Vincenzino e la fabbrica

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È arrivato il suo momento, quello della ‘scoperta’.

La curiosità dell’uomo si esaurisce con l’ultimo passo, quello che ti svela la verità sul dopo. Il buio del nulla o la luce eterna? Domanda a cui la fede ha già dato una risposta, ma su cui la ragione continua a interrogarsi. L’educazione e la speranza m’invitano a seguire la fede, così i miei sogni hanno spazio anche nel dopo. Allora credo che Enzo non sia svanito nel nulla, non abbia spento le lanterne della sua fantasia, ma continui a cercare l’altra metà del suo essere uomo. Non riesco però a immaginarlo alle porte del paradiso, lo vedo piuttosto seduto su un prato verde davanti a una fabbrica, panino con la cotoletta e radiolina con radiocronaca del Milan, quello allenato da Nereo Rocco, che probabilmente gli siederà vicino.

Nutro particolare passione per quest’uomo e la sua musica, e ho sempre ammirato il suo meraviglioso rapporto col figlio Paolo. Conosco il dolore del distacco e la consapevolezza della distanza eterna. Non c’è parola o abbraccio che possa colmare questo vuoto o riempire il silenzio. La vigilia di Pasqua si affaccia con nuvole nere gonfie di pioggia e malinconia e, come è giusto che sia, la musica di Enzo invade la mia casa e mi sussurra parole che oggi, dopo ieri, hanno cambiato significato. Ci sarà tutto un mondo di emozioni nuove da scoprire nella sua musica e io avrò la gioia di farlo.

Ciao Enzo.

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