Il riscaldamento

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L’amico Davide Mastrangelo ha appena pubblicato un’interessante articolo sull’attenzione che dobbiamo sempre avere per le nostre mani, colgo l’occasione per ripubblicare un mio articolo già apparso sulla precedente versione di fingerpicking.net, spero sia utile.

Visto che è inverno si potrebbe facilmente pensare… e invece no. Se ne è parla troppo poco, è una delle cose più importanti che riguardano un musicista. Faccio una premessa.
Avere le mani calde non vuol dire essere pronti per suonare. D’estate ci si deve scaldare come d’inverno.
Un atleta professionista (è quello che sono molti di noi musicisti) non si sognerebbe mai di affrontare una gara del suo sport a freddo, anche solo un blando tentativo. Si scalda per bene, in maniera graduale, affrontando una serie di esercizi progressivi che lo portano al meglio della condizione di quel momento, e solo allora fa ciò che sa di poter fare. Si, perché quello che il nostro cervello “sa” di poter fare, passa per le mani, e le mani non sempre sono d’accordo.
Prendete qualcuno che non sa suonare, dategli la chitarra e fategli provare un Do maggiore in prima posizione. Poi guardategli la faccia per capire lo sforzo che sta facendo. Moltiplicate quell’espressione per varie volte e avrete un’idea di quanta fatica facciamo quando suoniamo.
Anni fa sono stato quattro mesi senza suonare, e visto che lavoro con la musica è stato un bel problema. Una tendinite al pollice della mano destra, causata da un movimento errato ripetuto a lungo negli otto mesi in cui ho studiato flamenco. Una mattina mi alzo e mi faceva male. Avete mai visto le cisti tendinee? Non ero a quel punto, per fortuna, ma fa una bella impressione.
Fisioterapie di ogni tipo, laser, magnetoterapia, medicine, omeopatia, agopuntura, tutto. Sono un luminare. La vera cura è stato comunque il riposo.
E capire cosa ha provocato il problema. Tanto è vero che ho ripreso a suonare (non più quelle cose) quando ancora avevo dolore, che è passato col tempo, suonando. Adesso uso molto il pollice, in maniera corretta, non ho più avuto problemi. Qualche doloretto ogni tanto, ma credo sia normale.
In quel periodo ho avuto la fortuna di conoscere Gianfranco Di Mare, già collaboratore di Chitarre, che ha studiato a lungo la medicina dello sport e ha portato alcuni concetti fondamentali nel campo musicale, facendo capire a quelli come me che se si suona diverse ore al giorno si è come atleti olimpionici, cioè si sfrutta una parte del corpo molto spesso oltre le sue possibilità. Gli atleti sono dei malati, questo ho capito. Se uno ha una gamba il triplo della mia ha dei muscoli con canali tendinei tripli rispetto ad uomo normale, ed è un problema.
Ecco quello che ho imparato.
Mai suonare a freddo.
Iniziare scaldando le mani sfregandole, e poi muovendo le dita, tutto senza sforzo, non serve “tirare” i muscoli, basta metterli in moto per qualche minuto.
Sciogliere i polsi.
Muovere le spalle.
Fare qualche esercizio di stretching leggero, ad esempio: allungare le braccia davanti a sé, ruotare i polsi verso l’interno o l’esterno, aprire le mani, arrivare al punto massimo di tensione (senza forzare mai) e restare così mezzo minuto. Ci sono molte posizioni possibili, con le braccia davanti o dietro, in alto o in basso, aprendo o chiudendo il pugno, sperimentare è interessante. Non come il Kamasutra, ma interessante.
Solo dopo qualche minuto si passa alla chitarra, esercizi leggeri come arpeggi con corde a vuoto con la mano destra o come poggiare le quattro dita della sinistra su quattro tasti vicini sulla prima corda, alzarle lentamente e passare a quella superiore. Si può fare anche muovendo solo un dito alla volta, o due. Non serve suonare le note, basta muovere le dita.
Dopo qualche minuto si inizia a “sentire” il calore, quello vero, da muscolo che si mette in moto, e possiamo iniziare a studiare. Magari non il passaggio più difficile che non sappiamo ancora suonare, quello che ci fa penare da settimane. Attenti al polso ed al pollice della mano sinistra.
La micro muscolatura delle mani è bastarda. Si sente il dolore a danno fatto. Ed è dura guarire. Non serve studiare 2 ore senza sosta, meglio fermarsi ogni tanto, sciogliere le mani, alzarsi, fare altro, e poi riprendere.
Studiare tutto il pomeriggio il nostro brano preferito, perché non vediamo l’ora di suonarlo, può essere molto, molto dannoso.

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