Dave Goodman: “No Rest for the Wicked”

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Goodman_coverLe influenze nordamericane, il ‘risciacquo’ nella cultura europea d’origine, il cuore ben radicato nel proprio linguaggio di sintesi tra i due continenti, sono le coordinate su cui si muove Dave Goodman in questo nuovo progetto discografico. Nato artisticamente come chitarrista elettrico negli Stati Uniti, ha reinventato successivamente il suo ruolo in Europa, passando all’acustico attraverso un approccio del tutto personale, che fonde il blues con il rock jazz e il folk celtico grazie alle sue origini anglo-irlandesi.
E infatti No Rest for the Wicked si presenta come una sorta di ‘patchwork’ nel quale coesistono ben quattro brani di Jimi Hendrix, uno di Turlough O’Carolan, uno di Frederic Weatherly e altri cinque originali, che mettono in mostra l’energia e un certo virtuosismo vigoroso ben in linea con la scrittura e l’interpretazione vocale.
I pezzi di Hendrix (“Manic Depression/Third Stone from the Sun”, “The Wind Cries Mary” e “Little Wing”) mostrano al meglio quel lavoro di sintesi cui si faceva riferimento, con un piegare il suono verso colori roots e smussare gli angoli più prettamente rock attraverso l’uso molto efficace della slide guitar, del banjo in aggiunta alla chitarra acustica, tutti suonati dallo stesso Goodman, con l’aiuto anche di Oliver Spanuth alla batteria leggera e cajon. Con “Sí Bheag, Sí Mhór”, il pezzo di O’Carolan, si può godere di un bel dialogo tra la seicorde acustica e la chitarra resofonica, dove traspaiono rispetto e amore per la vecchia Europa, e dove l’energia lascia il posto a un tocco intenso, molto espressivo. A chiudere il cerchio, la stranota “Danny Boy” vibrante come in un live.
Un avvincente diario di viaggio tra il Nord-Est degli Stati Uniti e il Nord-Ovest del vecchio continente.

Gabriele Longo

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