eMPathia Jazz Duo – Intervista a Paul Ricci & Mafalda Minnozzi

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(di Gabriele Longo) – Un repertorio che affonda in un intramontabile repertorio italiano, ma anche brasiliano e francese, riletto con uno spirito minimale e penetrante, caldo e moderno. Stiamo parlando di eMPathia Jazz Duo, il progetto artistico cui danno vita Mafalda Minnozzi e Paul Ricci. Mafalda è una cantante della scena musicale romana negli anni ’80, ospite di varie trasmissioni Rai, che decide negli anni ’90 di andare a vivere in Brasile, dove si reinventa una carriera come una delle portavoce più amate della musica italiana. Paul Ricci è un apprezzato chitarrista statunitense, molto attivo nella scena jazz newyorkese, che tra l’altro intrattiene un rapporto di amicizia e collaborazione con il grande liutaio John Monteleone. Inoltre è un giramondo per vocazione, che con la musica viaggia per i quattro angoli del pianeta fino a incrociare nel 1997 Mafalda a São Paulo, dove nasce il loro sodalizio artistico, che li porta a proseguire insieme il loro viaggio per il mondo, realizzando centinaia di concerti, produzioni discografiche, colonne sonore e importanti collaborazioni con grandi artisti di vari continenti.

eMPathia-Jazz-Duo-cover La loro collaborazione si concretizza anche in un CD a proprio nome, eMPathia Jazz Duo, in cui i due protagonisti propongono un repertorio di canzoni di essenziale bellezza, voce e chitarra, mescolando swing, jazz e bossanova con arrangiamenti originali; un album in cui sono raccolte dieci interpretazioni di classici della canzone italiana e internazionale. Il disco, concepito, maturato e registrato in studio dal vivo a São Paulo, è un progetto musicale nato spontaneamente da due ‘artigiani’ della musica, che hanno minuziosamente selezionato non solo gli autori e i brani da interpretare, ma anche le caratteristiche delle chitarre da usare, decidendo insieme persino la scalatura delle corde o la durezza del plettro per caratterizzare al meglio ogni brano. Dosando sfumature e gradazioni di swing, jazz, soul e bossanova, Mafalda Minnozzi e Paul Ricci hanno in questo modo creato un suono originale, molto coinvolgente. Li abbiamo incontrati all’Acoustic Guitar Village di Cremona Mondomusica, dove hanno affiancato John Monteleone per la presentazione delle sue chitarre, e John e Rudy Pensa per la presentazione del loro libro Archtop Guitars – The Journey from Cremona to New York.

Paul, ci vuoi parlare dei tuoi inizi?
Paul: Da molto giovane, intorno ai miei quindici anni, ho suonato a New York molto jazz acustico, e in particolare il ragtime blues di Reverend Gary Davis, imparandone a fondo il linguaggio. Dopo aver suonato anche rock ’n’ roll, a sedici anni ho incontrato un professore di jazz che mi ha cambiato la vita, perché mi ha dato lo stimolo a trovare un linguaggio ‘da sax’ sulla chitarra.

Mi stai dicendo che volevi imitare il fraseggio del sax trasferendolo sulla chitarra?
P.: Sì, perché la tromba o il sax non possono suonare sempre, senza prendere fiato! Ho capito che lo spazio di silenzio certe volte è più importante delle note. E questa idea mi ha preso molto, così ho seguitato a suonare jazz, ma al tempo stesso non ho mai lasciato il concetto del ragtime blues, dove il pollice della mano destra suona il basso alternato come se fosse un pianoforte. Dopo quest’esperienza accumulata a New York, ho incontrato la musica brasiliana. Per me è stata molto importante, perché il linguaggio della bossanova prevede a sua volta l’uso del pollice che porta il ritmo, questa volta però non come un pianista ma come un vero e proprio percussionista. Questa tecnica dell’indipendenza delle dita era già nata con il ragtime blues, per cui mi sono trovato già a mio agio quando ho affrontato tutto quel ritmo che c’era nella musica brasiliana. A New York ho suonato per anni questa musica, anche con Astrud Gilberto e Bebel Gilberto, figlia di João Gilberto e Miúcha. Quindi sono partito per il Brasile per conoscere la sua cultura musicale, in particolare quella di Rio de Janeiro, e mettere a punto un progetto con musicisti brasiliani. Proprio in quel periodo Mafalda Minnozzi cantava canzoni italiane in giro per il Brasile. È così che ci siamo incontrati e abbiamo cominciato a fare musica insieme. Mi ha subito rapito la sua voce, e lei ha molto apprezzato il mio modo di suonare la chitarra e i miei arrangiamenti di MPB [Musica Popolare Brasiliana].

Quando vi siete incontrati?
P.: Nel 1997. Il nostro sodalizio nel tempo ha prodotto quattro-cinque CD. Suonavamo con un quartetto, ma mano a mano che passava il tempo affinavamo sempre più le nostre idee, che ci hanno portato a ridurre progressivamente l’organico fino ad arrivare al duo, che ci è sembrato più nostro, più vitale. E così, con naturalezza, siamo arrivati al progetto eMPathia.

Mafalda-Minnozzi-Paul-Ricci

Molto interessante. Paul, puoi parlare delle chitarre usate nel disco?
P.: Sì, con una chitarra brasiliana, tipo dobro, abbiamo realizzato “La vie en rose”, con dentro il sapore del blues. È una chitarra modello Dinamico del liutaio Angelo Del Vecchio. Era un siciliano che si trasferì a São Paulo intorno agli anni ’30 e realizzò questao splendido strumento. Attualmente è in attività il nipote, che produce strumenti simili, ma non hanno più la stessa qualità. La mia Dinamico è degli anni ’50 e ha una sonorità che sta tra il banjo e la chitarra classica, di cui mantiene la forma, soltanto che dentro la cassa c’è il risonatore che amplifica il suono. Le chitarre Del Vecchio furono portate negli Stati Uniti e furono suonate dai musicisti di Carmen Miranda negli anni ’50. Un altro grande musicista che le suonò fu il chitarrista brasiliano di latin jazz Laurindo Almeida, che quando si trasferì negli USA regalò a Chet Atkins una Dinamico. Chet la suonò a lungo a Nashville negli anni ’60, tanto che molti altri chitarristi di studio la vollero usare.

A questo punto potremmo addentrarci nell’argomento che riguarda la tua collaborazione con le chitarre Monteleone.
Monteleone-Eclipse-di-Paul-RicciP.: Certamente. Io conoscevo John Monteleone e anche Jimmy D’Aquisto fin dai miei quindici-sedici anni, quando cominciavo ad avvicinarmi alla musica jazz. All’epoca avevo suonato molto le chitarre D’Aquisto e D’Angelico, ma mai una chitarra Monteleone, che per me rimaneva soltanto un sogno di gioventù. Fino a che pensai di comprare una D’Angelico e, con questa chitarra in mano, mi presentai dal mio amico John Monteleone per farmi consigliare da lui sull’acquisto che stavo per fare. Lui mi disse che era un buono strumento ma non era di legno massello, era solo di laminato. Dissi che mi dispiaceva, perché la chitarra la trovavo OK, anche per le misure. Allora lui mi rispose che, se volevo, poteva costruirmene una uguale! Io accettai subito e gliela ordinai. Questo avveniva nel 1980. La mia chitarra modello Eclipse fu la seconda archtop in assoluto che costruì, perché Monteleone all’epoca era già famoso come liutaio, ma in particolare per i mandolini. In seguito ho portato da lui molti musicisti interessati alle sue chitarre e, soprattutto, ho sperimentato con John tante migliorie nel corso di molti anni di collaborazione, come la lunghezza della scala, la forma della cordiera, la tensione giusta delle corde. Posseggo anche una Saul Koll, un’ottima chitarra ma non certo al livello di una Monteleone. Però devo dire che per frequenze, dinamiche e risposta è veramente un ottimo strumento.

Sul disco che hai realizzato con Mafalda suoni la tua Monteleone?
P.: No. Il disco è stato registrato a São Paulo… e confesso che ho avuto una certa paura a portare lì la chitarra. Sai, certe volte il personale della dogana si comporta in modo strano, ti chiede quanto vale lo strumento; una volta mi hanno sequestrato la chitarra con non so quale scusa, e dovetti pagare una cifra alta per riaverla. Per cui non l’ho portata e sul disco ho suonato la mia Koll.

Mi pare che in un brano tu abbia suonato una chitarra classica.
P.: Sì, è una Cervantes. Con questa chitarra abbiamo eseguito un arrangiamento di “Parole parole”, il famoso pezzo del 1972 cantato da Mina, rispettando l’originale vicino alla bossanova, ma cantato da Mafalda in francese. Utilizzo anche una Teisco, una chitarra baritono elettrica di fabbricazione giapponese, perché alcune volte certe tonalità che si adattano a una cantante come Mafalda, tipo il Mi bemolle, sono difficili per la chitarra standard che arriva solo fino al Mi. Sai, la suona anche Ry Cooder per via di quella sonorità molto particolare che ha, molto acustica.

Il disco è stato registrato in presa diretta. Ce ne puoi parlare?
P.: Sì, l’abbiamo registrato nello studio di un gruppo di giovani musicisti che lavorano anche con i video, il Parede-Meia Estúdio. Sai, è cominciato un po’ per scherzo, pensando di andare a registrare solo tre brani, poi ci ha preso l’entusiasmo, la spontaneità con cui ci siamo lasciati andare. I video che hai visto su YouTube sono esattamente la testimonianza in tempo reale di quello che abbiamo suonato in studio. Molto coraggioso! [ride divertito]

Paul-RicciPaul, devo farti i complimenti per il tuo ottimo italiano!
P.: Oh, grazie. Io sono di padre abruzzese, quindi sono mezzo italiano… al cento per cento… Comunque, a proposito di registrazioni, ti anticipo che siamo rientrati dieci giorni fa da New York dove Mafalda ed io abbiamo registrato il secondo disco di eMPathia Jazz Duo. Ci sono anche pezzi cantati in inglese, e ci ha prodotto un personaggio molto importante nell’ambito del jazz e del blues, Jeff Jones. Lui è vincitore di un Grammy e ha lavorato per Doctor John e Wynton Marsalis, fra gli altri. In queste registrazioni ho potuto suonare la mia Monteleone, perché ero a New York ed ero molto più tranquillo! E devo dire che suonare la Monteleone è tutta un’altra cosa: è come suonare un piano Steinway gran coda quando prima avevi suonato un Fender Rhodes!

Paul, vorrei che parlassi del tuo interesse per la musica africana e del tour con Harry Belafonte.
P.: È stato nel 1995. Fu un esperimento per Harry. Io all’epoca stavo suonando con vari musicisti africani a New York, e lui stava mettendo su un progetto di brani nuovi, proprio con alcuni dei musicisti con cui ero in contatto. Iniziammo la tournée, ma dopo alcune date, forse a lui non piacque l’esperimento; fatto sta che ritornò al suo repertorio di sempre e la tournée proseguì con i pezzi collaudatissimi come “Day-O (Banana Boat Song)”. Finito il tour europeo, sono tornato in Brasile e dopo un anno ho visto che Harry aveva cominciato a collaborare con Richard Bona, un genio del basso. In quel periodo avevo partecipato con un paio di miei brani alle registrazioni di un CD di musica africana e dell’America del Sud, che si intitolava Stringsongs e in cui erano presenti, tra gli altri, Anthony Jackson, un ottimo bassista, Steve Jordan alla batteria, il percussionista dei Weather Report, Manolo Badrena, il grande Randy Brecker alla tromba e Abdoulaye Diabate alla voce.

Mafalda, come definiresti il progetto eMPathia?
Mafalda: Quello che mi sento di sottolineare è il fatto che la chitarra, che di per sé sembrerebbe uno strumento semplice, proprio per la sua struttura, nell’esperienza del nostro duo diventa invece estremamente complesso, quando lo si usa per riempire quegli spazi che eventualmente rimarrebbero vuoti. Ecco, Paul ed io abbiamo studiato a lungo attorno a questo concetto, gli abbiamo dedicato tempo, passione, prove, ma alla fine la chitarra ti restituisce delle soddisfazioni immense, forse anche più del pianoforte.

Mafalda tu sfondi per noi una porta aperta!
M.: Eh, sì, nella musica latina, sudamericana, la chitarra è fondamentale. Ed ecco perché Paul si è avvicinato da tanto tempo a questo mondo di suoni ed emozioni.

Come nascono gli arrangiamenti dei vostri brani?
M.: Noi li studiamo a tavolino, sono un’architettura che costruiamo in un modo estremamente ‘scientifico’. Poi l’applichiamo al live, trovando quella sintesi tra voce e chitarra che è il risultato delle nostre esperienze individuali. Attualmente siamo nella fase della postproduzione del nostro secondo CD, che abbiamo finito di registrare dieci giorni fa a New York. Finita la fase dell’editing, passeremo al missaggio e infine alla masterizzazione, con il passaggio del tutto da digitale ad analogico. Pensa, stamperemo il disco anche in vinile, così diventerà tutto ancora più caldo! E a dicembre lo avremo fisicamente disponibile.

Grazie Paul, grazie Mafalda. In bocca al lupo per il duo eMPathia e i vostri progetti live.

Gabriele Longo

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