Dal mare delle Hawaii alla marea del NAMM

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Viaggio nel Nuovo Continente alla ricerca della OM promessa

(di Reno Brandoni) – Ecco quel banco di nuvole, fra poco ci finirò nel mezzo. L’aereo ha appena iniziato il suo rullaggio sulla pista e già sento il cuore in gola. Ho paura delle nuvole, l’aereo le affronta con decisione ma ne subisce la rarefatta essenza, che rende instabile la portanza delle ali trasferendo alla cabina una sensazione di instabilità. Sarà vero o semplice suggestione? La mia esperienza da one million miles flyer, nel tempo, ha incrementato l’incertezza del volo invece di consolidarne la sicurezza. Comunque vada, si parte e nulla potrò più cambiare fino al mio arrivo. Questa è la scellerata consapevolezza che l’esperienza mi affida, quindi approfitto di questa pausa coatta per ritornare al pensiero libero, privo di connessione col resto del mondo.
NammIl viaggio di questa volta sarà più complesso: non ci sarà solo il NAMM da visitare, ma una serie di attività si sono sovrapposte rendendo la mia permanenza nel continente americano più lunga e articolata. L’arrivo a Los Angeles è previsto per le 15.30 ora locale; in Italia sono le 00.30 e la giornata è finita, la mia è solo a metà. Il fuso è devastante, ma bisogna resistere cercando di uscirne vincitori. Sono partito alle 8 del mattino da Bologna e ho sulle spalle 16 ore di viaggio, di cui 14 di volo. Ma non è finita qui, domani mattina sarò di nuovo in aeroporto per altre 6 ore di volo in direzione dell’isola Maui nelle Hawaii.
So che chiederete subito cosa c’entrano le Hawaii con il mio viaggio ‘di lavoro’. In realtà sono una tappa fondamentale per i miei contatti con gli Stati Uniti. Il mio amico Stefan Grossman è in vacanza sull’isola, e sapendo del mio arrivo a Los Angeles ha pensato bene – e giustamente! – di invitarmi per discutere e confrontarci su qualche progetto futuro. L’arrangiamento di un brano per chitarra, “Shine On, Harvest Moon”, il controllo del catalogo dei libri distribuiti da Mel Bay, la presentazione del nuovo progetto di editoria digitale che abbiamo appena rilasciato sulle piattaforme Android e IOS, un nuovo accordo di distribuzione con una piattaforma digitale americana e l’inizio di una collaborazione con il Giappone. Capirete che di carne sul fuoco ce n’è tanta e che, quindi, un prolungamento fin laggiù sicuramente valeva la pena, a costo di ritagliare qualche ‘involontario’ giorno di vacanza…
L’arrivo è imbarazzante: giubbotto, maglioncino di lana e camicia pesante io; camicia hawaiana, bermuda e sandali lui. Ecco il primo abbraccio tra me e il mio amico Stefan sotto i 29 gradi del sole tropicale. È il 14 gennaio e ritrovarsi dopo solo mezz’ora dall’arrivo col medesimo abbigliamento floreale ‘locale’ con i piedi in acqua a osservare le evoluzioni dei surfisti, abituali frequentatori della spiaggia vicino casa, è un po’ strano. Sono le 12, ora di pranzo; in Italia di già le 23, ora di andare a dormire. Si decide per un hamburger, con la differenza che da queste parti nel panino, invece della carne, ti mettono il pesce, quasi sempre il mahi-mahi, un pesce da taglio che assomiglia al pesce spada ma più saporito; dovrebbe essere la nostra lampuga, ma probabilmente di dimensioni notevoli visto che viene servito a tranci.
Con Stefan riusciamo a realizzare quanto ci siamo ripromessi, nonostante il sole e la voglia di ‘bighellonare’, sicuramente superiore a quella di lavorare. Per l’arrangiamento scopriamo una versione di Mance Lipscomb e decidiamo di partire da quella: sviluppiamo le varie parti e passiamo buona parte della serata a cercare su YouTube differenti versioni. Per intenderci, “Shine On, Harvest Moon” è un brano cantato da Stanlio e Ollio nel film The Flying Deuces del 1939, che nell’edizione italiana I diavoli volanti è sostituita da una canzone con una melodia diversa “Guardo gli asini che volano nel ciel”. Era un po’ di tempo che pensavo a questa cosa e finalmente siamo riusciti a metterla insieme; prossimamente proveremo a realizzare una lezione.
Nei momenti di pausa, tra un bagno e una gita, preparo anche il planning per il NAMM. Una email di Mario Giovannini mi segnala l’uscita di due nuove Martin della serie Authentic, chitarre con legni invecchiati artificialmente che riproducono esattamente gli strumenti dell’epoca. Parliamo di una OM-45 del 1930 e di una OM-28 del 1931: la prima riprodotta solo in 11 esemplari al costo di $99.999, la seconda più abbordabile da ‘soli’ $8.499. Si accende il dibattito con Grossman sull’operazione: è chiaro che una chitarra originale è il massimo che si possa desiderare, ma oggi le chitarre vintage sono introvabili e il loro prezzo stellare. Quindi vale la pena di provare la soluzione Martin e mi impegno a fare per Stefan un reportage accurato sui due nuovi strumenti una volta arrivato al NAMM.
Le cose belle sono belle perché durano poco, e per questo diventano ancora più belle e ambite. Dopo aver speso qualche giorno di esplorazione e lavoro, e dopo un pranzo indimenticabile da Mama’s e una gita sulla strada per Hana, si ritorna a Los Angeles pronti alla scoperta del NAMM 2015.

Il clima mi aiuta: non è così caldo come alle Hawaii, ma è sempre il clima della California in una delle edizioni più calde del NAMM. Anche qui, domenica, si sfioreranno i 28 gradi.
L’ingresso nel padiglione acustico, il mio preferito, però è sconcertante: circa l’ottanta per cento è occupato da stand asiatici. Tra Lowden, Santa Cruz, Collings e National, l’arte del low price la fa da padrona. E quello che era il regno del ‘vorrei ma non posso’ diventa terra di tutti, sogni e desideri impossibili si mischiano a opportunità e occasioni. Questo è il frutto della crisi e della globalizzazione, se sarà un bene o un male lo deciderà il tempo. Tra le cose di rilievo, la Collings presenta in uno stand dedicato la linea di chitarre Waterloo by Collings. L’anno scorso lo stesso Bill Collings me ne aveva fatta provare una; evidentemente il brand è cresciuto e quest’anno in fiera si è presentato con uno stand tutto suo. Gli strumenti sono dei veri oggetti del desiderio, si ispirano a uno stile vintage, leggerissimi e maneggevoli, ma potenti. Ecco la prima ‘x’ nel mio taccuino dei desideri.

Waterloo by Collings
Waterloo by Collings

Si prosegue con la visita allo stand della The Engle, produttrice del martelletto per suonare la chitarra acustica, e della Journey Instruments: Luca Francioso si sta esibendo. Aspetto la fine della sua performance per salutarlo; mi mostra il suo strumento, la travel guitar Overhead prodotta dalla Journey, una baby chitarra pieghevole, facile da trasportare e interessante da suonare.

Luca Francioso
Luca Francioso

Smontata e rimontata non si scorda e la tastiera ha una dimensione normale, proprio un gioiellino per chi non vuole avere problemi di trasporto nei suoi tour; la misura ‘chiusa’ della chitarra è proprio quella del bagaglio a mano consentito sui voli di linea.
Incontro Trevor Gordon al quale consegno il numero di Chitarra Acustica di gennaio con la sua lunga intervista realizzata da Roberto De Luca. Trevor è felicissimo, mostra a tutti il suo ‘cimelio’ e promette a breve un ritorno nel nostro paese e un video per Fingerpicking.net.
Si sale di un piano dove ci sono gli stand delle ‘grandi’ case.

Trevor Gordon con Chitarra Acustica
Trevor Gordon con Chitarra Acustica

Li è il regno della Martin e il pensiero va subito a Stefan Grossman e Mario Giovannini, che mi chiedono di provare i due ‘legni’. Dopo un abbraccio con Diane Ponzio, sempre solare e affettuosa, finalmente mi avvicino alla parete che mostra appesi i due oggetti. Vengono presi e provati da tutti con superficialità e disinvoltura, senza che ci sia nessuno a controllare o a disciplinare il ‘contatto’ con gli strumenti. Mi avventuro sulla OM-45 Authentic, appena riappesa alla parete da un indifferente chitarrista.

OM-45
OM-45

La prendo, è una delle undici esistenti e il suo prezzo proibitivo è scritto nel cartellino appeso alla parete. Possibile che non faccia effetto a nessuno? Sono sempre 100.000 dollari! Bella, ma non mi piacciono molto né la action né il manico. Le chiavette sono in stile banjo e le danno un carattere antico, ma continuo a suonarla e a non sentirmi a mio agio; anche il suono non mi impressiona.

Reno Brandoni
Reno Brandoni

Pensavo di trovarla simile alla mia OM-42, invece è tutt’altra cosa. La ripongo un po’ deluso. Passo al modello minore, la OM-28 Authentic, e lì trovo finalmente la mia compagna ideale: suono, suono, suono! Diventiamo inseparabili fin quando un collaboratore della Martin non la richiede indietro per mostrarla a un suo cliente. Mi separo a fatica. Aspetto che ritorni al suo posto per poterla suonare ancora un attimo. Vista l’indifferenza provo a prenderle entrambe e faccio il gesto di andare via… Non sono così distratti e non credo che riuscirei a fare qualche passo in più. Altro segno nella mia lista dei desideri: una OM-28 a poco più di 8.000 dollari.
Obbligatorio un saluto agli amici Bruskers, che ormai ogni anno si esibiscono nello stand della Cordoba. Quello è proprio il posto giusto per presentare il loro manuale in versione inglese, appena stampato da Fingerpicking.net. La Cordoba, oltre alle sue chitarre presenta anche le storiche Guild, a conferma del fatto che questo leggendario marchio è passato nelle loro mani; vedremo gli effetti che scaturiranno da questo cambio di proprietà.
So che Dino Fiorenza si esibirà nello stand della Markbass e mi presento a sorpresa per sentirlo suonare: ci abbracciamo e ci salutiamo come vecchi amici, eppure è la prima volta che lo incontro di persona; però si sa, due siciliani all’estero diventano subito amici. La sua performance è strepitosa: un vero ‘genio’ dello strumento e un grande innovatore.
La Fishman presenta nuovamente il suo pickup esafonico MIDI TriplePlay, ma le prove sono concentrate solo sulle chitarre elettriche e abbandono silenziosamente. È il momento di una pausa e così corro alla press room per un caffè, giusto il tempo di incrociare e salutare Luca Friso di Accordo, che sta inviando i suoi video: c’è sempre grande cordialità e non perdiamo mai l’occasione di scambiare qualche impressione e qualche battuta.
Ritorno in giro a guardarmi ancora intorno. Mi parlano di un distributore americano per le Eko e lo vado a cercare, solo per capire quanta evidenza e quanto spazio abbia regalato al marchio italiano. Noto con soddisfazione che lo spazio è tanto, ben visibile, e occupa una buona parte di tutto il booth: evidentemente il lavoro di Massimo Varini ha prodotto i sui frutti anche oltreoceano.§
È un piacere incontrare anche l’amico Steve Tommasi, che con la sua Essetipicks ormai non rinuncia a un’esposizione. Come al solito mi omaggia di qualche plettro novità. La sua passione la sua perseveranza stanno dando al suo prodotto uno spazio internazionale fatto di credibilità e qualità: bravo Steve!
Cerco qualcosa di nuovo nel settore editoria: i soliti Hal Leonard, Alfred e Music Sales, non vedo grandi novità. Certo fa un po’ riflettere l’assenza di Mel Bay, tenuto conto che è anche il nostro distributore americano. Provo a contattarlo per avere qualche indiscrezione, ma il segreto è totale: sembra che a breve ci sarà qualche novità, speriamo positiva. L’angolo editoriale più ambizioso era proprio riservato alla chitarra con la presentazione dei kit Guitar for Dummies per chitarristi principianti, a conferma che il mercato è sempre attento a chi fa i suoi primi passi. Ma tutto sommato niente di nuovo: gli stand sono sempre gli stessi, non c’è mai il tentativo di stupire, gli arredi ‘riciclati’ di anno in anno confermano che il momento della sobrietà non è finito.

Guitar for Dummies
Guitar for Dummies

Concludo il giro facendo una salto allo stand della Taylor, sono incuriosito dalle nuove serie 400 e 600. Devo riconoscere che gli strumenti, come sempre, sono ben equilibrati e la tastiera ti mette subito a tuo agio. Giusto il tempo di posare una nuova 600 e si avvia la performance acustica di Chase Bryant, un giovane ventiduenne che suona country, almeno così lo presentano: sale sul palco con la sua band, seconda chitarra, basso e batteria, ed eseguono il primo brano. Ricordo allora che sono in California e qui può succedere di tutto, anche di intravedere negli occhi di quel ragazzo una futura star. Il suo suono è molto West Coast, la voce calda e potente lascia tutti in silenzio e il brontolio sottile e lontano pian piano si spegne, per far posto alla musica. Un momento indimenticabile, che fa onore a questa terra che genera continuamente nuovi talenti e non perde mai l’entusiasmo.

Ritorno a casa convinto di aver messo a posto un po’ di idee. Se questo viaggio doveva dare linfa e entusiasmo al nostro lavoro, ci è riuscito. Sarà un 2015 pieno di novità. Non so se grazie al NAMM o al sole di questa terra, all’informalità e alla cordialità dei suoi abitanti, che non smettono mai di salutarti e augurati ‘una grande giornata’ anche solo se compri un caffè, ma si ritorna sempre a casa con le tasche piene di buoni propositi. Entusiasmo e fiducia fanno di questa terra un grande paese. Così, come da copione, manca solo un’ultima sera a osservare il tramonto dal Pier di Santa Monica e si riparte, come sempre con un po’ di nostalgia.<

Reno Brandoni

PUBBLICATO

 

 

 


Chitarra Acustica, 02/2015, pp.42-45

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