Verso Acoustic Franciacorta 2012 – Intervista a Giorgio Cordini

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Come racconteresti a questo punto la nascita e lo sviluppo di Acoustic Franciacorta, dalla prima edizione con un giorno di programmazione alle ultime edizioni con tanto di anteprima e due lunghi fine settimana di attività?
Ripensando a quella prima unica giornata al Monastero di San Pietro in Lamosa a Provaglio d’Iseo, con tanto di seminario sugli stili della chitarra acustica e una dimostrazione di liuteria prima del concerto serale, mi viene un po’ da sorridere per l’ingenuità e il senso di improvvisazione con cui avevo allestito quel primo incontro con la chitarra acustica. Quella sera si era esibito Armando Corsi con il percussionista Marco Fadda, preceduti da Reno Brandoni, Giovanni Pelosi, Alex Di Reto, che già rappresentavano fingerpicking.net. C’erano anche due giovanissimi musicisti bresciani, Gabriele Zanetti e Mauro Paderni, e il chitarrista classico Antonio D’Alessandro. Ma ha portato bene, se oggi riusciamo a organizzare otto serate con un programma particolarmente articolato e un finale con tanto di esposizione di liuteria, mostre, laboratori, seminari. Devo dire che tutto è cominciato come un gioco, senza la coscienza che quel primo evento avrebbe potuto trasformarsi in qualcosa di così importante. Credo che la manifestazione sia maturata e si sia consolidata per alcuni motivi molto semplici: innanzitutto perché ho sempre cercato di farla crescere con molta gradualità, in modo che anno per anno non fosse troppo difficile proporre un evento di una qualità ‘leggermente’ superiore del precedente, ma… non troppo. Poi per l’entusiasmo che hanno sempre mostrato i volontari dell’associazione Libera Accademia in Franciacorta, che pur non essendo degli ‘addetti ai lavori’, hanno sempre partecipato contribuendo al miglioramento di ogni aspetto organizzativo. Ora si può davvero parlare di esperienza, che tutti insieme abbiamo raggiunto crescendo di anno in anno.

Dal primo sottotitolo di “Festival di musiche e suoni dal mondo” all’attuale definizione di “Festival itinerante dedicato alla chitarra acustica”, come si sono andati definendo gli obiettivi della manifestazione?
Come dicevo, all’inizio non era molto chiaro qual era l’obiettivo verso cui si voleva andare. L’idea iniziale era scaturita da un incontro che, assieme a mia moglie Luisa Moleri, avevo avuto con Paolo Mucciarelli, grafico di professione, grande appassionato di musica e cantante nei gruppi ‘beat’ degli anni ’60-70.  Lo stesso nome del festival, “Acoustic Franciacorta”, ideato da Paolo, non cita lo strumento a sei corde, per cui avrei potuto scegliere un percorso legato anche ad altri strumenti musicali. Un po’ la mia passione personale per la chitarra, un po’ gli articolati rapporti che io stesso ho sviluppato in questi anni con i musicisti che frequentano i festival internazionali, mi hanno portato a dare la preferenza alla chitarra e in particolare alla chitarra acustica, anche se non è detto che un domani non si possano introdurre altri strumenti.

Quali caratteristiche porta con sé questa spiccata dimensione di festival itinerante, in particolare riguardo alla partecipazione del pubblico? Che tipo di pubblico, locale o meno, viene preferibilmente attratto da questa dimensione?
Una delle caratteristiche derivanti dal fatto che il festival è itinerante, è appunto quella che la manifestazione può contare ogni sera su un pubblico locale, che magari non si sarebbe spostato facilmente la sera prima in un paese vicino e che interviene anche se non è in modo particolare appassionato della chitarra. In questa maniera il nostro festival assume anche una valenza, per così dire, educativa, nel senso che più di altre manifestazioni del genere avvicina i neofiti, facendo scoprire loro la chitarra e tutto ciò che ci sta intorno. Naturalmente non tutto il pubblico ha queste caratteristiche. Ci sono anche gli intenditori, gli addetti ai lavori, gli stessi chitarristi. Insomma spesso mi rendo conto che il pubblico è molto diversificato e mi stupisce ogni volta l’attenzione e la serietà di chi ascolta.

I festival di chitarra acustica si abbinano quasi sempre a sedi di notevole bellezza e valore artistico, e la dimensione itinerante favorisce ancor più la promozione di un turismo culturale: da questo punto di vista, che ruolo possono rivestire manifestazioni del genere nell’ambito della musica in generale e anche nella ricostruzione di un’immagine del nostro paese?
A questo proposito bisogna riconoscere che gli spazi in cui ogni anno si è svolto il festival (e quest’anno ne scoprirete di nuovi…) sono stati sempre scelti con la massima attenzione, privilegiando aspetti come l’estetica, il prestigio rispetto ad altri quali la funzionalità e la comodità, la facilità del parcheggio e del raggiungimento, proprio perché credo che suonare in un posto ‘bello’, anzi ‘bellissimo’, produca effetti sorprendenti nei confronti di chi sta suonando. Ne abbiamo avuto le prove con l’indimenticabile concerto di Peter Finger al Monastero di San Pietro in Lamosa a Provaglio d’Iseo, o nel Cortile di Palazzo Torri a Corte Franca che ci incantato insieme alla chitarra, all’oud e alla voce di Karim Baggili. E i musicisti notano questo aspetto: a volte qualcuno mi ha addirittura detto che quello di Acoustic Franciacorta è stato il più bel concerto della propria carriera, o almeno uno dei più belli. Credo molto nel connubio tra turismo e cultura. Sono già tre anni che in concomitanza del festival organizziamo dei percorsi turistici, delle vere e proprie visite guidate alle bellezze della Franciacorta, proprio nelle località dove si svolge il festival.

Cosa pensi del moltiplicarsi in Italia di manifestazioni dedicate alla chitarra acustica: c’è il rischio di pestarsi i piedi oppure tutto contribuisce allo sviluppo del settore?
Credo che sia molto positivo. Qualche anno fa nessuno sembrava più occuparsi della chitarra acustica, i ragazzi avevano in mente solo l’elettrica con i suoni distorti e tutto quello che ci sta intorno. Per le accademie musicali insegnare la chitarra significava solo insegnare l’elettrica, e la chitarra acustica sembrava uno strumento che potevano usare solo i ‘vecchi’. Negli ultimi dieci anni lo strumento acustico è diventato molto più popolare e credo molto più vicino ai giovani, anche per merito di queste manifestazioni. Io penso che non ci sia il pericolo di ‘pestarsi i piedi’; l’unico rischio è che queste iniziative non si confondano troppo l’una con l’altra: ognuna dovrebbe avere le sue peculiarità, le sue caratteristiche proprie, in modo da essere ben identificate e costituire motivo di richiamo per gli appassionati. Insomma rimarranno le migliori…

Ti sei sempre preoccupato di differenziare i programmi dei concerti serali, dividendoli in tre proposte sufficientemente varie, affiancando sempre alla chitarra acustica solista la chitarra classica, la canzone d’autore con chitarra e altri strumenti a corde…
Già, questa è diventata col tempo una delle caratteristiche di Acoustic Franciacorta: tre concerti, ognuno di un genere diverso. E ha sempre funzionato! A volte mi sono stupito di vedere, al termine della serata, amanti della chitarra classica e fanatici dell’acustica mettersi a discutere, a fare confronti, ad appassionarsi e a trasmettere entusiasmo, a riconoscere e apprezzare un tipo di musica che magari non avevano mai approfondito prima. Ricordo alcuni anni fa Flavio Cucchi, un grandissimo chitarrista classico che tiene concerti in tutto il mondo, stupito dopo aver letto la scaletta: Andrea Mirò, Flavio Cucchi, Vittorio De Scalzi… Mi disse: «Come? io in mezzo a due cantanti… chi vuoi che si metta ad ascoltare davvero la mia musica!» Fu un grande successo e, a fine serata, Flavio venne personalmente a ringraziarmi per come avevo pensato la scaletta.

Questa predisposizione verso la canzone d’autore, la musica classica e gli altri strumenti sembra collegarsi anche alla natura della tua attività di musicista, come collaboratore storico di De André e Pagani, produttore, arrangiatore.
Beh, il mio amore per la canzone d’autore è innegabile. Nonostante sia cresciuto con i Beatles e maturato con Jimi Hendrix ed Eric Clapton, ho sempre amato De André, De Gregori e tutti i cantautori storici. Ho poi avuto la sfacciata fortuna di suonare nella band di Fabrizio De André e di conoscere da molto vicino quel mondo, e ti dirò che sono tanti i cantautori che la chitarra la sanno suonare davvero. In questo senso sono ad esempio un ammiratore di Goran Kuzminac che, nonostante si schernisca un po’ sull’argomento, peccando a mio avviso di troppa modestia, ha un tocco sull’acustica e nel fingerpicking che è decisamente invidiabile.

Come vivi la convivenza tra la tua attività di musicista e quella di organizzatore, di direttore artistico e promotore di iniziative culturali?
Quasi ogni anno ad Acoustic Franciacorta mi ritaglio una serata in cui suono anch’io. Quest’anno sarà a Marone con un mio nuovo trio, Suona Libero, che mescola il mondo della canzone d’autore con la canzone popolare sudamericana. Un’esperienza nuova che mi sta dando non poche soddisfazioni. Ma è sempre difficile tenere il piede in più scarpe. Quando metto il cappello del direttore artistico di un festival, so che dovrei lasciar perdere quello di musicista e cercare di fare di tutto perché il festival riesca al meglio, lasciando perdere per quel frangente le mie velleità di musicista e la mia insaziabile voglia di suonare…

Nella storia del festival si sono affermati alcuni musicisti divenuti dei beniamini del pubblico, e che tendono a tornare più volte, ma è anche necessario trovare sempre elementi di novità: quest’anno hai invitato per esempio due chitarristi dal Nord Europa poco conosciuti da noi, Emil Ernebro e Jimmy Wahlsteen.
Credo sia importante, per un festival come Acoustic Franciacorta, proporre ogni anno qualche artista perfettamente sconosciuto anche al pubblico degli ‘intenditori’, cioè scoprire qualche nuovo talento. Così ogni anno mi do un gran daffare, per trovare chitarristi che magari non hanno mai suonato in Italia e che comunque non sono abituali frequentatori dei festival di casa nostra. Emil Ernebro e Jimmy Wahlsteen sono appunto due giovanissimi che stanno facendo furori, e credo che nessuno li abbia mai potuti ascoltare in Italia. Sono due veri talenti e piaceranno, ne sono certo.

Finora, rispetto ai concerti serali, si è sviluppata di meno la parte sedentaria dell’esposizione di strumenti e degli eventi collaterali, che occupa le due ultime giornate. Come pensi di valorizzarla?
Probabilmente sono diversi i motivi per cui le due giornate conclusive, con l’esposizione dei liutai e le altre iniziative, non sono ancora al livello dei concerti serali: dal fatto che il festival sia itinerante, come dicevamo, al fatto che io stesso rifugga dall’idea che Acoustic Franciacorta possa diventare una ‘fiera’; e quindi do romanticamente la preferenza all’artigiano della chitarra piuttosto che al commerciante… Quest’anno abbiamo studiato una variazione che, se riusciremo a promuoverla correttamente, potrebbe far aumentare il pubblico del pomeriggio di sabato 8 e domenica 9 settembre a Provaglio d’Iseo. Il concerto serale (del sabato) anziché al Monastero si terrà su un palco montato davanti al Palazzo Municipale, dove si svolgono tutte le altre attività. In questo modo, mi aspetto che chi verrà al concerto possa magari essere stimolato ad anticipare il suo arrivo, visitare l’esposizione e, dopo una pizza o un panino, fermarsi per il concerto serale. Le attività pomeridiane sono comunque sempre molto interessanti e di alto livello artistico!

Cosa significa, infine, portare avanti questa grande iniziativa in un’epoca di crisi come quella che stiamo attraversando?
È un momento di crisi profonda, che in ogni settore, musica compresa, sembra proseguire costantemente senza concedere tregue. Riuscire a tener viva una manifestazione come Acoustic Franciacorta è un’impresa ardua. A volte mi chiedo come sono riuscito a coinvolgere anche quest’anno otto Comuni, ognuno dei quali deve mettere a disposizione del festival un contributo di un’entità non indifferente in questo periodo. Forse, se hanno deciso di aderire alla proposta del festival, vuol dire che Acoustic Franciacorta lo apprezzano davvero in molti e di questo mi sento proprio orgoglioso!


Chitarra Acustica, 7/2012, pp. 8-9

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