScuolacusticA, ci stiamo spargendo a macchia d’olio dalle Alpi agli Appennini.

Andiamo per ordine, provando a condividere con chi legge, e vediamo di ricapitolare quanto avvenuto fino ad oggi. Dopo anni di lavoro su metodi didattici (mentre scrivo è quasi in stampa l’ottavo) ho pensato che sarebbe stato bello provare a costruire un vero percorso didattico per la chitarra acustica, un viaggio che potesse intraprendere chiunque, studente o insegnante, e con l’imprescindibile supporto di Reno Brandoni abbiamo dato vita al progetto, cercando a quel punto di coinvolgere altri che, come noi, avessero la stessa idea di condivisione didattica. All’appello hanno risposto subito in molti, tutti musicisti (diversi di loro diplomati al Conservatorio) e già insegnanti, dislocati sul territorio nazionale, piuttosto distanti fra loro.

ScuolacusticA a Fermo
ScuolacusticA a Fermo

La mia preoccupazione iniziale era quella di riuscire a coinvolgere tutti perché, sono sincero, se fosse venuto da me qualcuno che mi avesse detto «da oggi sei un insegnante della mia scuola, ma devi usare solo il materiale che ti verrà messo a disposizione», avrei avuto seri problemi. Sapevamo però di aver lavorato tanto e in maniera mirata: siamo consapevoli che un programma così dettagliato è molto difficile da trovare, anche le pubblicazioni statunitensi non sono granché organizzate in merito. Non crediamo esista una ‘vera’ scuola di chitarra fingerstyle, nonostante sia partito tutto da lì, e quindi la fiducia di riuscire a trasmettere il nostro pensiero era molta.
In questo ci hanno aiutato gli insegnanti, tutte persone davvero attente, professionali e disponibili, che hanno ricevuto il materiale con cui si sarebbero dovuti confrontare e sul quale abbiamo potuto basare il nostro primo, proficuo incontro. Queste non sono di solito cose che si spiattellano in giro, la prima riunione di una scuola con il corpo insegnanti è di solito una ‘cosa chiusa’ che non viene pubblicata sulle pagine di una rivista, ma la nostra è un’idea di condivisione, e crediamo non ci sia niente di male a far sapere a chi vorrà frequentare i nostri corsi che stiamo cercando di prepararli nel miglior modo possibile.
Possiamo sicuramente iniziare parlando del mondo della chitarra acustica ai nostri giorni, e di come stiamo cercando di rapportarci ad esso: la discussione è stata lunga e interessante, sono venuti fuori molti aspetti legati a questa o quella particolare tecnica, alcune delle quali molto in voga al giorno d’oggi, quali percussioni sul corpo della chitarra e tapping, ma non solo. Un problema che abbiamo tutti, come insegnanti, è che spesso i ragazzi arrivano dicendo «vorrei suonare come Tommy Emmanuel» o «come Andy McKee» e spesso stanno già provando dei brani di quei musicisti, non rendendosi conto che è come voler fare il fisico partendo dall’ultimo esame universitario, senza aver fatto le scuole medie prima. Per noi è davvero complicato far capire quanta strada si debba percorrere per arrivare lì, e quali siano i passi da fare insieme, ma la nostra missione è riuscirci. Considerando quindi il passato della chitarra acustica, ormai di quasi duecento anni, abbiamo pensato che focalizzare l’attenzione su tecniche molto nuove e con poca storia alle spalle non fosse una mossa troppo saggia, anche perché il modo ‘tradizionale’ di produrre suoni è comunque quello che fino a oggi ci ha accompagnati. Vorremmo pensare al resto come a una successiva ‘specializzazione’, una ramificazione del percorso di studio che ognuno potrà intraprendere se lo riterrà opportuno; in questo senso stiamo già lavorando per ampliare continuamente il programma. Anche perché, parliamoci chiaramente, se non si sanno produrre suoni decenti con la mano destra, pensare ad altro è davvero riduttivo e soprattutto, dal nostro punto di vista, se non insegniamo a suonare come si è fatto per secoli, commettiamo un errore imperdonabile.
Ma la diversità di approccio e stilistica che già ci contraddistingue come musicisti porterà inevitabilmente a crescere in questo senso. Ognuno ha proposto idee e suggerimenti che in alcuni casi si tradurranno in ampliamenti del programma, in altri in seminari e incontri dedicati ai diversi argomenti; la cosa bella è stata il ‘sentire comune’, il rendersi conto che se ci è voluto tanto per noi a imparare le cose, non possiamo sottovalutare le stesse difficoltà quando insegniamo, altrimenti, come dico spesso ai miei studenti, non si chiama lezione di chitarra, si chiama furto.

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ScuolacusticA a Roma

L’incontro è proseguito affrontando un altro tema caro a molti, quello dell’armonia (almeno quella di base) applicata alla chitarra: per formare dei buoni chitarristi che però non sappiano solo replicare degli spartiti, c’è bisogno di imparare le regole base dell’armonia, anche su questo ci siamo trovati subito d’accordo e una parte del programma sarà proprio dedicata a questo argomento. Basti pensare a quanto si può fare nel caso si debba arrangiare un brano, scrivere una composizione originale; già solo trovare forme alternative degli stessi accordi utilizzati potrà fornire spunti e sonorità utili a lavorare. Quindi già dalla fase iniziale si discuterà con gli studenti di scale, accordi, tonalità e quanto altro possa tornare utile: il programma è davvero ricco e lo scopriranno quelli che avranno la voglia di confrontarcisi.
Una parte di questo argomento ha toccato la lettura dello spartito, argomento sempre spinoso e oggi ancora di più, viste le innumerevoli accordature aperte: un tempo lo spartito di “Spanish Fandango” fu scritto riportando le note che avrebbero risuonato se la chitarra fosse stata accordata standard, ma non lo era; quindi si leggevano delle note e ne suonavano altre, lo spartito serviva solo per le posizioni. Oggi abbiamo l’intavolatura e soprattutto ci sembrerebbe un controsenso ‘scrivere’ sul pentagramma roba che non esiste, anche perché chi legge bene (o ha l’orecchio assoluto) si aspetta dei suoni ben precisi da ciò che legge sul rigo. Quindi no, non siamo d’accordo e scriveremo tutto come si deve.
E perché non trattare di un argomento spinoso come l’amplificazione dei propri strumenti? Ognuno di noi è ben consapevole della difficoltà di affrontare un palco, è qualcosa che possiamo trattare con cognizione di causa per aiutare quanti su un palco ci andranno in un futuro speriamo prossimo.
Abbiamo anche parlato della necessità di uno studio della tecnica flatpicking, o comunque del più generico utilizzo del plettro, visto che praticamente tutti noi ne facciamo uso. Al momento la direzione scelta è quella dell’insegnamento del fingerstyle e di tutto ciò che lo riguarda, ma il nostro nome, ScuolacusticA, tradisce una maggiore apertura che vorremo e dovremo certamente affrontare. Non vogliamo certo buttarci a corpo morto per fare tutto e male: ci prenderemo il tempo necessario per affrontare quanto riterremo opportuno, per preparare gli studenti al meglio e dar loro le basi necessarie a muoversi con disinvoltura in un ambito meno specifico possibile, anche se specializzarsi è forse l’unica chiave per crescere davvero. Anche qui, però, parecchi di noi vengono da esperienze molto diverse fra loro, quindi conosciamo il valore delle nostre e non ci sogneremmo di negarle agli altri; solo che, fra il proprio bagaglio di anni di esperienza e l’insegnamento di queste, ce ne corre.

La didattica va pianificata, non si inventa dal giorno alla notte, ogni passo che faremo lo valuteremo a fondo, per far sì che chiunque si avvicini alla scuola lo faccia sapendo che non vogliamo ‘vendere’ un corso di chitarra, ma la possibilità di apprendere qualcosa dall’esperienza di altri.
Il nostro obiettivo è raggiungere il livello del Conservatorio, senza restare intrappolati in meccanismi che hanno portato il mondo accademico a essere in grande difficoltà rispetto al passato. Ammiriamo e impariamo cercando di trarre spunto dalle cose più o meno buone, per crescere sempre perché non si finisce mai di imparare, e perché ci piacerebbe coinvolgere in questa grande avventura più persone possibili. Al momento stiamo vagliando nuove richieste di insegnanti, sperando di caricarne a bordo il più possibile, solo però attraverso una selezione attenta, per far sì che ogni studente sia tutelato il più possibile. Sappiamo che canonizzare tutto e renderlo standard e accessibile a tutti potrebbe togliere un po’ il sapore dell’avventura, ma per quella basta non andare a lezione e cercare di imparare da soli!
Gli esami si svolgeranno alla presenza di commissioni esterne, per avere sempre nuovi stimoli e confronti; i saggi saranno presentati in occasione dei festival più importanti. Speriamo di aver reso l’idea che tutto ciò che stiamo avviando è possibile solo perché partiamo ora, ma ci lavoriamo da anni.

Alla prossima!

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 01/2015, pp.16-18

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