sabato, 24 Settembre , 2022
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Jackson C. Frank

Il cantante folk più famoso degli anni ’60 e di cui nessuno ha mai sentito parlare
Jackson.C.Frank_1(di Giorgio Gregori) – Di lui Bert Jansch disse: «Era un genio assoluto, molta della musica nata in quel periodo è stata certamente merito suo. “Blues Run the Game” ha influenzato chiunque l’abbia ascoltata. Si può dire che abbia cambiato il volto del mondo contemporaneo dello scrivere canzoni: era il massimo».
La storia di Jackson C. Frank è quella di un uomo dalle grandi potenzialità, ma molto sfortunato, continuamente citato in volumi quali la biografia di Bert Jansch, Dazzling Stranger: Bert Jansch and the British Folk and Blues Revival di Colin Harper (Bloomsbury, 2000) e Guitar man. Un’odissea a sei corde di Will Hodgkinson (ed. or. Bloomsbury, 2006), storia di un giornalista che vuole imparare a suonare la chitarra e riesce a farsi dare lezioni da Bert Jansch, Davey Graham, Roger Mc Guinn.

Frank nasce a Buffalo nel 1943 e quando muore, nel 1999, il suo unico disco ufficiale risale al 1965. La sua sfortuna comincia nel 1954, a solo undici anni. La nuova scuola del suo paese era fatta di mattoni, ma c’era un’aula in legno per le lezioni di musica, riscaldata da una grande stufa. Durante una lezione la caldaia esplode: quindici compagni muoiono nella tragedia; lui resta gravemente ustionato, trascorre sette mesi in ospedale e un suo insegnante, per aiutarlo a distrarsi, gli regala una chitarra. Ha subìto danni permanenti, ma riesce a elaborare una tecnica personale per suonare.

Il suo eroe è Elvis e all’età di tredici anni la madre lo porta a Graceland, per aiutarlo a superare lo shock. Elvis non solo gli stringe la mano, ma lo fa entrare nella sua tenuta e gli presenta i suoi genitori. Un’esperienza che lo segnerà profondamente.
In seguito suona nei locali di Buffalo, compone le prime canzoni, perfeziona il suo fingerpicking, ha una voce molto bella e intonata.

A un certo punto la svolta. Riceve il risarcimento per l’incidente del 1954: centomila dollari. Sono molti soldi per l’epoca, quasi un milione di oggi. Con tanti di questi soldi in tasca va a Toronto e, con la complicità dell’amico John Kay degli Steppenwolf, si dà alla pazza gioia, compra una Jaguar e frequenta i blues club americani, dove incontra John Lee Hooker, Muddy Waters, Sonny Terry e Brownie McGhee.
In una rivista di auto legge che in Inghilterra si possono fare i migliori affari, e allora gli viene in mente di andare a Londra per cercare auto speciali. Prende comunque con sé la sua Martin e si imbarca sul transatlantico Queen Elisabeth con la fidanzata dell’epoca. Durante il viaggio Frank comincia a prendere sul serio il fatto di cantare e scrivere canzoni, in particolare sviluppa quello che sarà il suo pezzo più conosciuto, “Blues Run the Game”, i cui versi recitano appunto: «Prendo una nave per l’inghilterra / Forse per la Spagna / Ovunque io sia stato / Il blues è sempre uguale».

Jackson.C.Frank

Una volta a Londra, oltre ad acquistare lussuose auto, passa le sere nei folk club, inizia una relazione con Sandy Denny, forse la più importante cantante del folk inglese dell’epoca, convincendola a lasciare il suo lavoro di infermiera per dedicarsi completamente alla musica. Stringe amicizia con John Renbourn, futuro chitarrista dei Pentangle, un’amicizia che durerà molto a lungo. John lo ricorderà come «piuttosto silenzioso e schivo, con tante belle canzoni».
A Londra conosce anche un altro americano di grande talento, Paul Simon; gli fa ascoltare le sue canzoni e lo convince a produrre il suo album d’esordio Jackson C. Frank del 1965 per la Columbia. Il disco è molto interessante, ricco di belle melodie, bei testi, esecuzioni impeccabili. Vende bene in Inghilterra e Scozia, mentre negli Stati Uniti si rivela un disastro commerciale. Purtroppo per Jackson, il suo disco è subito scalzato nelle classifiche dal successo di Paul Simon, che pubblica nello stesso periodo in Inghilterra The Paul Simon Songbook, un suo primo album solista contenente anche The Sound of Silence. Come pure piacciono molto agli appassionati i primi dischi di Bert Jansch, John Renbourn, John Martyn, che eseguono e incidono anche pezzi suoi, in particolare “Blues Run the Game”.

Deluso dall’insuccesso, in un paio d’anni Frank finisce tutti i soldi. Torna in America, si stabilisce a Woodstock e sposa l’ex modella Elaine Sedgwick, sorella della famosa Edie della ‘Factory’ di Andy Warhol, e con lei ha due figli, un maschio e una femmina. Ma le grosse delusioni artistiche lo portano a una grande depressione, che culmina in una profonda crisi quando il figlio muore di fibrosi cistica. Anche il suo matrimonio va a rotoli e lui comincia a entrare e uscire dai manicomi.
Jackson.C.Frank_coverNegli anni ’70 scrive a Renbourn: «Come va? So che suoni ancora i miei pezzi, sarebbe bello incontrarsi». L’indirizzo sul retro della busta è quello di una clinica per malattie mentali di Woodstock. Alla fine del decennio Renbourn, di passaggio da Woodstock, cerca il vecchio amico: «Mi parlarono di un tipo che passava il tempo a fissare i semafori». Era lui. Quando si incontrano, Frank è malmesso e gli racconta una brutta storia. Ha provato ad andare a New York in cerca di Paul Simon per ristabilire i contatti. Non l’ha trovato ed è finito a vivere per strada, come un homeless. Un giovane teppista gli ha sparato in faccia con un fucile a piombini e lo ha accecato a un occhio.

Negli anni ’70 un suo fan, Jim Abbott, si mette ostinatamente sulle sue tracce e alla fine lo scova, ancora a Woodstock. Gli trova un alloggio, gli compra perfino una chitarra e lo convince a registrare di nuovo qualche canzone (sono quelle oggi disponibili nel secondo CD del cofanetto The Complete Recordings). Dopo anni di manicomio e una vita da homeless la voce è cambiata, ha perso il timbro cristallino della giovinezza, si è arrochita, ma non ha perduto la sua potenza espressiva.

Jackson muore nel 1999. Jim Abbott pubblicherà nel 2014 la biografia Jackson C. Frank: The Clear Hard Light of Genius.

Nel 2015, cinquantesimo anniversario della pubblicazione del suo unico disco, è uscito The Complete Recordings, che include l’ormai introvabile album ufficiale del 1965 e le ulteriori registrazioni effettuate dall’artista ormai in piena decadenza, per un totale di 43 brani.
Riporto qui la trascrizione di come Jackson Frank eseguiva l’intro strumentale di “Blues Run the Game”. Il pezzo è semplice e interessante, stimola molte variazioni sulle quali ci si può divertire parecchio. Bert Jansch lo aveva arricchito di veloci hammer-on, John Renbourn molto fluidamente anche con dei glissati.

Su YouTube si possono vedere molto bene le tecniche di Bert: https://youtu.be/4MO_Xxq3LVw

E la tecnica di John, in una delle ultime apparizioni al Vortex di Londra il 4 novembre 2014: https://youtu.be/pEr9kUsksfc

Su Toy Balloon del 1998 Bert Jansch arrangiò anche un’altra composizione di Frank, “My Name Is Carnival”, aggiungendole un’ulteriore profondità. Due intense performance di questo brano eseguite da Bert sono su YouTube, la prima del 24 giugno 2010 al Martyr’s di Chicago: https://youtu.be/06j1aPKPc-w

La seconda è tratta da un suo concerto per BBC4 In Sessionhttps://youtu.be/ODvZwvaL8eA

Sembra che l’unico video in cui appare Jackson C. Frank sia quello tratto da uno speciale della BBC del 1995, Meeting Point, con dodici secondi di “Just Like Anything”, registrato al mitico Les Cousins Folk Club di Soho a Londra: https://youtu.be/Y-pBvsVab2g

Ricorda Renbourn: «Quando Bert Jansch si sposò, fece una grande vetrina che era piena di foto di famiglia, e nel mezzo c’era una foto di Jackson Frank. Era davvero, davvero un bravo ragazzo».

Giorgio Gregori

 

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