Maurizio Brunod, Nicola Cattaneo, Franco Cortellessa – Italian Guitars Trio

0
54

L’incisione che recensiamo è frutto della pregevole collaborazione di tre chitarristi non solo sapienti conoscitori del loro strumento, ma anche compositori di qualità. Se a ciò si aggiunge la partecipazione di Walter Lupi, che contribuisce con un pregiato cameo e la presenza di Ralph Towner in tre dei brani, il risultato non può che essere di notevole qualità, qualità per di più esaltata dal lavoro sui suoni, curatissimi, di Piergiorgio Miotto.

Italian-Guitars-Trio_coverIl CD si apre con l’eponimo brano “Italian Guitars” di Cortellessa, in cui appare Ralph Towner alla 12 corde, brano evocativo dal sapore nostalgico e quasi narrativo, con sottili suggestioni sudamericane. Si delinea sin da questo primo brano il particolare mélange screziato cui gli artisti riusciranno a dar vita in questa incisione. Più cerebrale, il successivo “Urban Squad” di Brunod è suonato in trio con la profonda chitarra baritona di Cortellessa in evidenza. Di notevole efficacia i momenti fortemente ritmici, cui si alternano interessanti parentesi contrappuntistiche ancorché rapsodiche. Fa seguito “Bluessol” di Cattaneo, brano meditativo di cui si fanno apprezzare alcune soluzioni armoniche tutt’altro che scontate. Le suggestioni elettriche sono qui dovute a Brunod, che si riserva il compito di impreziosire l’atmosfera con reminiscenze country che piacerebbero a Frisell. Segue una sapida versione di un famoso brano di Mick Goodrick, “Summer Band Camp”, sempre suonata in trio, in cui è ancora una volta compito di Brunod inserire un gusto elettrico, questa volta con quel suono al limite dell’overdrive che abbiamo apprezzato in altre incisioni, mentre Cattaneo vira leggermente i colori con un efficace impiego dello slide. Segue “Lara’s Dance”, delicata ballad di Brunod qui alle prese con la chitarra acustica, mentre Cattaneo passa alla classica. È questo uno di quei brani in cui è possibile apprezzare la vena melodica del Brunod compositore che, oltre a non scadere mai nel sentimentalismo, ha la notevole capacità di rimanere in bilico tra il cantabile con suggestioni etniche e il linguaggio armonicamente complesso, più sottinteso che esplicito. Con “Stinko Tango” di Brunod ritorna Towner, questa volta alla classica. Il brano apre con armonie di rimando jazz e atmosfere quasi ambient per poi spostarsi decisamente su dimensioni ritmate. Interessante in questo brano il modo in cui, a momenti di campo lungo quasi riflessivi, si alternano inaspettati e stranianti episodi ritmici. La sostanza narrativa del brano ne guadagna al punto da richiedere più ascolti per essere certi di averne colta l’interezza. “Plaza del Sol” è l’episodio, notevole, di Walter Lupi, in cui lo stesso appare alla chitarra acustica. Il brano, molto narrativo, evoca l’impressione di un piccolo viaggio tra terre, perlomeno musicali, lontane. Il morbido fingerpicking iniziale sembra prendere binari di matrice nordamericana, ma poco dopo l’atmosfera cambia repentinamente e si presenta inaspettato un lento ritmo di milonga, che proietta in tutt’altra direzione; c’è poi il ritorno alle sonorità folk, che però vede l’inaspettato irrompere dell’urlo di una chitarra distorta estremamente evocativo. “Tutankamon” è un altro brano di Brunod suonato in trio, dalle atmosfere rarefatte e leggermente ombrose. Anche in questa occasione emerge lo stile compositivo di Brunod, che riesce a evocare ad un tempo atmosfere etniche le più diverse, senza perdere al contempo la propria personale cifra stilistica. “Esercizi di stile” di Cattaneo, con Towner alla 12 corde, è un percorso in apparenti meandri armonici quasi circolari che hanno sempre uno sviluppo logico. L’effetto di ‘sospensione’ introspettiva è di grande efficacia. Molto bella la versione del brano di Egberto Gismonti, un gigante mai abbastanza omaggiato: la sua “Chego Aderaldo” è proposta in una versione decisamente convincente, in cui Cortellessa si incarica di suonare la 7 corde. La sensibilità degli interpreti ci evita, per fortuna, una di quelle versioni ‘muscolari’ che da anni caratterizzano troppe formazioni di trio chitarristico, appiattite su un manierismo ormai stucchevole. Qui l’essenza compositiva non è tradita e viene resa con grande acume e sensibilità. Chiude questo CD “Caju”, delicata composizione di Cattaneo ideale per valorizzare il prezioso intreccio delle tre chitarre.

In conclusione, un album di gran qualità che piacerà non solo ai chitarristi, sicuramente attratti dalla presenza del grande Ralph Towner, ma a chiunque coltivi quella sensibilità ‘fine’, che consente di apprezzare la materia meno grezza e netta e non ha bisogno dei toni gridati per intendere.

Domenico Lobuono

PUBBLICATO

 Chitarra Acustica, n.03/2015, p.16

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui