Il ‘mio’ Sanremo

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(di Massimo Varini)  – Quando la redazione di Chitarra Acustica mi ha chiesto di scrivere qualcosa che riguardasse il mio ruolo nel Festival di Sanremo, relativamente a Biagio Antonacci ‘superospite’, ho realmente pensato: «come posso scrivere qualcosa che faccia capire che, per quanto oggetto di critiche, il Festival fa parte dell’eccellenza della TV e del music business? Comunque, che ci riesca o no, io provo a raccontarvi il ‘mio’ Sanremo e le precedenti esperienze.

varini-sanremo1Premessa
In Italia, quando ci sono partite di calcio importanti, diventiamo sessanta milioni di allenatori… almeno quanto diventiamo tutti quanti Produttori Discografici e Critici Musicali durante il Festival.
Vivo questa esperienza dal 1993: avevo ventidue anni e a Sanremo parteciparono Mietta e i Ragazzi di Via Meda: un progetto della storica casa discografica Fonit Cetra che aveva appunto sede in via Meda a Milano. All’interno dei Ragazzi di Via Meda c’era la mia Band Bambini in Bikini; io avevo arrangiato, registrato e prodotto artisticamente il nostro album, così come avevo suonato nei dischi di altri artisti che facevano parte del progetto (Andrea Plebani, Patrizio Martucci) oltre che con Nek, che era l’autore del brano. Andai quindi in veste di coproduttore e fonico: stavo in regia audio a coordinare il missaggio, che all’epoca era fatto con diversi banchi analogici: uno per la ritmica, uno per gli archi, tastiere, cori ecc., e poi tutti confluivano come dei premissaggi nel banco dove si sommavano le voci dei cantanti per andare quindi alla messa in onda.
Sono tornato al Festival diverse volte, come autore-arrangiatore-produttore con Nek nel 1997 (con “Laura non c’è”, sempre dietro le quinte); nel 2001 con Laura Pausini superospite, suonando la chitarra acustica; nel 2008 come produttore-arrangiatore (vincemmo con Gio di Tonno e Lola Ponce con una canzone scritta da Gianna Nannini, “Colpo di fulmine”). Ma ogni anno ho suonato per diversi artisti partecipanti, quindi spesso ho passato la settimana del Festival a Sanremo, anche perché diverse volte, nel periodo precedente o successivo, mi occupavo di Sanremo Rock e insegnavo all’Accademia di Sanremo.

All’Ariston
Questo preambolo per dire che all’Ariston… non mi perdo!
Questa volta è stato diverso… Dopo essermi ‘allontanato’ dal mondo pop live nel 2007 per avvicinarmi alla chitarra acustica, ero volutamente un po’ uscito da questa bagarre. Biagio Antonacci ha dovuto convincermi, a inizio 2014, per tornare sui palchi rock-pop. Così ho ricominciato con lui, con cui iniziai proprio nel 1993! E tutto scaturì proprio da quel Sanremo in cui lui cantò “Non so più a chi credere”…
L’anno scorso abbiamo suonato negli stadi di Bari e San Siro per poi fare una trionfale tournée in ventisei palasport. E ancora, tra aprile e maggio 2015, faremo un’altra quindicina di palasport. Ma al centro del concerto, io e Biagio ci siamo ritagliati una decina di minuti chitarra e voce… e magari una volta vi scriverò qualcosa riguardo al delirio di suonare una chitarra acustica con microfono o sensore davanti a un impianto che serve per molte migliaia di persone, che arriva in ritardo e che fa muovere la chitarra con le vibrazioni!

varini-sanremo3Biagio a Sanremo
Veniamo all’oggetto del discorso: Biagio (e io con lui) a Sanremo 2015.
Mi chiama Stefano De Maio, produttore artistico e fonico di Biagio, per chiedermi se sono particolarmente incasinato nei giorni del Festival e la settimana prima. Riusciamo a incastrare il tutto… anche perché, oltre a seguire alcuni miei allievi, dovevo registrare le chitarre per Il Volo.
Obiettivo: fare un medley di quattro brani in meno di sei minuti.
Quindi Stefano viene in studio da me e iniziamo a ‘fare tagli’ sulle stesure con ProTools. Una volta decisi i brani e le stesure (è Biagio a scegliere e Stefano insieme a lui come coproduttore) è la volta di pensare al sound, al fatto che stiamo per fare un programma televisivo e che bisogna non solo fare un medley ma anche fare spettacolo. Si pensa di integrare sul palco, oltre a me, una miniorchestra di fisarmoniche. Quindi il ‘progetto’ di massima c’è. Si tratta di iniziare a fare gli arrangiamenti. A Sanremo, di norma, ciascun artista arriva con il proprio direttore d’orchestra e il fonico. Il direttore prepara le parti e segue l’orchestra.
Il direttore a Sanremo: i musicisti dell’orchestra sono tutti professionisti pazzeschi e il ruolo del direttore è veramente molto diverso da quello ‘vero’ che ricopre nella musica classica… ho visto dirigere ‘maestri’ che la musica la leggono appena e che muovono le braccia come se uccidessero le mosche, attenti al look e agli ammiccamenti piuttosto che alla sostanza. Due volte ho personalmente rifiutato di dirigere l’orchestra, per rispetto dei maestri che ne fanno parte.
In questo caso la direzione del Festival ha deciso che i ‘superospiti’ fossero tutti diretti dal responsabile dell’orchestra, Pinuccio Pirazzoli. Quindi anche la parte di trascrizione delle parti è passata da Pinuccio. Io ho realizzato con Stefano gli arrangiamenti registrando su ProTools, ho scritto archi e fiati usando un campionatore e poi abbiamo inviato tutte le tracce separate, il click, i PDF delle parti e il MIDI file con i markers e i BPM all’organizzazione. Dopodiché, arrivato a Sanremo e dopo una prima lettura, ho fatto alcuni piccoli aggiustamenti.
I tempi televisivi sono molto molto stretti… quindi i quattro brani del medley erano in realtà due blocchi, il primo ‘rock-pop’ e il secondo ‘rock-folk-pop’ con le fise di Massimo Tagliata, Daniele Donadelli, Antonio Rimedio e Marco Fabbri al bandoneón. Io e i chitarristi Chicco Gussoni e Giorgio Cocilovo dovevamo quindi cambiare da elettrica ad acustica. Avendo io a disposizione un backliner che mi passava l’acustica e si prendeva l’elettrica, ho variato un pelo l’inizio del secondo blocco del medley, suonando la parte ‘tango’ con l’acustica insieme alle fisarmoniche e facendo entrare gli altri due chitarristi nella seconda strofa: due-tre secondi di attesa per il loro cambio era giudicato troppo lungo per i tempi televisivi… questo vi lascia immaginare la pressione che c’è su quel palco!
E bisogna anche pensare che abbiamo provato al pomeriggio alle 16 un medley di quattro brani che avremmo eseguito in diretta alla sera: tutto quanto deve filare liscio e bisogna avvalersi di grandi professionisti… non sto parlando di canzoni belle o brutte: sto parlando di figure professionali affidabili.

Il tributo a Pino
Ho pubblicato un video How to Play dell’arrangiamento sia sul mio profilo Facebook (ha avuto un grande successo il primo giorno) che su YouTube (http://youtu.be/YnBlKIDg5i0).
La ricerca musicale è stata quella di mettere a proprio agio Biagio, lasciandogli tutto lo spazio di cantare con tutta l’agogica possibile. Quindi, ho cercato di fare pochi movimenti vincolanti per il tempo. La tonalità è Sib minore, ma suonata nelle posizioni di Si minore (in realtà La minore con il capo al II tasto) visto che la chitarra è accordata mezzo tono sotto per le esigenze degli altri brani del medley. Ho cercato di farmi ispirare dal piano Rhodes e da altri elementi presenti nell’arrangiamento originale piuttosto che dalla chitarra, visto che di questo brano non mancano di certo le cover! E ho cercato di avere dei voicing aperti e linee melodiche di contrappunto alla voce poco invadenti, usando cuore e dinamica per accompagnare Biagio durante la toccante esibizione: Pino era venuto il 12 dicembre ad ascoltarci al Palalottomatica a Roma per la nostra terza tappa romana…

varini-sanremo2Acustica on stage
Tecnicamente: come affrontare un chitarra e voce a Sanremo? Che chitarra? E che monitoraggio?
Prima di tutto come si ascolta (come viene effettuato il monitoraggio audio): si usano degli in-ear monitor; significa che hai un body pack attaccato in cintura, dotato di volume, a cui attacchi delle cuffiette che passano sotto la maglia o camicia che indossi prima di salire sul palco. In questo ascolto puoi farti mettere dal fonico di palco quello che ritieni ti serva per suonare; ascolti anche le voci dei presentatori e il talkback del direttore d’orchestra o dell’assistente alla regia per messaggi importanti. Il problema del feeback degli strumenti acustici è quindi molto ma molto limitato: puoi sentire lo strumento alto fin che vuoi, senza che questo esca da casse presenti sul palco.
Un aspetto molto, ma molto importante è ovviamente il sistema di ripresa della chitarra acustica: credo che tutti noi che suoniamo la chitarra acustica dal vivo sappiamo quanto sia difficile. Personalmente da anni mi affido a Fishman e uso principalmente il Rare Earth Blend: un sistema di pickup magnetico da buca più microfono a condensatore (io suono i miei brani con plettri in noce di cocco e quindi durissimi, il magnetico risponde molto bene); se e quando ho usato piezo (di cui non sono assolutamente un amante) ho usato i Fishman Presys Blend montati sulla mia Eko Mia, aggiungendo un po’ di microfono a condensatore.
Durante il suddetto live a San Siro, nel momento acustico con Biagio ed Eros Ramazzotti (al piano Luca Scarpa), ho usato una nuova Eko MV Signature equipaggiata con Presys Blend.
Differenze, caratteristiche ed esigenze: io preferisco il magnetico + condensatore, ma c’è un aspetto da considerare. Quando sei su di un palco molto grande, con il trasmettitore radio collegato alla chitarra… sei nudo! Nel senso che se ti accorgi che la chitarra non è accordata, o va in feedback, con il magnetico non hai la possibilità di fare nulla: il blend è all’interno della buca, che è chiusa con un tappo… Con il Presys Blend invece ci si può avvalere del pulsante Mute per chiudere l’uscita, accordare o risolvere qualsiasi altro problema; si può usare il pulsante Phase per interrompere un feedback, usare il volume per uscire meglio in una parte o abbassare il volume per una parte da eseguire con energia.
Per Sanremo ho adottato la stessa strategia usata in tour da ottobre in poi: una Eko EGO Icon con montato un sistema italiano, Heart Sound Perlucens creato da Roberto Fontanot (già recensito qui su Chitarra Acustica di maggio 2014). Collaboro con Roberto da ormai quindici anni o forse più e il sistema ora è finito e affidabile: piezo e contatto! Quando trovi la posizione giusta del sensore a contatto e l’equilibrio giusto tra questo e il piezo, è quasi come avere un microfono! Ma ha una grande resistenza al feedback! I pro di questo sistema sono quelli che il suono è – secondo me – praticamente senza eguali… Il contro è che torniamo al discorso del magnetico da buca: non ci sono controlli sottomano. I controlli sono sottobuca, molto comodi, ma con il tappo inaccessibili. Ho optato per mettere entrambi i volumi al massimo e poi gestire con dei trim il bilanciamento tra le due sorgenti: in questo modo ogni giorno il suono è uguale. Per ovviare alle esigenze uso un jack della serie Sonic Solutions (progetto che ho personalmente seguito e sviluppato dal prodotto fino al marchio e al marketing, che fa parte di Quik Lok) con un silent plug: mi permette di attaccare e staccare il jack senza rumori. Diventa un Mute e mi permette di accordare usando un accordatore a clip posizionato sulla paletta… un altro problema però è che suonando nei palasport o stadi il volume è così alto che la chitarra vibra con altri suoni e quindi è mooooolto difficile accordare!
Certamente, se ci si accontenta di usare solo un piezoelettrico e non si vuole utilizzare il microfono o il contatto (nel caso del Perlucens) i problemi di feedback calano notevolmente.

La serata di Sanremo è andata benissimo: dieci minuti in TV per Biagio con un’audience di oltre tredici milioni di persone. Per me una grande soddisfazione, anche perché ho visto alcuni allievi tra i partecipanti: il bassista dei Kutso faceva con me dei laboratori musicali al Saint Louis College of Music di Roma; il produttore artistico del vincitore delle giovani proposte (Giovanni Caccamo) è Placido Salamone, il mio primo allievo del corso Professione chitarrista: abbiamo lavorato per anni su arrangiamenti, produzione, suoni e tanto altro! Già anni fa, in altre occasioni, avevo dichiarato che avremmo sentito parlare di lui e così è stato e sarà!
Viva la musica!

Massimo Varini

PUBBLICATO

Chitarra Acustica, n.03/2014, pp. 38-41

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