Acus Phantasma

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(di Zack il Bianco) – In tema di sfide impossibili c’è chi affronta sul ring Floyd Mayweather o Conor McGregor, chi scala l’Everest, chi cerca parcheggio in centro a Milano nelle ore di punta, e poi c’è chi decide di amplificare una chitarra acustica cercando di tirarne fuori il suono più ‘naturale’ possibile.

Vi risparmio le infinite divagazioni su ciò che il nostro orecchio intende come ‘naturale’, su come il suono si propaga nello spazio prima di giungere ai nostri timpani e altri infiniti dettagli, perché vi assicuro che finiremmo molto vicini all’esoterico! È una crociata iniziata tanti anni fa, quando la tecnologia ha cominciato a supportare i chitarristi, realizzando sensori sempre più piccoli ed efficaci nel rilevare tutte le ‘magiche’ sfumature che caratterizzano il suono dei diversi strumenti a corda, e riuscendo così a sostituire a poco a poco sui palchi i meno pratici microfoni esterni. Gli eroi di questa lunga battaglia, a prescindere dalla bandiera, si sono divisi in due grandi categorie: i chitarristi e gli ingegneri; i primi pronti a fornire richieste e informazioni per mettere sulla giusta rotta i secondi, che ‘masticano’ di elettronica. Ogni epoca però ha il suo salvatore: il nostro nasce a Napoli, si chiama Nico Di Battista e possiede i superpoteri di entrambe le due grandi famiglie! Chitarrista e bassista professionista tra i migliori nel panorama nazionale, conclude anche gli studi da perito elettronico, diventando quindi una delle rarissime figure in grado di porsi domande e darsi autonomamente delle risposte di fronte a eterni dilemmi come: chi siamo, da dove veniamo, ma sopratutto… come amplifichiamo il nostro strumento?

Intanto, tra i miei mille test, prova dopo prova, mi convinco sempre di più dell’esigenza di far convogliare in un sistema più sensori, insomma di unire più interpretazioni del suono, in particolare i piezo e i microfoni a condensatore, quelli interni e molto temuti perché ‘portatori sani di feedback’! Sono senza saperlo sulla stessa rotta di Nico.

Il Di Battista, in una notte buia e tempestosa, costruisce un prototipo chiamato «’o mic» (adoro il tipico patriottismo napoletano): in sintesi si tratta di un microfono interno alla buca, posto a 3 millimetri dal top, e di un piezo (barretta sotto sella/traversino). Il cuore di questo nuovo e artigianale sistema di amplificazione è un preamplificatore studiato nei minimi dettagli, che dispone di un equalizzatore grafico ed è posizionato nei primi prototipi all’interno della buca, ma successivamente spostato all’esterno per rendere più agevoli le regolazioni.

Siamo alla nascita del padre del Phantasma, quando ancora non esisteva l’intenzione di mettere questo nuovo potente strumento in mano a tutti i chitarristi del pianeta. Ma, una volta divulgati i primi videotest, le richieste sono diventate pressanti: ecco come nasce la collaborazione con Acus che, grazie alle proprie capacità, è riuscita a elaborare insieme a Nico una versione più compatta, più facile da installare e sopratutto più semplice da usare. Nonostante fossi al corrente di tutta la storia, mi è toccato aspettare fino all’Acoustic Guitar Village di Cremona Musica 2018 per poterlo sentire in azione: è stata una vera e propria caccia al Phantasma! Sentito in azione su amplificatori Acus, sia su strumenti con corde metalliche che con corde in nylon, non c’è stato molto spazio per dubbi: grande naturalezza e resistenza al feedback. Ma Nico è un vero maestro e riuscirebbe a rendere naturale anche il suono di una scopa con lacci da scarpe. Quindi, la domanda ‘spettrale’ che pian piano si è fatta strada dentro di me è stata: «Ma suonerà altrettanto bene sotto le mie mani?» Non mi restava che provare!

Appena giunto a casa, procedo con l’installazione sulla mia Martin OM ‘John Mayer’, su cui ho montato un leggendario K&K Trinity. Fortunatamente convive bene con il Phantasma che, coerentemente con il nome scelto, è così poco invasivo da permettermi un test confrontando entrambi i sistemi sullo stesso strumento: mi sento privilegiato!

Tutto nel Phantasma è curato alla perfezione, a partire dall’imballo solido, completo di tutti i cavi e batteria, che diventa anche una comoda valigetta per trasportarlo. L’istallazione è particolarmente facile, nonostante io non sia un liutaio: devo solo aver cura di limare un traversino in osso per far spazio a quei 3 millimetri di barretta piezo-fonica. Facile anche attaccare con l’adesivo il microfono sulla fascia della chitarra, seguendo le istruzioni e posizionandolo a pochi millimetri dal top in modo da avere sia una buona lettura del suono, che come sappiamo deriva in gran parte dalle vibrazioni della tavola armonica, sia una grande resistenza al feedback, visto che sarà lo stesso legno a far da ‘scudo’ al mic. Collego il cavo stereo, già presente nella confezione, e alimento il pre con la batteria anch’essa inclusa (ma potrei usare anche un alimentatore).

Passando alla prova pratica, noto subito la facilità di utilizzo del preamplificatore: i comandi danno già una rotta su come interpretare il lavoro del piezo – che si occupa dello spessore del suono e della profondità (Depth) – e del microfono, che si occupa dell’attacco e degli armonici (Air). Giocando con i due volumi separati è facile trovare combinazioni di suono convincenti, ma ci sono altri due controlli che rendono ancora più fine la regolazione: il filtro passa alti per il microfono (HPF) e quello passa bassi per il piezo (LPF). Qui si nota tutta la maestria ed esperienza di Acus che, essendo a contatto con le esigenze dei musicisti da anni, ha ben compreso la necessità di semplificare l’utilizzo di queste magiche ‘diavolerie moderne’. È talmente facile lavorare sulle sfumature e regolare la risposta del sistema al proprio strumento, ma anche alla propria mano, che mi sembra di percepire quasi subito quella naturalezza che mi fa riconoscere il suono della mia chitarra, però semplicemente… più forte. Non mi resta che alzare il volume generale con la rotella Master: ah, quanto mi è mancata sul K&K Trinity! Un dettaglio così piccolo ma così importante, che ci dà la possibilità di non muovere più i singoli volumi del mic e del piezo una volta regolati; e, se vogliamo silenziare lo strumento, potremo semplicemente portare il volume del master a zero. Pur avendo l’amplificatore a lato (sinistro), il volume è decisamente alto e… nessun accenno di quel tanto temuto ‘maledetto fischio’!

Le successive prove le effettuo in cuffia, alternando prima una JDI Radial e successivamente una Active DI di L.R. Baggs, per finire nella mia scheda audio e registrare il tutto. Questo è un sistema che non permette errori di valutazione, perché in cuffia non percepiamo minimamente il suono che deriva direttamente dalla buca, e perché in fase di riascolto non siamo impegnati nell’esecuzione e il nostro orecchio può valutare meglio.

Stavolta noto che, a seconda della pesantezza della mia mano, prediligo un po’ più di Depth (piezo) nelle parti suonate con le dita e un po’ meno nelle parti in strumming, con il plettro più duro. Ed ecco che, ancora una volta, trovo geniale la possibilità di intervenire rapidamente con i comandi del preamplificatore, cosa che ahimè non è fattibile nel Trinity, che nasconde i trimmer all’interno della scatola del pre. La risposta dinamica è comunque sempre ottima: anche sollecitando molto le corde, il piezo non va in crisi; insomma un Phantasma che non si vede, ma si fa sentire.

C’è un ultima prova che voglio fare prima di tirare le somme: «E se usassi il preamp del Phantasma per comandare le pastiglie piezo-foniche e il microfono del K&K Trinity?»

Incredibile! Anche in questo caso, suono meravigliosamente naturale – un po’ meno definito, ma più caldo – e stessa facilità e prontezza nelle regolazioni; di gran lunga superiore alla resa del pre del K&K.

Se potessi parlare con il ‘signor Acus’, le uniche migliorie che suggerirei sono:

1. L’aggiunta di un attacco ‘a fibia’ per poter tenere il pre a portata di mano anche suonando in piedi.

2. Visto che al momento le uniche formule di acquisto possibili sono il sistema completo (380 euro) o il solo kit piezo+microfono (99 euro), la possibilità di acquistare il solo preamplificatore, che ci permetterebbe di risparmiare usando un solo pre su più strumenti.

3. Includere nella confezione anche l’alimentatore.

Sono finalmente in grado di trarre le mie conclusioni: il Phantasma suona da paura!

Zack il Bianco

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