Chitarristi e composizione

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Cerco di sistematizzare e riordinare alcuni spunti che ho già sottoposto all’attenzione dei frequentatori nel Forum in passato.

Come  direttore artistico dell’etichetta discografica di Fingerpicking.net ho ascoltato, oltre alla ‘normale’ dose che si spara qualunque appassionato, una grande quantità di demo, spesso tramutati in cd, di chitarra acustica. Un album di acustica può contenere cover, arrangiamenti e composizioni originali. Spesso contiene, in diversa misura, tutte e tre le cose, ma ci sono molte eccezioni, nelle quali può essere privilegiata anche una sola delle tre scelte a disposizione. Senza pretendere di essere autorevole, desidero però essere sincero: a mio parere, una parte non trascurabile dei brani originali tradisce le aspettative che un livello tecnico chitarristico davvero molto elevato può indurre.

Sento, o leggo, spesso lamentele relative alla tirannia del mercato, che impone il successo di musica cosiddetta commerciale, e cioè di facile ascolto, senza grandi ambizioni artistiche, sufficientemente priva di originalità. D’altra parte, sento  affermazioni del tipo: “Di solito io non ce la faccio ad ascoltare un intero disco di chitarra acustica”… Il problema è che questo tipo di affermazioni le fanno gli stessi chitarristi!

L’idea che vorrei discutere è se è verosimile che ciascun chitarrista ‘debba’ essere un compositore, dando per scontato che ‘possa’. A me sembra strano che ci possano essere stati un Frank Sinatra, un Pavarotti, un Gazzelloni, un Segovia, un Chet Atkins, che hanno fatto innumerevoli dischi anche senza una propria composizione; e che, al contrario, non ci sia praticamente un solo chitarrista acustico che non includa qualche sua creazione in ciascuno dei cd che produce. Anzi, la tendenza è quella di produrre cd di soli originali. Da ascoltatore sufficientemente specializzato e smaliziato (limitatamente a questo nostro piccolo mondo) potrei assicurarvi che questo non è un bene; almeno, non molto spesso.

Prendiamo un esempio pertinente: Tommy Emmanuel. Il fenomeno, l’extraterrestre, il virtuoso showman dei cinque continenti, fa il suo PRIMO disco di soli originali alla soglia dei cinquant’anni. Secondo voi, aspetta tanto perché è timido, perché non sa suonare abbastanza bene, oppure perché aspetta di avere un numero sufficiente di brani propri all’altezza di quelli famosissimi che suona in concerto? Only è un grande album, “Those Who Wait” o “Mombasa” valgono i grandi evergreen che Tommy suona magistralmente in giro per il mondo.

Le migliori scuole di chitarra moderna, anche in Italia, insegnano e stimolano la composizione di brani su chitarra, e trovo questo assolutamente encomiabile. Cimentarsi con la composizione in modo cosciente è sicuramente auspicabile, e compito della scuola è quello di preparare i musicisti a fare bene il maggior numero di cose inerenti la professione del musicista. Il fatto non ‘costituisce reato’ finché i neo-autori riescono ad ascoltare ciò che compongono come se fosse di qualcun altro, e non come se avessero finito una sorta di obbligo per ottenere la considerazione dei critici.

Ciò che a me succede più spesso, è di trovarmi nell’imbarazzo di dover giudicare un chitarrista molto più bravo di me, che ha scritto delle cose che non trovo all’altezza della sua bravura chitarristica. Per il rispetto che si deve a tutti, e con l’istintivo affetto che un po’ mi lega a qualunque chitarrista, metto sempre in evidenza il mio apprezzamento per la tecnica chitarristica ed esprimo, se mi sembra il caso, delle perplessità sulla qualità compositiva dei brani. Devo dire che la risposta che quasi invariabilmente ricevo è positiva, di apprezzamento per l’attenzione che ho posto nell’ascolto e per una critica che viene recepita come costruttiva. Ma, mi domando: chitarristi  di così buone capacità, li ascoltano, i propri brani?

Suonare la chitarra è un’attività mentale, emozionale e fisica distinta dal comporre musica. Noi non sappiamo neanche quale strumento suonasse Irving Berlin, potremmo non sapere cosa suona Ennio Morricone, ecc. E conosciamo molte loro composizioni non per averle ‘lette’, ma perché qualcuno le ha interpretate, e spesso in modo memorabile. Sottolineando che il ‘come’ si suona, secondo me, sta prendendo il sopravvento sul ‘cosa’, non vorrei sembrare ostile alla ricerca della propria composizione: questa è una nobile ambizione, che andrebbe coltivata con una adeguata dose di senso autocritico. Imparare ad ascoltarsi è altrettanto importante, per la crescita di un musicista, che imparare delle nozioni o delle tecniche.

Ritengo che il successo dei concerti dal vivo, rispetto alla misera condizione del riscontro discografico (che adesso tocca tutti i generi, ma che nel nostro è sempre esistita), possa essere messo in relazione a due cose, e provo a spiegarmi. Vedere una one man band come i moderni fingerstyler i quali, sfruttando ogni porzione della chitarra, riescono a ricoprire più ruoli strumentali, fa una certa impressione, stupisce, coinvolge. In un cd, l’ascolto non consente assolutamente, a meno di aver assistito allo show, di essere altrettanto coinvolti. La seconda ragione dell’inesistenza di un mercato discografico, a mio avviso, è nella carenza di buone composizioni originali.

La storia ci dice che il primo hit strumentale sia stato “Apache” nella versione degli Shadows, nel 1960. Non so se Jerry Lordan, l’autore del brano, fosse o no un chitarrista. Di sicuro era un compositore, come dimostrò la sua “Wonderful Land”, che finì nelle prime dieci hit un paio d’anni dopo, sempre nell’interpretazione degli Shadows. Mi fermo con gli esempi dopo aver menzionato i grandi successi di “Maria Elena” e di “Giochi Proibiti”: la questione è che il successo commerciale può arridere alla musica strumentale e a quella per chitarra sola, bisogna solo avere dei  brani adatti.

Che siano, o no, nostri brani originali.

I would like to order and represent some of my thoughts which, in the past, I have already introduced and discussed in Fingerpicking.net’s  Forum.

Being the art director of Fingerpicking.net’s record label, in addition to the ‘normal’ dose as a music fan, I listen to a large quantity of demos (that often become CDs) of acoustic guitar. An acoustic album may present cover songs, arrangements and original compositions. It often contains, in different number, all of the three, but there are many exceptions, in which one of the three choices may be privileged. Without pretending to be authoritative, I would like to be honest: in my opinion a large number of originals betrays the expectations given the undisputed high technical guitar level shown.

I  often hear and read complaints about the tyranny of the market, which imposes the success of so-called commercial music, easy listening music, with no artistic ambitions, sufficiently  trite. Furthermore I hear people say: “Most of the times I cannot listen to a whole CD of acoustic guitar”… The problem is that such assertions are made by the same guitarists!

The idea that I would like to discuss is whether it is likely that every guitar player ‘should’ be a composer, assuming that he ‘may’. It seems curious to me that we have people like Frank Sinatra, Pavarotti, Gazzelloni, Segovia, Chet Atkins, who have recorded numerous CDs without including a personal composition; while, on the contrary, acoustic guitarist always include some of  their own original songs in each CD they produce. Indeed the tendency is to produce only originals. Considering myself a sufficiently skilled and astute listener (limited to our small musical world) I must say that this is not a good thing, at least most of the times.

Let’s take a relevant example: Tommy Emmanuel. The phenomenon, the extraterrestrial, the virtuoso showman of the five continents, he makes his FIRST  record with only originals at the age of fifty. According to you, why so late? Is it because he’s shy, because he doesn’t play well enough, or because he wants to have a sufficient number of great original songs like the famous ones he plays when performing? Only is a great album, “Those Who Wait” or “Mombasa” are worth the great evegreens that Tommy plays remarkably well around the world.

The best modern guitar schools, even in Italy, teach and stimulate the composition of songs on the guitar, and I consider this a good thing. Seriously working on composition is certainly desirable, it’s the school’s task to form musicians capable of best doing the many things belonging to the musical profession. So the fact is not an ‘offense’, as long as the neo-authors listen to their compositions as if they  belonged to somebody else, and not as if they had just finished an obligation in order to receive the view of the critics.

I’m frequently embarrassed in judging a much better guitarist than me, who has written things not worthy of his technical skills. For the respect due to all, and with the instinctive affection that links me to all guitarist, I always show my appreciation for the guitar technique and, if appropriate, my doubts concerning the qualities of the compositions. I must say that I mostly receive positive returns, appreciation for my listening to the song and for a criticism that is perceived as constructive. But I wonder: do these skilled guitarists listen to their own songs?

Playing the guitar is a mental, emotional and physical activity, something different than composing. We don’t even know what instrument Irving Berlin played, we may not know what Ennio Morricone plays, etc. And we may know many of their compositions not by ‘reading’ them, but because they have been interpreted by someone, and most often in a memorable way. By considering that, according to me, ‘how’ you play is taking over on ‘what’ you play, I’m not saying I’m against composing; it’s a noble ambition that should be cultivated by an adequate amount of  self critical sense. Learning to listen to oneself is, for the growth of a musician, as important as acquiring the technical skills.

I believe that the success of the live concerts, compared to the miserable situation of the record industry (now affecting all kind  of music and not only our), can be related to two things that I would like to explain. Watching a modern guitarist perform, using the guitar to cover different instrumental roles while playing the instrument, is quite striking and surprising, you feel involved. The same thing does not happen when you only listen to the CD  (unless you have seen the show). The second reason for a bad recording market is, in my opinion, the lack of good original compositions.

History tells us that the first instrumental hit was “Apache”, version played by the Shadows in 1960. And I’ve never known whether Jerry Lordan, author of the song, was a guitarist or not. But I surely know that he was a composer since his “Wonderful Land”, played again by the Shadows, years later was in the top ten hits. After mentioning the great success of “Maria Elena” and “Jeux interdits”, I’ll cease with the examples: the point is that you can reach commercial success with instrumental music or solo guitar music, but you must have the right songs.

Whether they’re our originals, or not.

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