Il programma del nostro corso di registrazione

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Ciao a tutti, dopo una prima presentazione (nel mio post “Benvenuti”) e una… lunga pausa di riflessione, eccoci finalmente al nostro primo vero appuntamento. Oggi vorrei fare un riassunto di ciò che tratteremo nei prossimi mesi, per provare ad organizzare il tutto in modo sintetico e avere così una visione d’insieme del programma.

Se avvertirete qualche inevitabile lacuna, tenete presente che la mia priorità sarà quella di permettervi di arrivare a risultati soddisfacenti in tempi ragionevoli. Penso oltretutto di rivolgermi essenzialmente a musicisti più che ad aspiranti tecnici del suono, quindi vorrei evitare di annoiarvi con eccessivi tecnicismi. Chi avvertirà l’esigenza di approfondimenti specifici potrà eventualmente contattarmi direttamente (www.macwavestudios.com): proverò in quel caso a segnalare dei link che possano soddisfare la vostra sete di sapere… Vi fornirò comunque dei link per scaricare esempi di vario tipo: disegni, grafici e file audio, in modo da rendere i concetti più fruibili. Procedendo con questo approccio pragmatico consiglierò senza pudore apparecchiature specifiche citando modello e marca. Terrò in alta considerazione il budget oltre che la qualità: non avete bisogno del mio illuminante supporto per sapere che un Neumann vintage in eccellenti condizioni potrebbe darvi risultati interessanti (al costo di un’autovettura di medio livello…).

Chiarite le premesse eccovi i punti che andremo ad analizzare:

1. Affronteremo il problema del monitoraggio: è impossibile effettuare ascolti critici (specialmente nelle riprese acustiche) senza una riproduzione adeguata. Le casse del vostre computer, o nella migliore delle ipotesi il vostro rispettabilissimo o esoterico (e quindi nella maggior parte dei casi ingiustificatamente costoso) impianto Hi-Fi, non saranno probabilmente in grado di darvi una corretta rappresentazione sonora del vostro strumento. Sarebbe come obbligare uno studente d’arte a studiare i colori indossando degli occhiali con lenti colorate… Perdonate la puerile metafora, ma semplicemente è meglio affidarsi a delle buone cuffie: queste, sebbene faticose nel lungo periodo, vi garantiranno se non altro un affidabile aiuto con un modesto investimento. L’utilizzo di una coppia di monitor richiederà invece qualche accorgimento nel loro posizionamento e un minimo di trattamento acustico dell’«angolo» a loro dedicato.

2. Analizzeremo poi le principali tipologie di microfono : dinamico, condenser e ribbon. Valuteremo le differenze nel suono anche in base alla polarità scelta. Ignorerò i sistemi di amplificazione dedicati al live, che utilissimi in quei casi danno però risultati poco realistici in registrazione.

3. Una volta scelto il microfono bisognerà magari posizionarlo. Questa geniale deduzione viene spesso quasi ignorata: cambiamenti di posizione anche minimi portano però a volte a delle variazioni drammatiche. Sarà utile avere anche qualche nozione di psicoacustica, che se non altro ci aiuterà a capire perché il nostro strumento suoni in un certo modo e la registrazione possa essere invece molto diversa… A chi non è successo?

4. Giungeremo poi al preamplificatore microfonico. Tanto per cambiare, anche in questo caso le diverse tipologie influenzano il risultato finale: a valvole, in classe A, gli eventuali ibridi dichiarati o meno, ecc.

5. A seguire, i rudimenti nell’utilizzo di outboard esterno: compressione, EQ, linee di ritardo varie (ad esempio chorus, delay, riverberi).

6. Infine, budget e scheda audio permettendo, ci addentreremo nelle tecniche di multimicrofonaggio. Esistono diverse tecniche di ripresa, sia mono che stereo, e sarà molto interessante e divertente valutare insieme le loro applicazioni. Ci renderemo così conto di quanto possa incidere l’ambiente nel quale si effettuano le riprese, e di come il tenere i microfoni in fase possa essere uno degli elementi essenziali delle nostre ‘fatiche sonore’.

Durante tutto l’iter vi inviterò sempre ad ascoltare i risultati in modo critico. Lo stesso identico setup può infatti condurre a risultati ben diversi solo cambiando l’esecutore o lo strumento.

Finora ho elegantemente evitato di sottolineare l’importanza di due elementi essenziali: la qualità dell’esecuzione e la corretta regolazione dello strumento. Per quanto riguarda il primo aspetto non resta che evitare l’autocompiacimento ed esercitarsi; per il secondo, mi risulta davvero difficile pensare di acquistare uno strumento di qualsiasi livello senza portarlo da un liutaio davvero capace: la differenza è spesso sostanziale. Sembrerebbe uno spot su commissione, ma vi assicuro che parlo per esperienza diretta.

Tenendo conto di tutti questi elementi diffidate quindi delle soluzioni ‘pronto uso’, che hanno la pretesa di essere sempre efficaci: ogni tecnica va adattata allo specifico ascoltando e valutando i risultati. Sempre. Con questa perla di rara saggezza mi congedo e vi saluto in attesa del prossimo articolo!

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