Acoustic Franciacorta 2014 – L’undicesima edizione (2)

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Simone Cristicchi (foto di Elio Berardelli)

di Elisa Minelli e Stefano Rosa – foto di Elio Berardelli e Mario Bonotto

Il 29 agosto Gavino Loche ha l’onore di aprire la terza serata della rassegna musicale in una location raffinata e accogliente, il sagrato della Pieve di Sant’Andrea di Iseo. È da pochi anni sulla scena fingerstyle, ma ha già collezionato importanti riconoscimenti, come “Miglior chitarrista emergente” alla Convention ADGPA 2010, vincitore del “Concorso Italiano Chitarre” 2010 e del concorso “Arrangiatevi!” 2013, grazie al quale ha avuto la possibilità di esibirsi in questa edizione di Acoustic Franciacorta.

Gavino Loche (foto di Elio Berardelli)
Gavino Loche (foto di Elio Berardelli)

Gavino affonda le sue radici nel rock classico e questo si nota nella scelta delle cover: un personale arrangiamento di “Another Brick in the Wall” dei Pink Floyd, con cui ha vinto appunto il concorso “Arrangiatevi!” dello scorso anno, e l’intramontabile “Sultans of Swing” dei Dire Straits, con cui ha fatto schioccare le dita al pubblico. Il suono della sua chitarra crea un substrato armonico che dà immediatamente all’ascoltatore l’immagine voluta. L’uso di corde di grossa scalatura (.014-.056) dà allo strumento un suono particolarmente corposo e con frequenze basse molto avvolgenti. Nei prossimi mesi uscirà un nuovo album di Gavino, quindi orecchie ben aperte!

Giorgio Signorile (foto di Mario Bonotto)
Giorgio Signorile (foto di Mario Bonotto)

Il secondo artista della serata è Giorgio Signorile, chitarrista classico cuneese che ha alle spalle un’esperienza di viaggio non indifferente, tra le mete dello Zaire e del Tibet; questi incontri con culture lontane sono uno degli ingredienti della sua musica, che possiamo definire impressionista: «Amo scrivere sulla scia di emozioni vissute, luoghi conosciuti, sensazioni provate e, amando la melodia, non potevo che scrivere in un modo che ricorda quei quadri tardo-impressionisti che immediatamente suscitano un’emozione per chi li guarda». Nel 2007 vince il primo premio al concorso di composizione “Suoni Nuovi” e da quel momento inizia la collaborazione con diverse case editrici, lavorando sia in veste di compositore che di didatta. Se fino a pochi minuti prima le melodie rock avevano dominato il palco, ora Signorile accompagna l’ascoltatore in un viaggio nel suo mondo, fatto di serenità, pace e riflessione. Il pubblico è quasi ipnotizzato dalle dolci melodie tipiche di un genere classico. Tra i brani suonati troviamo “Ninna nanna a Donegal”, scritta per la figlia Sveva, e “Dentro te” dedicato alla moglie. Negli inediti successivi si percepisce una fusione tra il suono classico e sonorità celtiche, senza sfociare nel puro virtuosismo. L’attenzione compositiva mira quasi interamente alla ricerca della melodia. Riflessi è il suo ultimo lavoro prodotto da CNI Music. In cantiere ci sono molti brani e non tarderà ad uscire un nuovo CD.

Simone Cristicchi (foto di Elio Berardelli)
Simone Cristicchi (foto di Elio Berardelli)

Ultimo grande artista della serata è il cantautore romano Simone Cristicchi, presente grazie alla collaborazione con il Club Tenco. Vincitore del 57° Festival della canzone italiana di Sanremo nel 2007 con “Ti regalerò una rosa” e di numerosi altri premi nazionali, è salito per la prima volta sul palco di Acoustic Franciacorta. Il suo è uno spettacolo di musica e teatro: «al centro c’è sempre la parola e soprattutto la memoria, come uno strumento che ci serve per riuscire a decifrare questo mondo in cui viviamo. Di conseguenza i miei libri, i miei spettacoli e le mie canzoni a un certo punto sono diventati un tutt’uno e si sono trasformati in quello che ho definito il ‘musical civile’; sono una sorta di teatro civile che si sposa con gli ingredienti tipici del musical: la canzone appunto, l’orchestra, il coro, le immagini… Tutto questo è confluito nell’ultimo spettacolo Magazzino 18, che credo sia per me un punto di arrivo e anche un punto di partenza». Simone segue una scaletta molto particolare, proprio come il suo stile. Lui stesso si definisce: «come un alchimista, cerco di mescolare il lato ironico e il lato più emozionante e poetico». Inizia quindi con “Maremma amara”, canto popolare toscano dell’800, prosegue con “Mi manchi”, brano che aveva cantato al Festival di Sanremo nel 2013 e “Meno male”, che aveva presentato invece nel 2010 sempre sul palco dell’Ariston. Vista la sua presenza al festival della chitarra non poteva mancare un brano solo strumentale: con un po’ di imbarazzo e grande coraggio imbraccia quindi la chitarra, che l’ha accompagnato per tutta la serata, e suona la colonna sonora di Ennio Morricone per il famoso film di Giuseppe Tornatore Nuovo Cinema Paradiso. Dopo gli applausi torna al suo lato ironico con “Vorrei cantare come Biagio”, seguito poi dalla ‘favoletta’ “Cellulare e carta SIM”. “Studentessa universitaria”, “L’ultimo valzer” e “Stelutis alpinis” nella versione riscritta da Francesco De Gregori, un estratto teatrale del suo spettacolo Mio nonno è morto in guerra sono gli altri brani in scaletta. Il pubblico rimane attonito quando Simone esegue “Il cimitero degli oggetti” – «simbolo di questo enorme silenzio, di questa grande amnesia, una sorta di cimitero degli oggetti dove riposa non in pace la loro vita quotidiana» – e “Magazzino 18”, brani tratti dal già citato spettacolo omonimo dedicato al dramma dell’esodo dalmata, giuliano e istriano nel secondo dopoguerra, uno spettacolo che ha riscosso fino ad ora un enorme successo, cinquantadue repliche e più di trentacinquemila spettatori, e che nel mese di settembre lo porterà negli Stati Uniti e in Canada.
Sono testi profondi quelli di Simone: «La parola è alla base di tutto il mio lavoro. Sono sempre partito dai silenzi, da tutte quelle cose che non sono state raccontate, cercando di riempire questi silenzi con dei racconti, delle parole, delle testimonianze, con dei suoni.» Si definisce soltanto «un tramite. Raccolgo le storie degli altri, le scrivo in modo che gli altri le possano comprendere, il vero senso è quello di generare una coscienza civile, per fare in modo che tutto quello che è avvenuto non possa avvenire mai più».
Il ‘musical civile’ prosegue con un omaggio a Sergio Endrigo con “Io che amo solo te”, un brano che fa cantare tutti i presenti, prima di farci emozionare ancora una volta con “Ti regalerò una rosa”, un pezzo che aveva composto soltanto in quaranta minuti e che «ancora oggi quando lo suono mi emoziona molto, perché si porta dietro un bagaglio di brividi, di storie che ho ascoltato con le mie orecchie». Un altro omaggio, questa volta al poeta romano del ’900 Mauro Marè: “Testamento”, un vero e proprio testamento spirituale per chiudere la serata con “Volemo le bambole”
Il simpatico cantautore, che è solito scomporre la struttura della canzone iniziando spesso con il ritornello e partendo dal titolo, perché «nel titolo si deve già racchiudere tutto quello che vai a raccontare», ci ricorda che nel 2015 continuerà il tour di Magazzino 18 con due date al Teatro Sociale di Brescia il 24 e 25 febbraio e che troverà il tempo per pensare a nuovi progetti teatrali e musicali.
Gli artisti della serata hanno poi animato Jam session sotto le stelle nel cortile della Cascina Pio IX di Erbusco, una jam che ha illuminato la prima notte bianca di Acoustic Franciacorta e che ha visto esibirsi musicisti del festival e non.

Missincat (foto di Elio Berardelli)
Missincat (foto di Elio Berardelli)

Sabato 30 agosto Acoustic Franciacorta si sposta nel cortile della Chiesa di San Michele a Ome, dominando dall’alto le colline. Immersi nel verde, già dal primo pomeriggio si sentono le sei corde con il seminario dell’americano Chris Proctor dal titolo La Chitarra Fingerstyle: introduzione alle accordature aperte, seguito poi dall’incontro con Augusto Creni, membro dell’Orchestra Cocò, e le chitarre della liutaia Silvia Zanchi.
Il concerto serale inizia con l’unica musicista donna di questa undicesima edizione: Caterina Barbieri, nome d’arte Missincat. Un timbro leggero e pulito ci trasporta in atmosfere rilassate con il primo brano “Heart Knows”, dove l’aria trasmessa dalle corde vocali non produce solo suoni in parole; Missincat fischietta, dando un carattere indie-folk ai suoi brani pop-rock. Il suo stile è stato influenzato dalla scena indie e pop europea: vive infatti a Berlino dal 2006. Con lei il palco si riempie di strumenti: una chitarra acustica, una semiacustica, una tastiera Nord Piano, una loop station… Il pubblico non ha potuto fare a meno di notare l’utilizzo dell’arco sulle corde della semiacustica, registrato poi in loop, per enfatizzare gli armonici. Missincat presenta brani tratti dal suo primo album Back on My Feet (2009) e da Wow (2011). È proprio con quest’ultimo che decide di chiudere la sua esibizione con l’unico brano in lingua italiana, “Capita”, scritto in collaborazione con Dente, noto cantautore italiano con cui ha registrato il singolo.

Orchestra Cocò (foto di Elio Berardelli)
Orchestra Cocò (foto di Elio Berardelli)

L’Orchestra Cocò, composta dai validissimi musicisti Augusto Creni (chitarra), Marco Maturo (chitarra) e Lucio Villani (voce e contrabbasso), anima la serata con musica manouche. Il jazz risuona dal monte e, trasportati dal vento e dalle romantiche melodie, sembra di ascoltare dell’ottima musica a Parigi, sulle rive della Senna. Il trio apre la performance con un omaggio a Vittorio De Sica con “Io son pacifico” – «Io son pacifico / Tutto è magnifico / Ormai la vita so cos’è / Se casca il mondo / Non mi confondo / Che cosa importa mai a me?» – seguìto da una canzone del 1957, “La più bella del mondo” di Marino Marini, nonché tredicesima traccia del loro album Passepartout – Canzoni d’amore (Felmay, 2012). Nei solo si alternano i virtuosi Augusto Creni e Marco Maturo. Orchestra Cocò omaggia il grandissimo Django Reinhardt con due brani: “Nuages” e “Minor Swing”. I due bravissimi chitarristi si alternano nelle melodie alla prima chitarra.
In “Nuages” è Augusto a presentare le 16 misure del tema A con abbellimenti che arricchiscono la melodia, come qualche mordente, e con un tessuto armonico completo, seguìto dall’entrata del contrabbasso e della seconda chitarra per la seconda presentazione del tema A. La cellula tematica costituita dalla frase di sei crome, anacrusi del brano, si trova a diverse altezze e con diversi rapporti armonici più volte nel tema; Augusto personalizza il fraseggio ribattendo le note e facendole diventare semicrome. Solo di chitarra per altre 32 misure (temi A e A’) poi è Lucio con l’arco al contrabbasso a suonare la melodia proseguendo con Augusto per l’ultimo A. Il tessuto ritmico-melodico del brano è sostenuto dall’ottima pompe manouche di Marco.
Lucio introduce “Minor Swing” al contrabbasso, seguìto poi da Marco alla prima chitarra e da Augusto alla chitarra ritmica nello stile pompe manouche. Le frasi cromatiche sono caratteristiche del fraseggio di Django e Marco esegue la ‘rullata cromatica’, suonando tutte le note di una scala cromatica su una singola corda e con un solo dito trascinato lungo la tastiera. Si ha poi un bellissimo solo al contrabbasso.
Il trio ci saluta con lo standard “(When It’s) Darkness on the Delta” e con la voce calda e avvolgente di Lucio. Un trio, sedici corde e infinite emozioni.

Chris Proctor (foto di Elio Berardelli)
Chris Proctor (foto di Elio Berardelli)

L’americano Chris Proctor sale sul palco e inizia a presentare sue composizioni e arrangiamenti che ha raccolto nei diversi album della sua lunga carriera. “Gecko Drive” è il primo brano. Il concerto prosegue con un lungo medley contenuto nell’ultimo disco Close and Personal Friends, con cui Chris rapisce il pubblico rivisitando la musica dei Fab Four: “Revolution”, “Good Day Sunshine”, “It’s Getting Better”, “Mellow Yellow” (di Donovan) e “With a Little Help from My Friends”. È il momento di un brano tipico della musica irlandese tradizionale, “The South Wind”. Chris presenta poi il pezzo “Ohio”, scritto da Neil Young in memoria dei quattro giovani studenti rimasti uccisi il 4 maggio 1970 durante la protesta contro la guerra in Vietnam alla Kent State University nell’Ohio. Ed è la volta di una composizione originale, ispirata dal triste viaggio dalla sua città, Salt Lake City, a Los Angeles. Si passa quindi a un brano in stile barocco, contaminato dalla musica irlandese, “Bach to Ireland”: qui Chris mostra grande tecnica e padronanza dello strumento. Segue un blues scritto per il suo peggior studente e ancora un medley in stile bluegrass: “The Huckleberry Hornpipe”, “Limerock” e “The Kitchen Girl”. Ultimo medley del suo concerto: “California Dreamin’”, “Paint It Black” e “Runaway”. Proctor ha in programma un nuovo album: «sto viaggiando soltanto con una chitarra qui in Italia, una sei corde. Quando viaggio da solo porto solamente quella. Voglio però dedicare un nuovo album interamente alla dodici corde. Di solito, quando suono negli Stati Uniti, prendo una dodici e una sei corde se sono in volo, mentre quando guido porto con me due sei corde e una dodici, in modo da avere diverse possibilità di scelta per le esecuzioni.»

di Elisa Minelli e Stefano Rosa

Leggi qui il racconto delle prime giornate di Acoustic Franciacorta. Nel prossimo post il racconto della giornata conclusiva.

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 10/2014, pp. 31-34

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