Benvenuta primavera

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Reno Brandoni - foto di Alfonso Giardino
Reno Brandoni
Reno Brandoni

Mi succede spesso di fissare il foglio vuoto con la penna in mano senza sapere cosa scrivere. È una cosa che mi accade anche con la chitarra. La prendo, mi seggo sul divano e invece di suonare fisso il muro bianco in attesa di… nulla. Non mancano le idee e non ho confusione nella mia testa. Credo di essere semplicemente stanco, o forse meglio, annoiato.
Quando questo mi accade ho davanti due soluzioni. La prima consiste nel farmi sconfiggere dalla pigrizia: allora accendo la TV, mi posiziono sul canale di Come è fatto e passo le ore a capire come si costruisce il filo spinato, oppure come si avvolgono le caramelle nella loro carta stagnola. Imprese e macchinari enormi per quello che considero un piccolo risultato. Ecco, questa di solito è la soluzione che preferisco.
In alternativa, ‘mi dò verso’ e sollevandomi di scatto – senza pensare, perché se ci rifletto ripiombo nella opzione uno – volo verso la macchina del caffè e dopo aver litigato con la capsula che s’incastra e aver scoperto che a metà ‘effusione’ l’acqua è finita nel serbatoio, mi seggo al mio tavolo da lavoro e cerco di rendermi utile alla società. Non tanto alla società comune, ma specificamente a quella che mi permette di vivere circondato solo dalle mie chitarre. Fingerpicking.net per intenderci.

Ebbene, questa volta mi sono imposto di correggere le bozze del nuovo libro di Salvatore Russo sulle Cadenze di arpeggi. In un mondo parallelo ho incontrato la mia antitesi: grande energia ed entusiasmo. Pagine e pagine di accurate analisi, decine di brani, centinaia di posizioni, accordi, scale, arpeggi. Il tutto senza nessuna casualità, ma con una precisione matematica che dona a ogni capitolo l’obbligo di un attento studio. Così si dovrebbe fare!

Già dopo il primo capitolo penso di ritornare all’opzione uno e di scivolare su per il divano, giusto in tempo per vedere in TV come vengono fatti i marshmallow. Resisto e con la mano sinistra, abilmente, premo il tasto off del telecomando. In effetti non è proprio una ‘prova di abilità’, visto che sono mancino.
Proseguo nella lettura e mi lascio affascinare e coinvolgere dal libro di Salvatore. Lo seguo ammirato e con attenzione: non riuscirei mai a scrivere una cosa simile, ma la seguo con piacere. Inizio poi a lavorare sul nuovo sito delle chitarre effedot: dopo due anni di fatica finalmente saranno fra poco nei negozi. Non posso occultare una certa nevrotica impazienza. Arriva poi il turno delle royalties, il conteggio semestrale delle competenze per i nostri autori. Ancora numeri su numeri, e sento che la mia energia e la mia volontà iniziano a vacillare, ridando spazio a stanchezza e noia. Forse è il caso di una ricarica. Un altro caffè? No, preferisco un estratto di mele, finocchio, carote e zenzero, dicono che faccia bene. Gli aggiungo di solito anche un po’ di rapa rossa per dare all’aspetto della bevanda un colorito esotico. Bevo e, stranamente, mi piace.

Ora sono indeciso: ritorno a lavorare al computer, o vado in mansarda a prendere la chitarra e provo a fare il creativo? Per oggi basta con i numeri, passiamo alle note. Si preannuncia un’altra estate ‘calda’, piena di eventi e concerti, ed è il caso che inizi a mettermi a studiare. C’è anche un nuovo disco che sta prendendo forma e devo controllarne i missaggi. Tra le mani mi capita una chitarra baritono, è una Sangirardi & Cavicchi: affascinato dalla tastiera e dalla perfetta intonazione, l’ho presa in prestito per registrare due brani. Ascolto il lavoro del giorno precedente. Il suono registrato mi piace molto, posso chiudere questa nuova traccia, così ne mancano solo due e il lavoro si potrà dire completo.

Ritorno sul divano, ma questa volta con la chitarra, e provo qualche nota. Dopo ogni suono ho voglia di un altro suono e mi piace abbandonarmi in questa cascata di sensazioni e melodie, che si sovrappongo senza alcun apparente senso. Io non cerco neanche di imbrigliarle per farne una canzone, le lascio fluttuare libere per casa.
Chiudo la finestra, l’aria inizia a farsi frizzante e il medico mi ha vietato le bevande gassate. Forse è ora di riaccendere la TV, stanno spiegando come si costruisce una palla da bowling. Guardo rapito la tecnica per ottenere i buchi nei quali infilare le dita. Non so perché, accuso ancora questa stanchezza mista a euforia. Provo a fare zapping sui canali, ma desisto sconfortato dalle immagini e dalle notizie che accompagnano gli speaker dei telegiornali.

Forse è il caso di prendere un po’ d’aria. Mi affaccio alla finestra e vedo la natura che sta per esplodere. La fioritura è appena iniziata e gli alberi sono ancora appisolati, ma già pieni di energia. Esattamente come me.
Allora finalmente capisco. Benvenuta primavera!

Reno Brandoni

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