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Guitar Days

MILANO DAL 20 AL 22 MARZO
IL CPM MUSIC INSTITUTE OSPITA UNO STRAORDINARIO EVENTO CELEBRATIVO
GUITAR DAYS!
SUONI E LINGUAGGI TRA LEGGENDA E CONTEMPORANEITÀ

Franco Mussida, chitarrista, compositore e fondatore del CPM Music Institute di Milano, celebra quarant’anni di attività della scuola con Guitar Days, un evento che rifiuta la logica fieristica per puntare su qualcosa di più raro: il rapporto intimo tra musicista e strumento. In questa intervista racconta la genesi dell’evento, il suo concetto di suono come specchio dell’identità di chi suona, e una visione della chitarra acustica come strumento che non si limita a produrre musica, ma educa chi la tiene in mano.

Come nasce questo evento celebrativo? Che cosa si deve aspettare il pubblico di diverso rispetto ad altri appuntamenti dedicati al mondo della chitarra?

Noi lo definiamo un evento celebrativo. Un evento unico nel suo genere. Il suo vero scopo è culturale così come nella tradizione della Scuola. Nasce nel quadro delle iniziative dei 40 anni del CPM. La scuola nasce come istituto, ora parte dell’AFAM, che fin dalle sue origini, ha nella chitarra il più presente e apprezzato strumento nei linguaggi popolari, non solo tra gli ascoltatori, ma tra i musicisti, e tra questi c’è il Rock e il Jazz (è anche il mio strumento).

Il CPM più di altri ha lavorato per portare la chitarra nelle case degli italiani, in tutti i suoi generi e tecniche anche quella improvvisativa. L’esempio è il primo video corso di chitarra mai pubblicato, edito fa Fabbri (1996) e dal 2000 al 2015 le enciclopedie didattiche della chitarra (CPM).

Il suo vero scopo è culturale così come nella tradizione della scuola. Lo spirito di Guitar Days si racchiude in quattro parole che sono gratuità, suono, relazione e meraviglia.

  • Gratuità: Tutti gli eventi, eccetto i workshop, sono gratuiti, con prenotazione obbligatoria per il teatro, che nonostante i 2500 metri quadrati ha una capienza limitata.
  • Suono: La chitarra racconta sé stessa e il musicista. Il suono di una voce che si lega al Cuore di chi suona. La scelta di un’identità prima ancora del linguaggio e dello stile. I 16 artisti della rassegna inclusa nell’evento faranno sentire la loro voce suonando, ma rispondendo anche a quattro domande. “1- Cosa cerchi dal suono dei tuoi strumenti? Una sensazione che ti fa stare bene, qualcosa di indefinito legato alle sue vibrazioni. Un modo per raccontare il tuo mood personale. Qualcosa che si avvicini all’archetipo per il tuo genere. Come si è evoluto il tuo suono in questi anni, sia in ambito acustico che elettrico. Che strumenti suonerai stasera. Regalaci un pensiero sul suono della tua chitarra preferita.
  • Relazione: Quando parlo di suono invece faccio riferimento anche alla leggenda, si può visitare una gallery con chitarre e ampli di chitarristi leggendari da Hendrix a Clapton da Yung, Freddye King, da Bkakemore a anch’io esporrò strumenti storici. Parlo però anche della Relazione con i Liutai che il suono lo generano. Relazione tra la gente che verrà, ragazzi e le persone di tante generazioni che potranno fare domande agli studenti della scuola su aspetti del chitarrismo.
  • Meraviglia: Parlo di meraviglia invece perché il nostro desiderata è fare in modo che le persone, proprio in quanto questo non è un evento fieristico, si portino a casa qualcosa di inaspettato, una diversa immagine del ruolo stesso della chitarra, qualcosa di più profondo, intimo e personale, che invita a stringere lo strumento con ancora più gusto e voglia.

Hai definito la chitarra “uno specchio che riflette un bisogno”. Dal punto di vista acustico, quale sensazione o emozione cerca di trasmettere con il suo strumento e come cambia il tuo approccio a seconda del contesto, live o in studio?

Penso che il “Suono” se non si cristallizza con il musicista, che all’apice del successo ha creato una identità inossidabile, si debba legare al suo carattere cambiare nel tempo, rispecchiarlo intimamente. Il suono non lo vedo come espressione di un mood momentaneo. La vita di un musicista è legata alla sua età che cambia e così cambia il suono. Oggi fatico a sopportare la violenza dilagante che anche attraverso il suono si manifesta, ed ho scelto un suono che sappia offrire consolazione, prima di tutto a me. Live o studio? Si è sé stessi sia in studio che nel live, anche se il live induce ad una maggiore libertà espressiva e in studio puoi correggere gli errori, “gettare” cose che non ti piacciono.

I Guitar Days vedono protagonisti artisti internazionali e giovani talenti italiani. Quali aspetti della chitarra acustica ritieni più importanti da trasmettere agli studenti di oggi?

L’esperienza che si fa quando la si suona. Come dicevo all’inizio a parte le questioni di gusto e tecnica, l’esperienza della Musica la si vive percependo il suono in profondità. Lo strumento acustico si lega all’intimità della persona. Lo sa bene il liutaio che esplora le fibre del legno per consentire a chi suona di appoggiare la cassa armonica della chitarra sul Cuore per percepire anche fisicamente il lavoro degli armonici. Una chitarra acustica o classica non dovrebbe mai mancare nell’armadio del chitarrista. Il suono si costruisce anche se non soprattutto con le mani. E come educano le mani gli strumenti acustici, non le educa nessuno.

Nel tuo percorso, come hai sviluppato il tuo stile unico alla chitarra, e quali tecniche o approcci consideri fondamentali per un chitarrista acustico contemporaneo?

Difficile da dire… ognuno ha il suo mondo. Lo stile non sempre è la somma di ciò che si ascolta a cui aggiungere il proprio spirito. Spesso è selezionare, è togliere, è scegliere. Anni fa scelsi consapevolmente, visto che ero l’autore di gran parte dei brani, di mantenere una certa distanza dal Blues che consideravo e considero, una sorta di maga circe, una volta sull’isola non ti molla più e crea una piacevolissima dipendenza. Motivo per cui nell’ultimo mio lavoro ho messo scientemente un Blues anche se particolare, per dire una sola cosa: il Blues mi piace.

La Musica e il suo codice, come scrivo nel “Pianeta della Musica”, che alla sua sesta edizione avrà un capitolo destinato alla Musica fatta dalle macchine, offre nel suo codice infinite possibilità di appagamento: timbrico, ritmico, melodico, armonico. Ciascuno dovrebbe chiedersi cosa lo appaga di più, cosa gli viene più maturale da dove partire: vivere ritmicamente la Musica, melodizzare, armonizzare.  Se devo definirmi, posso dire di essere un racconta storie in Musica. Un melodista. Se si prende il libro come metafora, si può paragonare il timbro alla personalità di chi scrive. La melodia al racconto alla storia. Il ritmo al modo con cui procede il racconto. Gli intervalli sono il clima in cui si svolge. L’armonia non è solo l’armonizzazione, ma l’ambiente complessivo che racchiude tutto. A ciascuno il compito di scrivere il suo di libro.

Portare la chitarra nelle carceri e nelle comunità ha un impatto particolare. Ci puoi raccontare un’esperienza in cui il suono acustico della chitarra ha cambiato l’approccio o l’atteggiamento di chi ascoltava?

La chitarra l’ho portata in carcere, dalla fine degli anni Ottanta per tutto il decennio successivo. Ma era una normalissima classica. Mi serviva come strumento guida per armonizzare, niente di più. Dal 2013 mi occupo di ascolto emotivo consapevole. La Musica impariamo a sentirla con speciali audioteche divise per stati d’animo.

Tra i grandi chitarristi, da Jimi Hendrix a Eric Clapton, fino ai contemporanei presenti ai Guitar Days, chi ha avuto un’influenza decisiva sul tuo modo di suonare la chitarra acustica e perché?

Beh, sono tutti chitarristi essenzialmente elettrici. Ma se devo dire chi mi ha trasmesso qualcosa che poi ho messo nel suono della chitarra acustica è Ritchie Blakmore. Ho sempre ammirato il suo tocco, preciso pulito, dinamico.

Durante i Guitar Days saranno esposti anche strumenti storici, inclusi alcuni tuoi. C’è una chitarra particolare che custodisci con affetto, e quale storia o ricordo le evoca?

La prima e l’ultima. La Fender Telecaster che negli anni Sessanta usavo nei locali milanesi, dove imperversava sesso droga e Rock’n’Roll. Ma non erano di pertinenza dei musicisti che suonavano Beatles Rolling Stone e Jame Brown, ma dei clienti che quei locali li frequentavano.

E Arca 6 è un surrogato di dolcezza della classica. La lunghezza del suono dell’elettrica senza distorsori. La possibilità di fare banding come può fare chi fa Blues sull’acustica.

Guardando alle nuove generazioni, quali sfide e opportunità vedi per chi oggi sceglie la chitarra acustica come mezzo espressivo e professionale?

IA e tecnologia a parte, con cui ciascuno farà i suoi conti, conta avere chiara la visione della Musica che si vuole vivere, e come la si vuol vivere. La chitarra acustica è uno strumento a uno a uno. È uno straordinario strumento educatore. La sorgente del suono è una sola cosa con la persona. L’armonia che regala fa vibrare l’essere in profondità. Quando la si suona, la chitarra acustica suona solo per rispecchiare sé stessi, risuona con te, per te, e tu Senti, non ascolti soltanto, ti Senti, ti comprendi, vivi il suono e mentre lo fai educhi la tua natura emotiva.

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