È online “Chitarra Acustica” n. 12/2019

0
308

È online il numero 12/2019 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.

Avere il dono

Durante le feste di Natale, ‘avere un dono’ assume tutt’altro significato, vuol dire ‘essere portatore di un presente’. Intendendo come ‘presente’ non ciò che è ‘attuale’, ma il dono ovvero il ‘regalo’. Vabbe’, non ho iniziato proprio bene. Le parole certe volte fanno brutti scherzi: per quanto precise, opportune, ricercate e ben espresse, nascondono le insidie della lingua, creando ingenui fraintendimenti e inopportune confusioni.

Tutto questo potrebbe sembrare inutile, invece è molto utile, soprattutto quando l’onnipotenza da tastiera ci permette di essere supremi, erogando agli altri ‘minori’ la nostra saggezza. Questo momento mistico di solito genera un’apparizione sul social da noi preferito, che ormai definisce il profilo anagrafico del tastierista. Infatti il mondo dei social ha creato una propria suddivisione delimitata dall’età dell’interlocutore. Una sorta di apartheid sociale in cui i membri (pardon!) di una categoria, classificati per abitudini ed età, guardano alle altre categorie quasi con pietà, riconoscendo loro limitata sapienza. Questo accresce l’autostima e il desiderio di osare, poiché – essendo già nella migliore categoria possibile – sicuramente saremo anche tra i più capaci e riflessivi. E il nostro ruolo nel tempo, avendo tempo di postare almeno due o tre post al giorno (le ripetizioni sono volute visto l’argomento), sicuramente ci porterà dai venti like che identificano la nostra ‘chiara fama’ fino all’importante ruolo – se riesco a scriverlo giusto – di influencer. Il correttore ancora non è stato così sapiente da adeguarsi alla nuova terminologia, quindi – per scrivere questa parola – mi affido al suono e al buon senso.

Per accrescere i consensi, dicevo, bisogna osare e quindi, visto l’avvicendarsi del mio prossimo ruolo, devo trovare degli ‘influenzabili’. Altrimenti che influencer sono? La strada maestra è sempre la stessa: editare, non nel senso di ‘correggere’, maledetta lingua italiana, ma di ciò che proviene da un ‘editto’; vale a dire esprimermi come se le mie parole fossero legge. Ecco allora descrivere un teatro, un concerto, un seminario, una chitarra, come le migliori scelte in assoluto. Ciò che viene dopo può stare solo dopo, perché quello di cui vi parlo è sempre al primo posto. Vi ricordo che studio da influencer, quindi sicuramente gli ormai venti, quaranta, forse sessanta seguaci già influenzati rimarranno conquistati dalla mia franchezza. «Ecco uno che ama parlar chiaro» penseranno. Perciò, una volta editato (in questo caso il termine indica la ‘correzione’) il testo del mio editto, eccomi pronto a raccogliere il suffragio universale. Preparato all’imminente incoronazione, attendo con ansia like e commenti.

Arrivano i primi dieci, venti che mi regalano un bel pollice in su (forse immaginando un altro dito, ma solo questo passa il social) che è talmente rapido da far intuire che l’autore del giudizio non abbia letto ciò che ho scritto. O forse, per mancanza di video o disegni, confuso dopo la prima frase, avrà abbandonato preferendo «una pacca sulla spalla e via», per ‘dirla alla Dalla’ (questo suono è bello, bisognerebbe usarlo in qualche canzone o farci un titolo). Ritorniamo al post: finito il trionfo dei dieci, inizia lo spernacchiamento del resto del mondo. Qualcuno prova a illuminarmi (ma penso mi voglia ‘accendere’, dandomi fuoco) poiché, non essendo il solo che ha ‘attraversato l’Alto Adige’, difficilmente il tono assolutistico viene accettato. Così dalla pernacchia si passa al ‘vaffa’, per concludere con un elenco di luoghi/eventi/oggetti che mettono in seconda luce, a kilometri di distanza, la mia preferenza.

Ed ecco intervenire la lingua italiana, che è piena zeppa di tranelli e certe volte si fa fatica a capirla. Così, con ingenua purezza, concludo la bagarre con un semplice «Sono stato frainteso». Figurati se uno come me potrebbe mai usare questi toni, io che li ho sempre combattuti e criticati. Quindi tutto si risolve come sempre a tarallucci e vino: il momento non era quello opportuno per l’attacco, mi ritiro in buon ordine, sorridendo compiaciuto e… iniziando a criticare chi mi ha criticato, additandolo come incapace per non aver compreso la mia sottile ironia.

Così continuo a chattare, a creare storie, a postare post raccogliendo consensi ed evitando giudizi, in un dribbling di cui ormai sono maestro. Il tempo aiuterà a dimenticare e ripartirò all’attacco.

Poveri ignoranti.

Buon fingerpicking!

Reno Brandoni

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui