Le cose preziose

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(di Reno Brandoni) – Semplice elenco delle cose preziose: chitarre, vinili, dispenser di birra regalatomi dai miei figli, libro di Anthony Scaduto su Bob Dylan (origine di ogni mio capriccio…), Siddharta di Hermann Hesse e On the Road di Jack Keruac, foto dei miei genitori che non ci sono più, foto dei miei figli… I miei figli? Eh, no, scusate, forse sto sbagliando tutto: l’aver nominato gli affetti mi ha acceso dei ricordi che azzerano totalmente il potere di ogni oggetto sin qui nominato! Non ho elencato tra le cose preziose i sentimenti, quelli indelebili, quelli che nessuno ci può portare via. Ho sbagliato, lo ammetto. Posso fare a meno di tutto quanto è materiale, nulla di ciò – per quanto utile e piacevole – mi è indispensabile. Gli affetti veri invece no, a quelli non posso rinunciare.

Il destino spesso ci impone di rivedere l’ordine delle priorità: ciò che ci sembrava fondamentale diventa superfluo, e quello che appariva inutile e vissuto distrattamente si trasforma in essenziale, quasi vitale. Ecco la parola maledetta su cui soffermarsi:distrazione; alimentata da un’altra parola terribile: abitudine. La somma dei due termini produce il disastro. Quando per abitudine non presti più attenzione a qualcosa che ritieni ormai consueta, ecco che perdi parte del suo valore. Riscoprirai la sua importanza quando, per la prima volta, la tua certezza verrà messa in discussione dalla mancanza.

Mi è già successo un bel po’ di volte. Ed è una cosa che non impari, perché fino a quando non accade non puoi saperlo, e quindi non puoi evitarlo. La prima volta che l’ho capito è stato quando ho lasciato Messina per trasferirmi a Bologna. Entusiasmo ed eccitazione hanno accompagnato la mia scelta. Solo dopo qualche anno, affacciandomi sulla pianura padana, ho scoperto che mi mancava il mare. Quel mare che prima avevo sotto casa e che potevo raggiungere semplicemente passeggiando sul corso principale della città, allungando verso la stazione.

Mi sono mancate le camminate, le lunghe chiacchierate con gli amici la notte sulla spiaggia, anche d’inverno, accompagnate da quell’indimenticabile profumo di conchiglie e scirocco. L’ho vissuto, così, distrattamente per quasi quarant’anni, tanto da non rendermi conto della fortuna e della ricchezza che avevo.

Ora mi basta vedere una distesa colma d’acqua, per emozionarmi e per provare il desiderio di riscattare quel tempo. Vorrei tornare indietro e godere ogni giorno di quel patrimonio, di quel tesoro nascosto e dal valore incalcolabile.

Il tempo, nella gioia e nel dolore, mi ha regalato altri momenti di riflessione, di pentimento, di inaspettata scoperta. Spesso protagonista è stata l’amicizia, un’altra forma d’affetto molto più complessa di quella familiare. Qui non si parla più di ereditarietà, ma di affinità. Il condividere un pensiero, un’opinione, l’avere un contrasto, anche feroce, ma lecito e leale, fa parte della nostra vita. Può diventare usualità. E proprio per questo trasformarsi in abitudine, e di conseguenza virare in distrazione. Questo periodo di quarantena è stato uno di quei momenti in cui gli amici sono diventati fondamentali. E la loro mancanza fisica si è sentita, sostituita da un continuo collegamento telematico, che tuttavia non può certo sostituirsi alla presenza e al contatto.

Oggi, in particolare, è uno di quei giorni in cui nel mio percorso umano si riconferma la teoria dell’abitudine. E voglio farvene partecipi. Sin dal primo numero di Chitarra Acustica, con Andrea e Mario, abbiamo lavorato duramente a ogni numero della rivista. Con Mario abbiamo anche sviluppato tutta la collana editoriale di Fingerpicking.net. Questo è il nostro team, cuore e muscoli di questo progetto assurdo, ispirato dalla nostra passione.

Questo mese Mario, per un suo momentaneo problema, non ha potuto prendere parte alle attività del gruppo. Luca Francioso ci sta dando una mano all’impaginazione, quindi riusciremo comunque a portare avanti il nuovo numero. Però…

Ecco che la mancanza dell’amico emerge, si fa sempre più forte. Sono svanite le discussioni infinite, i progetti, le critiche sul ‘riflessivo’ Andrea su cui spettegolavamo alle spalle, ma con affetto e sincerità. La mancanza della spalla, della sponda, dell’amico fidato e sincero si sente.

Momenti come questo servono a riconfermare le affinità, a farci capire che tutti questi anni hanno creato un rapporto indelebile di affetto e stima. Questa inaspettata lezione mi insegna una cosa nuova, che nella realtà già conoscevo, ma che negavo a me stesso.

Tra una corsa e l’altra, conviene sedersi e aspettare, valutare con attenzione ogni cosa, rapporti, quotidianità, semplici banalità. Perché solo fermandoci possiamo permettere ai sentimenti di raggiungerci, visto che la fuga quotidiana spesso ci rende irraggiungibili.

Buon fingerpicking!

Reno Brandoni

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