Torneremo nelle piazze

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(di Giorgio Cordini) –

Abito da tre anni a Barzesto, un piccolo borgo della Valle di Scalve, un luogo incantevole e appartato, in alta montagna, dove respiri ancora aria pulita, circondato da panorami mozzafiato e dove conosci per nome quasi tutti i tuoi compaesani. È stata una vera e propria scelta di vita, un’avventura che abbiamo intrapreso mia moglie Luisa ed io, ben consapevoli delle difficoltà che avremmo dovuto affrontare, dovute all’isolamento, alle distanze dai nostri figli e nipoti, al dover essere inseriti di punto in bianco in un ambiente nuovo e sconosciuto, al disagio che avrei avuto nel dover macinare molti più chilometri di prima per recarmi nelle località dei concerti che ho continuato a tenere in ogni angolo d’Italia.

Tre settimane fa la mia vita, come quella di ognuno di noi, ha subìto improvvisamente un brusco cambiamento, quella vita che insieme a mia moglie mi ero in qualche modo organizzata, con piccole abitudini, frequentazioni e relazioni che caratterizzavano la mia giornata, segnavano le settimane, che piacevolmente e con semplicità scorrevano serenamente.

Il lunedì e il martedì erano giornate dedicate alle lezioni con alcuni allievi: sospese! Concerti e incontri musicali: tutti annullati! E le passeggiate nel bosco? Cancellate! La pizza ogni tanto la sera? Per ora impossibile! Nel giro di pochi giorni ci siamo resi conto che, se non volevamo correre il rischio di essere contagiati dal terribile Coronavirus, dovevamo restarcene in casa e non frequentare più nessuno, che le nostre abitudini avrebbero dovuto drasticamente cambiare.

E così abbiamo fatto. La buona salute continua a sostenerci e gradualmente ho iniziato a orientare la mia vita con modalità del tutto nuove. L’aiuto più grande? Innanzitutto il senso di solidarietà, di sostegno, di condivisione che si respira tra le mura domestiche e poi, senza dubbio, la musica. La musica mi guida con l’ascolto di album vecchi e nuovi: in particolare la colonna sonora delle mie giornate è costituita da James Taylor, che inonda le stanze della mia abitazione, soprattutto con le canzoni dell’ultimo recentissimo album American Standard, una raccolta di classici della ‘musica leggera’ americana interpretati da Taylor con un gusto e una classe impareggiabili. La sua musica riesce a trasmettere serenità, pace e distensione, impartendo contemporaneamente raffinate lezioni di chitarra acustica: la sua abilità e maestria non smettono mai di stupirmi.

In queste mie giornate ci sono anche lo studio e l’arrangiamento di nuovi motivi, soprattutto la composizione di brani strumentali, che mi sta appassionando sia con la chitarra acustica che con l’elettrica. Con quest’ultima in particolare ho trovato un metodo molto produttivo: dopo aver creato una base magari con l’acustica e successivamente con il basso, sviluppando sia la parte armonica che quella ritmica, inizio a suonare con l’elettrica fraseggi del tutto improvvisati, che già dalla prima esecuzione rimangono pressoché definitivi e costituiscono la melodia del nuovo brano. Altre volte è proprio la chitarra acustica, oppure il bouzouki, a guidarmi nella composizione: ma qui i metodi sono diversi e si basano molto di più sulla costruzione di arpeggi, riff e brevi frasi che poi vengono rivisitati, corretti e sistemati meticolosamente.

Così, dopo l’iniziale e per fortuna breve periodo di disorientamento nell’affrontare questo grave momento, sto gradualmente cercando di mettere a frutto la situazione, vista la quantità insolita di tempo a disposizione, producendo nuova musica e dando vita a nuovi progetti. La creatività è la vera forza dell’uomo, e pianificare è un grosso aiuto che può sostenerci e guidarci in questi momenti difficili.

Sono certo che le cose cambieranno presto in meglio e sarà tutto come prima. Così torneremo nelle piazze, i teatri e i locali riapriranno i battenti, ci incontreremo ai festival e sarà di nuovo musica!

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