Il suono è ascoltarsi

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(Sergio Arturo Calonego) –Raccolgo l’invito degli amici di Chitarra Acustica e condivido un pensiero per fare in modo che questo periodo complicato possa diventare un momento di riflessione e di ricerca personale.

Sono convinto che il fil rouge che unisce il nostro corpo allo strumento sia importantissimo e, molto spesso, sottovalutato. Ascoltare il proprio corpo può permetterci di trovare le coordinate per il nostro viaggio.

Personalmente mi sono avvicinato alla chitarra acustica per motivi che hanno molto poco a che vedere con la musica. Molto semplicemente, anni fa, mi sono salvato da un incidente aereo mentre mi recavo all’Avana e, tornato in Italia, acquistai una chitarra acustica. Fino a quel momento avevo sempre suonato la chitarra elettrica ‘in ensemble’, e mi ritrovai a sentire sempre di più l’esigenza di suonare la chitarra da solo; o meglio, l’esigenza di sentire la chitarra più vicina al corpo.

Di lì a poco iniziai a giocare con la DADGAD, un’accordatura modale che molti di voi conoscono. Non mi interessa approfondire l’aspetto tecnico e del come, ma piuttosto del perché e della relazione con il corpo. Ricordo ancora la sera in cui accordai lo strumento in DADGAD: provai immediatamente una sensazione di benessere fisico, anche se non avevo la minima idea di come si potesse suonare lo strumento accordato in questo modo. Il primo effetto fu estetico. Dovendo cambiare impostazione alla mano sinistra, mi ritrovai a spostare il baricentro, che mi portò a dover quasi abbracciare la chitarra. La mano destra ora era più vicina alla buca, ma soprattutto al petto. Vibravo io diversamente, questo era quello che stava succedendo. Mi accorsi subito che non avrei più potuto rinunciare a questa cosa.

Iniziò, così, uno studio clandestino, che è durato circa dieci anni e che si è svolto in totale solitudine nel mio bagno di casa che ho chiamato Baktrapack. È stato un periodo in cui mi sono permesso il lusso di fare una cosa solo perché mi faceva stare bene. Si è trattato di uno studio intimo, che ho condiviso solo con gli amici più stretti.

Inizialmente, com’era prevedibile, l’accordatura prese il sopravvento, cioè guidava lei. Nel tempo, sono riuscito a entrare in confidenza con questa signora di origini mediorientali, tanto elegante quanto esigente, e questo mi ha permesso di cogliere la profondità dei suoi profumi e anche dei suoi limiti; al punto che, oggi, la DADGAD è diventata l’unica accordatura con cui suono la chitarra.

Oggi suono in DADGAD con la chitarra a corde di nylon perché mi fa sentire ‘a casa’. Il nylon mi ha portato in dote tre cantini al posto di due e la dolcezza nei registri alti, che ho sempre cercato. Ma, soprattutto, mi sta portando ad avvicinarmi ancora di più fisicamente allo strumento, perché la dinamica del nylon è completamente diversa.

Questo il mio piccolo viaggio. Probabilmente non è il vostro, sicuramente non è il migliore, e per fortuna non è l’unico. Sono convinto che non esistano soluzioni uniche, perché ognuno di noi vibra in modo differente. Non credo esista una chitarra migliore, come non esiste un’accordatura o una musica migliore. La Musica stessa è lo strumento. Ecco, io penso che questo sia il ruolo della Musica e sono convinto che, proprio in questi giorni, ci possa aiutare a superare questo momento complicato che, ricordiamocelo tutti, passerà.

Vi spero bene, amici chitarristi, voi e le vostre famiglie.

Art

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