La percezione della musica – Incontro virtuale con Robert J. Zatorre

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Devo rendere conto agli eventuali lettori dei miei passati blog di una specie di annuncio: avevo scritto una email al professor Robert J. Zatorre, neurofisiologo canadese che ha prodotto una quantità di studi sulla percezione della musica e sugli effetti fisico-chimici che questa percezione produce: bene, mi ha risposto, con grande gentilezza. Mi sono giocata la carta dell’essere un medico, ma onestamente… gli ho scritto che in realtà, pur essendo un medico, gli scrivevo da appassionato di musica e da chitarrista, e che avrei pubblicato la sua risposta in un sito, se non su una rivista, per chitarristi acustici, ai quali avevo già parlato dei suoi studi.
Zatorre (www.zlab.mcgill.ca) è ricercatore nel Montreal Neurological Institute alla McGill University, e tra i fondatori del BRAMS (BRAin, Music and Sound research center). Riporto dal suo sito i titoli di alcuni dei suoi studi, per farvi capire i motivi del mio grande interesse verso questo particolarissimo scienziato:
– Salimpoor V., Benovoy M., Larcher K., Dagher A. e Zatorre, R.J. (2011), “Anatomically Distinct Dopamine Release during Anticipation and Experience of Peak Emotion to Music”, in Nature Neuroscience, vol. XIV, n. 2, pp. 257-262;
– Salimpoor V., Benovoy M., Longo G., Cooperstock J.R. e Zatorre R.J. (2009), “The Rewarding Aspects of Music Listening are Related to Degree of Emotional Arousal”, in PLoS ONE, 4(10): e7487;
– Blood A.J., Zatorre R.J., Bermudez P. ed Evans A.C. (1999), “Emotional Responses to Pleasant and Unpleasant Music Correlate with Activity in Paralimbic Brain Regions”, in Nature Neuroscience, vol. II, n. 4, pp. 382-387;
– Blood A.J. e Zatorre R.J. (2001), “Intensely Pleasurable Responses to Music Correlate with Activity in Brain Regions Implicated with Reward and Emotion”, in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 98, n. 20, pp. 11818-11823.
Nell’invitare quelli di voi che capiscono l’inglese e masticano un po’ di terminologia scientifica a leggere, se non gli articoli interi, almeno la sintesi pubblicata sul sito del professor Zatorre, vi dico che mi incuriosiva sapere cosa lui pensa sul genere di musica capace di produrre le risposte più intense, se ce n’è uno, e se questo sia correlato a fasi della vita, ad aspetti genetici, culturali ecc. Vi traduco la sua risposta:
«Sembra chiaro, dalla ricerca in questo ambito, che le preferenze musicali si formino sulla base di parecchie influenze, ma che le più importanti siano correlate all’esposizione ad un dato genere di musica, specialmente nell’infanzia e nell’adolescenza. Così, le persone tendono a preferire la musica che hanno ascoltato da giovani. Se uno cresce in India o in Africa, sarà in grado di apprezzare le sottigliezze e le sfumature di quella musica meglio di quanto possa fare con la musica occidentale e, naturalmente, viceversa per un ascoltatore occidentale. Ciò non significa che non si possano imparare altri stili musicali, ma questo richiederà un certo sforzo, specialmente nell’età adulta.
Anche all’interno di una stessa cultura o di uno stesso stile, tuttavia, è difficile stabilire perché alcune persone preferiscano dei generi musicali invece di altri. È una domanda di enorme interesse dal punto di vista commerciale, ma nessuno ha ancora formulato una buona risposta sul perché della gente preferisca Madonna, e altra gli Abba.
Su questo io penso che giochi un ruolo non solo l’esposizione, ma anche la personalità, e ci sono degli studi in corso su questo tema. Altrettanto importante è l’influenza di fattori sociali (specialmente nell’adolescenza, prima che queste preferenze si siano formate) sicché le persone tendono a voler ascoltare la musica che li fa sentire di appartenere a un gruppo del quale vogliono far parte.»
Anche se non mi sembra contenere rivelazioni che sconvolgano le idee che intuitivamente molti di noi già condividono su questa materia, è sconvolgente il fatto che cominciano ad esserci delle prime spiegazioni scientifiche di cosa avviene, non solo alla psiche, ma anche al corpo umano, quando si ascolta la musica.
Andrò a prendere la chitarra, adesso… senza misurarmi la dopamina nel corpo striato, però!

PUBBLICATO
Chitarra Acustica, 5/2013, p. 13

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