Enfant terrible – La chitarra di Anna Mancini

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(di Roberto De Luca / foto di Maurizio Lollo) – È sempre buona norma rifuggire dai luoghi comuni. Non perché non contengano talvolta un fondo di verità, ma piuttosto per il potere che essi hanno di scoraggiare la ricerca, di mortificare la curiosità, di stroncare sul nascere l’istinto a una sana e autonoma investigazione. Si prenda, ad esempio, Anna Mancini. Giovane chitarrista dall’aria ribelle; ‘ragazza cattiva’ nel senso iconografico del termine, capace di fare capolino tra mostri sacri della sei corde con la sfrontatezza ingenua dei suoi pochi anni. Il primo colpo d’occhio è sufficiente per evocare il miraggio di overdrives, distorsori, power chords pronti a sbatterti al tappeto. Basta però spingersi un poco oltre per scoprire quello che in fondo ognuno già sa. Sono passati i tempi dei falò sulla spiaggia (ma c’erano davvero?), dei camicioni a quadri e delle Clarks tarocche ai piedi. Il chitarrista acustico è una specie che ha conosciuto un’evoluzione radicale e forse inaspettata. Al pari della sua immagine esteriore, le praterie sonore da lui percorse racchiudono oggi sotto lo stesso cielo stili, tecniche, contaminazioni, rimandi al passato e vertiginose accelerazioni verso un futuro spericolato. Non stupisca dunque la vista di giovani leve che crescono all’insegna di un chitarrismo svincolato dai cliché tradizionali, sfidando i limiti apparentemente insormontabili di uno strumento da sempre percepito come ‘povero’.

AnnaMancini3Anna Mancini è lì a confermare questa impressione. Stile muscolare, tecnica moderna, creatività irriverente. Più di qualcuno avrà incrociato la sua musica e i suoi video molto eleganti, pubblicati sotto le insegne prestigiose della CandyRat, a garanzia di indubbia qualità. Cogliamo l’occasione dunque per una veloce chiacchierata, ai margini di un suo recente concerto presso il piccolo e accogliente club L’Archivio 14 di Roma.

Ciao Anna, ben trovata. Ci dici da dove provieni? Studi regolari? Solfeggio, armonia e tutto il resto?
Macché! Io provengo dal pianoforte… ho fatto finta di studiare il pianoforte, ma in realtà non ho mai ‘studiato’ niente in vita mia! [ride] Tutti mi chiedevano di studiare, e non capivano che tutto ciò che io volevo era soltanto suonare. Il mio approccio alla musica è pertanto alquanto istintivo e libero.

Ho letto qualche tua nota biografica. Da Jimmy Page a Preston Reed. Un bel salto, soprattutto in considerazione della tua giovanissima età.
Beh, ovviamente Preston Reed è arrivato dopo Jimmy Page, ma l’ho trovato un passaggio naturale. Preston Reed è irresistibile. Riesce a essere così tremendamente metal con una semplice chitarra acustica! Il suo approccio ritmico e percussivo allo strumento mi ha catturato sin dal primo momento. Sarà forse che in me si nasconde una batterista mancata.

AnnaMancini1Dimmi la verità, sarai stufa di essere paragonata a Kaki King. Puoi anche sbuffare e mandarmi al diavolo.
Al contrario. Amo molto Kaki King, il suo stile, il suo approccio musicale, la sua voce. Del resto, lei suona anche la batteria. Qualche anno fa, in Sicilia, ho avuto l’onore di aprire un suo concerto.

Una domanda che è soprattutto una mia curiosità. Per quale motivo una ragazza così giovane sceglie di incanalare la sua carica di energia in una chitarra acustica?
In realtà, non ho scelto tanto la chitarra acustica quanto la ‘chitarra’! Ho avuto esperienze passate in diverse band molto eterogenee, che spaziavano dal metal alla musica rinascimentale; certamente non mi precludo esperienze future con la chitarra elettrica e magari anche con la batteria. Trovo comunque necessario infrangere lo stereotipo del chitarrista acustico piazzato davanti allo schermo del computer, tutto preso dal tentativo di riprodurre i brani dei suoi eroi. Sinceramente, lo trovo un po’ da ‘sfigati’ [risate] ed è anche per questo che tendo forse a proporre un approccio più free, se vuoi anche più anarchico e ribelle.

Il tuo è uno stile molto moderno. Tapping, percussioni, open tunings… Non hai paura che un ipotetico ascoltatore si concentri maggiormente sull’aspetto tecnico della tua musica, magari a scapito di quello compositivo?
No, è un timore che non avverto. Come molti sanno, le cose più belle sono quelle semplici, e io non sono assolutamente il tipo che si mette lì a studiare ore e ore alla ricerca di chissà quale mirabolante espediente tecnico destinato a stupire. Non ho nulla da dimostrare. Cerco di proporre cose che piacciono in primo luogo a me stessa, e in questo la musica che suono è assolutamente naturale e spontanea.

Per quanto filtrato attraverso una tecnica esecutiva moderna, riesco ad avvertire in alcuni brani qualche eco delle tue origini partenopee. Cosa sono, tarantelle e tammurriate postmoderne?
Ti riferisci forse soprattutto al mio brano “Italia”. Quello che dici è vero. Spesso la dimensione ritmica è predominante, ma non è la regola. In alcune composizioni emerge la radice melodica, anche questa legata alla musica delle mie origini.

AnnaMancini2Accenniamo al tuo percorso discografico. Al tuo esordio, ti nascondevi dietro lo pseudonimo di Nan Bulan. Ma che fine ha fatto?
Pazzesco! [ride] Nan Bulan è scomparsa… Circolava persino un demo a suo nome, ma la scambiavano per un’asiatica! Ho invece un lavoro discografico recentissimo che porta semplicemente il mio nome. Si tratta di un disco per ora autoprodotto, che contiene materiale essenzialmente acustico, con innegabili sfumature dark.

Esperienze live? Hai già un percorso tutt’altro che trascurabile.
È vero. Sono spesso in giro per l’Italia e ho suonato in Germania, Belgio, Russia, Malta. Prossimamente sono previste date in Inghilterra. Mi sono già fatta le ossa in questo senso. Amo molto l’esperienza live, la trovo essenziale proprio per sfuggire, come ti dicevo prima, al cliché del chitarrista ‘nerd’ chiuso in stanza tutto solo, alle prese con il brano impossibile. [ride]

Anna Mancini, chitarrista mancina. Accostamento fin troppo abusato, immagino. Come ci si sente a guardare mondo e tastiera dal lato opposto? Qualche difficoltà?
Nessun problema, a parte l’ovvia difficoltà di reperire chitarre adatte, spesso al doppio del prezzo. Al di là delle belle chiacchiere sulle pari opportunità, noi chitarristi ‘mancini’ continuiamo a essere vergognosamente discriminati! [risate]

Roberto De Luca

PUBBLICATO

Chitarra Acustica, n.03/2015, pp. 36-37

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