Musicisti in trincea (8) – Produrre o farsi produrre?

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(di Francesco Manfredi)  – Qual è la principale attività di un produttore? Ovvio, distribuire bigliettini da visita con su scritto «produttore»! Eravamo in trincea l’altra sera con Erminio Zambello e altri commilitoni amanti della musica, e scherzavamo con questa battuta di Daniele Luttazzi. Io aggiunsi: qual è l’attività principale di un artista? Ovvio, difendere le proprie creazioni dalle critiche altrui!
La battaglia tra produttori e artisti è cominciata insieme al mondo. Infatti è scritto sulla Bibbia: «In principio era la produzione artistica»… solo che poi i produttori si sono estinti sessanta milioni di anni fa insieme ai dinosauri, a causa di un meteorite gigante. Non ci credete? Provate a cercare un produttore per il vostro nuovo CD.

Servizi-di-musica-on-line-_1213Troverete tante persone che si spacciano per produttori, ma che in realtà sono artisti falliti; esperti di musica e di mercato, pronti a dare tantissimi consigli, anche sensati. Ma chiedete un euro per investire su di voi, e si dilegueranno come pipistrelli all’alba. Vi sembrerà di aver avuto una visione, un miraggio o un incubo, a seconda delle circostanze.
Sia io che Erminio, prima di diventare mercenari assoldabili per matrimoni di mafiosi e lezioni private a signore cinquantenni annoiate, eravamo aspiranti artisti e abbiamo firmato vari contratti di produzione artistica. Consistevano in un’opzione di un’anno o più, per cui il sedicente produttore poteva in esclusiva metterci sotto contratto con una major discografica e avere una percentuale sulle vendite dei CD e su ogni aspetto commerciale della nostra arte.
Forse tale arte non si è mai espressa o non fu capita, fatto sta che passava un anno e i produttori, dopo averci fatto fare innumerevoli versioni e arrangiamenti delle canzoni, sparivano o dicevano che c’era la crisi.

Che fare? Ucciderli e seppellirli qui nel ‘deserto dei Tartari’ dove siamo di stanza, o aspettare di diventare famosi e vederli pentiti e amareggiati per non aver capito il nostro genio? Io sarei per la prima, ma Erminio mi fa notare che è più saggio ammazzare il tempo riparando una chitarra che ammazzare un finto produttore.
E poi ci sono i talent show, YouTube, Spotify, CD Baby, iTunes, Google Play e tanti canali alternativi a Sanremo e alle case discografiche: perché aspettare che qualcuno ci scopra se possiamo scoprirci da soli?

La chiave è dunque produrre le proprie canzoni, portarle in giro nei locali, vendere i propri CD autoprodotti, mettere le canzoni su SoundCloud o YouTube per farsi conoscere, o ancora meglio su cdbaby.com che poi le metterà per noi in vendita su tutti i principali negozi on line, iTunes compreso.
Non che si vendano così tanti CD ormai, ma avere un sito personale e qualche album su iTunes dà un’idea di serietà alla nostra attività.
Chi non voglia investire 50 euro circa per CD Baby può mettere gratuitamente i propri CD in vendita su Google Play. L’importante è fare poi un po’ di pubblicità sui social network per far sapere che questi album esistono. Dobbiamo in pratica diventare l’ufficio stampa di noi stessi. Ma attenzione, non diventiamo spammer, non esageriamo con l’autopromozione, altrimenti tutti penseranno: che palle questi cantautori, sempre a parlare del loro album, del loro concerto, della loro arte! Sarà poi veramente arte?
Che cos’è l’arte, cosa può aspirare a tale rango e cosa invece è puro manierismo, esercizio di scuola, volgare scimmiottamento di idee altrui? Su queste questioni, io ed Erminio Zambello cominciamo ad accapigliarci e devono intervenire i superiori a dividerci e metterci in punizione: per due sere niente libera uscita. Poco male, qui nel deserto dei Tartari, non c’è veramente nulla da fare, solo mangiare datteri, guardare il tramonto e litigare sui massimi sistemi.

Per ogni dubbio, commento o saluto:
facebook.com/groups/acoustictellers
francescomanfredi.net

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