La mia chitarra Signature e le tensioni sociali in Cina

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zappa signature

Chi l’avrebbe detto che nel progettare (e vedere realizzata e distribuita) la mia Riccardo Zappa Signature, avrei avuto a che fare con le tensioni sociali che stanno avvenendo in Cina, e delle quali ormai si parla, in modo assai preoccupato, a livello internazionale.

Vediamo la storia dall’inizio. Come avevo annunciato proprio su questa pagina qualche mese fa, avevo accettato l’invito della Eko a progettare un’acustica, una classica e una dodici corde che portassero il mio nome. L’impresa, iniziata con la realizzazione di una sei corde in metallo, ha avuto un successo al di fuori di ogni previsione, tanto che la prima e cospicua fornitura è già andata tutta esaurita. Nel frattempo avevo preparato gli esecutivi a grandezza reale della dodici corde, in modo da mandarla in produzione durante l’estate e averla disponibile per il periodo natalizio. Ebbene, è proprio di questi giorni la notizia che la fornitura di ogni ordinativo commissionato in Cina è rimandato di sei mesi, che in gergo tecnico significa: a tempo indeterminato.
Cos’è successo? Possibile che un paese del quale da anni abbiamo l’immagine di stoici lavoratori disposti a lavorare giorno e notte per una ciotola di riso, pur di riscattare uno Stato ridotto in miseria, incroci adesso le braccia e rivendichi un trattamento salariale al pari degli altri? Sul numero di Panorama in edicola il 17 giugno, c’è un articolo dell’ottimo Sergio Romano che tratta proprio di questo tema, rispecchiando perfettamente quanto mi vanno raccontando i responsabili della produzione estera della Eko. Credo si possa, giacché ne cito la fonte, riportarne qualche frase: «Gli operai cinesi vogliono più soldi e cominciano ad ottenerli. È possibile che la protesta operaia appaia, agli occhi dei dirigenti del partito, molto più preoccupante di una fiammata di rabbia popolare nell’angolo sperduto di un immenso mondo rurale. Ma apre una fase delicata in cui i sindacati diverranno più autonomi e combattivi. È un passo, sia pure esitante, verso la democrazia: una prospettiva che a molti dirigenti appare piena di rischi.»
Al tempo del liceo, ho attraversato in pieno tutta quanta l’epopea del ’68. Ricordo bene le adunanze a Piazza Venezia, che davano forma ad un corteo talmente grande che, una volta avviatosi nelle prime file, giungeva in Piazza San Babila senza che ancora si fossero mosse le ultime. Adesso, che ne è passato di tempo, mi trovo ad essere il committente di un oggetto, bello quanto si vuole, ma evidentemente progettato per costar poco, e ciò alla luce di una realtà commerciale che prima c’era ed ora non c’è più. Da un lato, dunque, è destinata ad aprirsi la forbice che segna un prezzo per determinate prestazioni, mentre dall’altro avremo enormi masse di popolazione non più destinate ad essere deportate dalle campagne verso le fabbriche lungo la costa cinese.

Bene così, bene così.

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