Quelli che… costruiscono le chitarre, oh yeah!

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Decidere di farsi costruire una chitarra da un liutaio è un passo importante, possiamo anche dire fondamentale, nella vita di un artista. Implica una certa maturità, sia tecnica che musicale, oltre a una profonda consapevolezza di quelle che sono le proprie reali necessità. E la capacità di trasmettere tutto questo a chi dovrà realizzare lo strumento. O almeno così dovrebbe essere… ma di questo parleremo un’altra volta.

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Presa la storica decisione, fatto partire il piano quinquennale di accantonamento fondi necessario perché, sia chiaro – com’è giusto che sia – nessuno regala nulla, a meno che non si sia amici d’infanzia di uno di questi signori, si deve poi scegliere il ‘Mastro Geppetto’ che realizzerà la nostra creatura. Il sistema migliore, naturalmente, è visitare il più possibile le fiere di settore in cui questi artigiani espongono le loro opere. Per poi rendersi conto di essere precipitati in una sorta di universo parallelo, in cui valgono strane regole e curiose convenzioni sociali.
I liutai si conoscono tutti fra loro. Tutti. Sono sempre cordialissimi e molto gentili. E ognuno è convinto di essere l’unico a saper lavorare. Tutti gli altri sono dei dilettanti. Magari qualcuno non è poi così malaccio, ma ne ha ancora di strada da fare. Ciascuno è convinto di essere il depositario della verità assoluta.
Ci sono quelli che “usano solo colla animale” perché le Martin pre-war sono le uniche chitarre degne di tale nome. E niente trussrod, solo barre a T nel manico. Quindi, in cento anni non abbiamo fatto un solo passo avanti. Del resto già fanno sistematicamente strage di piante, che gli frega di qualche animaletto.
Ci sono quelli che “mettono le tavole armoniche a riposare sul fondo di un torrente per anni, perché assorbano le vibrazioni della Terra”, in modo che acquisiscano sonorità uniche. Di solito lavorano solo di notte, preferibilmente quando c’è luna piena, biascicando frasi incomprensibili.
Ci sono quelli che “cianno da fare”, sempre da fare, troppo da fare. E non hanno tempo. Per nulla. Se vuoi una loro chitarra devi chiedere, implorare, sperare. E alla fine te la danno, ma con almeno un anno di ritardo. Perché cianno da fare!
Ci sono quelli che “hanno il campionario”, ovvero le chitarre da esposizione. E a ogni fiera, anno dopo anno, li vedi sempre con gli stessi strumenti. Poi, se ne provi una e ti piace, se la vuoi comprare, non te la danno. Perché è il campionario. Se la vuoi, te ne fanno un’altra, uguale. Ma senza fretta, perché, comunque, cianno da fare!
Ci sono quelli che “niente foto alle mie chitarre, grazie”. Ha sei corde, una cassa, un ponte e un manico. È una OM. Non avendo a disposizione una macchina a raggi X portatile e, comunque, non capendoci una beata mazza di niente su incatenature e affini, cosa potrò mai copiare dalla foto della tua chitarra?
Quelli che “io la cassa/la paletta/il manico così non faccio, assolutamente”… ma non dovresti ascoltare le richieste del cliente, cioé io?
Quelli che “la chitarra è garantita a vita”, ma sono pochissimi. E di solito molto anziani. Immagino non si riferiscano allo strumento.
Quelli che “fanno tutto a mano, niente macchine”. E fanno tutto a mano, effettivamente. Quella che gli è rimasta. Ma comunque un paio di dita se le sono giocate anche in quella.
Quelli che “il liutaio non deve suonare la chitarra, perché i calli sui polpastrelli non ti fanno sentire le vibrazioni del legno”. Di solito, ma non sempre, appartengono anche alla categoria niente macchine e il problema dei calli sulle dita lo hanno già risolto. Alla radice.
Quelli che “in America sono avanti mille anni, perché la chitarra l’hanno inventata loro”… e io che ero convinto che fosse nata in Europa dal liuto arabo.
Quelli che “in America non capiscono un c…o”… e io che ero convinto che… Oddìo non sono più convinto di nulla, che confusione. Oh yeah!

Pubblicato
Chitarra Acustica, 11/2012, p. 9

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