Una cantautrice roots dal New Sounds of Acoustic Music – Intervista a Camilla Conti

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Camilla Conti all'AGM di Sarzana

(di Andrea Carpi e Gabriele Longo) – Dopo Giulia Millanta nel 2010, Camilla Conti è stata nel 2014 la seconda donna a vincere il concorso New Sounds of Acoustic Music dell’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, nella categoria ‘cantautore-chitarrista’.

Camilla Conti all'AGM di Sarzana
Camilla Conti all’AGM di Sarzana

Anzi, si può dire che Camilla sia cresciuta e si sia sviluppata musicalmente proprio nell’ambito del Meeting, poiché è dal 2012 che frequenta i suoi corsi di formazione chitarristica, entrando in contatto con insegnanti del calibro di Davide Mastrangelo, Bob Brozman, Tony McManus, Clive Carroll, Mike Dowling, Alex De Grassi, Pietro Nobile, Tim Sparks. Ne è risultata così una credibilissima cantautrice in lingua inglese, dotata di una tecnica chitarristica ragguardevole, con ariose armonizzazioni in accordatura aperta. In virtù della sua vittoria, ha potuto esibirsi lo scorso maggio nell’ultima edizione del Meeting, durante il concertone della domenica nello spazio Ladies & Guitars. Inoltre, ad agosto sempre dello scorso anno, ha partecipato anche al Festival di chitarra di Menaggio con il trio Harvest Home, un’interessante formazione ispirata alla roots music americana.

Ciao Camilla, hai partecipato a diversi Corsi di formazione dell’Acoustic Guitar Meeting di Sarzana; cosa ci racconti di queste esperienze? Che contributo ne hai ricevuto e come si sono inserite nel tuo processo personale di formazione musicale?
L’Acoustic Guitar Meeting nel suo complesso è stato assolutamente determinante per il mio rapporto con la musica. Ci sono stata per la prima volta nel 2012, quasi per caso, e mi ha inaspettatamente aperto un mondo affascinante. I workshop di chitarra, i concerti e gli incontri con artisti incredibili sono stati sprone e ispirazione per la mia crescita musicale. Pur avendo sempre cantato e fatto musica, non avevo mai scritto una canzone prima e la mia tecnica chitarristica era rudimentale… ma in questi anni in cui ho puntualmente frequentato il meeting e i suoi corsi, ho imparato davvero tanto e sicuramente scoperto una passione che fino ad allora non era ancora pienamente emersa.

Camilla Conti con gli Harvest Home
Camilla Conti con gli Harvest Home

Nel 2014 hai anche vinto al Meeting di Sarzana il concorso ‘New Sounds of Acoustic Music’ nella categoria cantautori-chitarristi. Come hai vissuto questa esperienza e cosa ti ha portato?
Lo slancio di passione e creatività che ho vissuto dalla scoperta del Meeting di Sarzana ha fatto sì che in ogni edizione io cercassi stimoli e occasioni di crescita nuovi. Al mio terzo anno consecutivo ho voluto provare a partecipare al concorso, pur essendo solo all’inizio del mio percorso di cantautrice. Avere la possibilità di suonare i miei pezzi su quel palco e davanti a una giuria di quel livello, con tanto di personaggi stranieri del calibro di Mike Dowling, Diane Ponzio e Linda Manzer, sarebbe stata già di per sé un’esperienza importante. L’essere stata apprezzata in quel modo è stato incredibile per me: mi ha dato ulteriore conferma di potere e volere continuare su questa strada di potere far parte di questo mondo.

Cosa ci puoi dire del tuo modo di scrivere canzoni? Hai una tecnica di composizione particolare?
Di solito l’idea per una canzone mi arriva da tessiture armoniche trovate esplorando nuove posizioni sulla tastiera della chitarra, soprattutto con accordature aperte, per le loro sonorità evocative e infinite possibilità. A volte parto da un testo, difficilmente dalla melodia. Per ora scrivo esclusivamente in inglese, perché amo questa lingua, le possibilità espressive che mi dà e i suoi suoni, con cui mi piace giocare. In ogni caso non ho un metodo definito: sento di avere ancora molto da scoprire e sperimentare in materia di songwriting, quindi non mi precludo nulla!

Camilla Conti all'AGM di Sarzana 2014
Camilla Conti all’AGM di Sarzana 2014

Hai una buona tecnica chitarristica, solida e pulita. Come si sviluppa oggi il tuo studio sullo strumento? Quali sono stati i tuoi modelli, i tuoi ascolti formativi e quelli attuali?
Come chitarrista sono principalmente autodidatta. Ricordo di aver imparato i primi rudimenti attorno ai quattordici anni da mio padre, che oltre ad avermi trasmesso l’amore per la musica facendomene ascoltare di ogni genere fin da quand’ero in fasce (dai madrigali del ’500 al jazz), mi ha mostrato il fingerpicking classico e altri spunti di fingerstyle tramite brani di Eric Andersen, Nick Drake e John Renbourn. Il vero salto di qualità è però avvenuto a ventidue anni, appunto con l’esperienza dell’AGM e l’incontro con artisti e didatti come Bob Brozman e Davide Mastrangelo. È lì che ho iniziato a cimentarmi sul serio con lo strumento e con pezzi sempre più complessi, e ad incorporare, anche inconsciamente, i nuovi spunti e le nuove ispirazioni nel mio modo di accompagnarmi. Al momento amo molto Michael Hedges, Pierre Bensusan, Tony McManus per citarne alcuni, ma la lista è lunga… Da cantautrice non posso non menzionare anche un’artista a cui devo moltissimo, che non è Joni Mitchell come qualcuno ha immaginato, ma l’israeliana Noa, insieme al suo chitarrista storico Gil Dor.

Hai partecipato al Festival di Menaggio 2015 con il tuo trio folk Harvest Home; ci puoi raccontare come è nato questo gruppo?
È nato in modo al tempo stesso naturale e sorprendente, verso la fine del 2012. Ci conosciamo da molti anni e abbiamo condiviso anche in passato alcune esperienze musicali; ma è stato con la scoperta della roots music americana e di artisti come Tim O’Brien, Chris Thile, Sarah Jarosz e altri, che abbiamo cominciato, inizialmente per svago, a suonare con questa formazione e a cimentarci con strumenti per noi nuovi. Il trio comprende: Simone Bonanomi al mandolino, chitarra, voce, bouzouki, banjo e violino; Rimgailė Pauraitė, che è lituana, al canto e al violoncello; ed io alla voce, chitarra, mandolino, bouzouki e banjo. A un certo punto ci siamo ritrovati con un solido repertorio di musica angloamericana, piuttosto inusuale, specialmente qui in Italia e tra i nostri coetanei. Abbiamo quindi deciso di darci un nome, Harvest Home, ispirato da una festa tradizionale in cui si celebra la fine del raccolto, e di prendere sul serio questa avventura, che in effetti finora ci ha regalato esperienze bellissime.

Vi abbiamo ascoltato dal vivo appunto al Festival di Menaggio e ho notato un ottimo interplay fra voi musicisti. Tu, in particolare, come moduli il tuo ruolo di folksinger quando suoni e canti da sola e quando, invece, sei parte di un gruppo? Pensi di ‘sacrificare’ qualcosa a vantaggio del risultato collettivo o il tuo approccio emotivo e artistico è sempre lo stesso?
Sono sicuramente due dimensioni molto diverse, anche se non definirei questa differenza nel senso di ‘sacrificare’ qualcosa. Quando mi esibisco con il gruppo non ruota tutto attorno a me, il che è spesso addirittura un sollievo! Se suono e canto da sola mi sento molto più esposta e vulnerabile, anche per il tipo di canzoni che scrivo, o per il fatto che sto rivelando qualcosa di mio ad un pubblico. È qualcosa a cui non mi sono ancora abituata. O forse non ci si abitua mai, e tutto questo fa parte dell’emozione che si trasmette. In ogni caso è una situazione molto più intima per me. Ho scritto canzoni anche per il trio, ma di solito nascono e crescono in un’ottica diversa, già con la volontà di essere suonate insieme, condivise. Suonare con i propri amici è fantastico, e l’intesa che si può percepire dall’esterno è evidenza di questo, nonché del fatto che nel nostro caso nessuno prevale ma ogni elemento è fondamentale. Oltretutto non abbiamo ruoli completamente fissi, ma a seconda della canzone ci alterniamo alla voce principale, alla chitarra, al mandolino e così via, ognuno con la propria personalità. È un modo di fare musica variegato e stimolante per me.

Camilla-conti-con-gli-Harvest-Home_1Sei stata recentemente negli Stati Uniti e sei tornata indietro con una nuova Collings C10: come hai scelto questa chitarra e che impressione ne hai ricevuto?
Tra gli incontri e i rapporti nati a Sarzana non mancano quelli con illustri liutai: in primis con Chris Jenkins, costruttore dei magnifici strumenti Lame Horse, il quale è ormai un caro amico e ci ha recentemente invitati in Texas, dove abbiamo avuto occasione di fare concerti. E passando da Austin ho potuto approfondire anche il rapporto con Bill Collings e il suo marchio. Con Bill è nata una collaborazione, che mi ha ultimamente portata ad avere per le mani questa bella e particolare C10 All Mahogany ‘TV Yellow’, come punto di partenza nella ricerca di una Collings su misura per le mie esigenze. La mia impressione di questo modello è che abbia un notevole volume rispetto alle dimensioni piuttosto ridotte della cassa, e un bel suono asciutto e legnoso, efficace nello strumming e nel fingerpicking.

Camilla Conti con la Collings C10
Camilla Conti con la Collings C10

Che progetti musicali hai per il futuro?
Continuare a suonare e crescere! Per quanto riguarda la mia attività solista, sto lavorando al materiale per il mio primo album, che prima o poi vedrà la luce… E con gli Harvest Home siamo attualmente nella fase di missaggio del nostro secondo disco, dopo il primo autoprodotto nel 2014 e intitolato semplicemente Harvest Home, disponibile su iTunes.

Andrea Carpi
Gabriele Longo

 

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