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«Cos’era questo choro? Lo choro era musica popolare. Lo choro, in Brasile, era fatto da musicisti buoni o meno buoni che suonavano per loro piacere, spesso di notte, facendo improvvisazione, dove lo strumentista dimostrava la sua vocazione, la sua tecnica. Ed era sempre molto sentimentale!» Con queste parole, Heitor Villa-Lobos dichiarava il proprio amore per lo choro, per lui la forma che meglio rappresentava l’anima della musica brasiliana.
E sono stati lo stesso amore, la stessa passione, lo stesso spirito ‘artigiano’ ad animare le lunghe notti dei musicisti di Conjunto Choroma fin da quando, nel 2010, hanno deciso di dar vita ad un progetto musicale sui generis e molto affascinante. Quello di farsi ambasciatori in Italia di questo genere così ricco di elementi suggestivi.
Lo choro, che in estrema sintesi potrebbe essere individuato come il jazz del Brasile, è una musica urbana che nacque intorno al 1870 e incarnò il modo in cui i musicisti dell’epoca interpretarono i vari stili da ballo di estrazione europea, come la polka, il valzer, la mazurka, la scottish, una specie di polka tedesca importata in Inghilterra. La loro opera di ‘brasilianizzazione’ avvenne attraverso la mescolanza delle tre anime presenti in Brasile, quella nera, quella india e quella europea.
Ed è qui che Massimo Aureli (chitarra 7 corde), Giulia Salsone (chitarra), Jenifer Clementi (flauto) e Massimiliano Natale (pandeiro e percussioni) – i Conjunto Choroma – entrano appieno in questo crogiolo di elementi e tradizioni. Nelle nove tracce di Conjunto Choroma, il loro CD d’esordio, il gruppo traduce bene questa mescolanza, riuscendo a imprimere ad un repertorio molto vario la giusta pronuncia e un alto grado di raffinatezza. I quattro affrontano le perle musicali dei vari Ernesto Nazareth, Jacob do Bandolím, Pixinguinha – compositori giganteschi del genere – con rispettosa maestria, riuscendo a raggiungere un suono proprio, con bellissimi arrangiamenti che valorizzano il dialogo tra le chitarre tra di loro e con il flauto, e il tutto sostenuto da una percussione precisa e creativa. Il risultato è una musica popolare e sofisticata al tempo stesso, così come si conviene nella tradizione dello choro.
Ciliegina sulla torta: un bellissimo arrangiamento di un famoso brano di Ennio Morricone, “Gabriel’s Oboe”, dove lo spirito di questo genere affascinante trova casa.
Gabriele Longo




