Sergio Arturo Calonego “Frontera”

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Un disco che invita ad osservare e a oltrepassare. Frontera è il terzo disco di chitarra sola di Sergio Arturo Calonego – dopo Marinere del 2013 e Dadigadì del 2015 (recensito sul numero di novembre 2015) – con cui racconta di frontiere, «[…] frontiere geografiche o interiori che siano, e che rappresentano confini da difendere o limiti da superare. Dipende solo da che parte le stiamo osservando.»

La chitarra di Sergio Arturo è con le corde di nylon, registrata in presa diretta, senza alcuna sovraincisione, puro strumento tra sé e il proprio mondo interiore, percorso da confini ma anche da praterie, distanze siderali, ricordi che si snodano come strade senza una particolare meta, dolci suggestioni, pulsare di ritmi ancestrali. Questo – e per fortuna molto altro, ben difficile da raccontare – nelle otto tracce di tale splendido, toccante disco di chitarra sola, che porta ciascuno di noi per mano a scoprire e conoscere un proprio mondo interiore, quasi senza accorgersene, mentre ‘apparentemente’ accarezza il nostro piacere di ascoltatori col suo suono caldo e avvolgente. Suono così particolare grazie anche all’accordatura DADGAD, che da sempre Calonego adotta e ormai sente sua; e che gli ha dato modo di trovare la propria cifra, che si tratti di fingerpicking, o di blues, o di canzone d’autore. Qui si ritrova un po’ tutto questo – anche se i brani sono solo strumentali – grazie al fatto che il Racconto, il Viaggio, tipiche tematiche da canzone d’autore, sono così ben rappresentati dalla poesia che Sergio Arturo sa esprimere in musica. E allora che sia “Dolcezza” dedicata a Napoli, “Discovery” che trasporta tra stelle e mondi lontani, o ancora “Pulsar” che ci riporta al corpo, al battere vitale del nostro cuore, tutto ci aiuta a capire dove la frontiera è prossima, e quando e perché è il momento di superarla.

Gabriele Longo

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